13th - La schiavitù esiste ancora? - THE ITALIAN SOUL
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13th – La schiavitù esiste ancora?

13th – La schiavitù esiste ancora?

13th è il nuovo documentario della regista americana Ava Duvernay.

Ultimamente Netflix si sta rivelando una miniera d’oro da cui attingere a piene mani, soprattutto per quanto riguardo serie TV e documentari. E’ stato proprio un documentario, infatti, una delle scoperte più interessanti che ho fatto ultimamente: sto parlando del film 13th, diretto dalla regista statunitense Ava Duvernay, nome che probabilmente avrete già sentito in quanto a capo della regia del film candidato agli Oscar Selma.

Il tema del documentario prende spunto dal testo del tredicesimo emendamento della costituzione statunitense, che riportiamo qui sotto:

“Neither slavery nor involuntary servitude, except as a punishment for crime whereof the party shall have been duly convicted, shall exist within the United States, or any place subject to their jurisdiction”.

Ovvero, secondo questo emendamento la schiavitù viene abolita, eccetto quando utilizzata come punizione. In poche parole, se sei considerato un criminale puoi essere ridotto in schiavitù. Da qui viene ripercorsa la storia di sottomissione forzata subita principalmente dalla popolazione afro-americana anche dopo l’abolizione della schiavitù, sottomissione la quale è stata imposta per diversi decenni attraverso la criminalizzazione (appunto) di una fetta di popolazione ben precisa.


Prima ci furono i lavori forzati, ai quali molti erano costretti anche dopo essere stati incriminati per reati insignificanti; poi si passò alla segregazione razziale, che divideva i cittadini in due classi ben distinte e rendeva “colpevoli” coloro che si ribellavano. Con il fiorire dei movimenti per i diritti civili e l’esempio di leader come Rosa Parks, Martin Luther King o Malcolm X, fu la famosa “lotta alle droghe”, promossa dal partito repubblicano e proseguita dal democratico Bill Clinton, a mettere in difficoltà la popolazione latina ed afro-americana, soverchiata anche dalla violenza delle forze dell’ordine che noi tutti, dopo gli ultimi fatti di cronaca, ancora oggi conosciamo bene.

Tutto ciò con l’unico risultato di accrescere le tensioni razziali interne, la disparità economica, e soprattutto di aumentare a dismisura la popolazione carceraria statunitense, arrivata oggi a quasi due milioni e mezzo di individui: un quarto della popolazione carceraria mondiale. Di questi due milioni e mezzo di individui, la maggior parte sono afro-americani. Persone senza libertà; in un certo senso, schiavi.

13th è stato giustamente accolto benissimo sia dalla critica che dal pubblico, ricevendo diversi premi e ottenendo anche una nomination agli Oscar nella categoria Miglior Documentario. Ovviamente abbiamo il dovere di segnalare ai nostri lettori anche la bellissima colonna sonora che accompagna 13th, firmata dal pianista jazz Jason Moran, oltre al pezzo di chiusura del film, uno dei brani più belli di questo ultimo periodo nell’ambito della black music: Letter To The Free di Common e Bilal, estratta dall’ultimo disco del rapper, Black America Again. Un vero e proprio anthem che riassume perfettamente il significato del documentario. Buona visione!


Michele Capasso
assomiki@gmail.com
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