2017 – The Best Soul & R&B albums by PopMatters – Pt. III - THE ITALIAN SOUL
6044
post-template-default,single,single-post,postid-6044,single-format-standard,qode-listing-1.0.1,qode-social-login-1.0,qode-membership-navigation-over-title,qode-news-1.0,qode-quick-links-1.0,ajax_fade,page_not_loaded,,hide_top_bar_on_mobile_header,qode-child-theme-ver-0.0.1,qode-theme-ver-13.1.2,qode-theme-bridge,bridge-child,wpb-js-composer js-comp-ver-5.4.5,vc_responsive
2017

2017 – The Best Soul & R&B albums by PopMatters – Pt. III

Vi riproponiamo la classifica dei migliori 15 album R&B e Soul del 2017 secondo PopMatters.

Ogni anno in questo periodo escono le consuete classifiche musicali di fine anno, argomento sul quale le maggiori testate musicali si fanno la guerra dalla notte dei tempi. Più raro, quando si parla di grossi nomi del giornalismo, è trovare classifiche incentrate sulla black music, ma, come dice il detto, “chi cerca trova”: raccogliendo un po’ di informazioni in rete siamo incappati nell’interessantissima classifica stilata da PopMatters, nella quale sono compresi i migliori 15 dischi dell’anno 2017 nel campo del soul e dell’R&B, e abbiamo deciso di riproporvela, interamente tradotta. Nell’articolo di oggi, terzo ed ultimo della serie, leggerete le posizioni di testa – dalla 5 alla 1 – di questa speciale classifica. Buona lettura!

5. Syd – Fin (Columbia)

Fin, il successo da solista del membro di Odd Future/The Internet Syd, suona come se Elon Musk avesse ascoltato un album di Aaliyah da giovane e fosse stato da sempre ossessionato dall’idea di creare un disco R&B. Be’, supponendo che fosse nato ingegnere del suono, donna e a Los Angeles. Ma capite che non così. Ad ogni modo, l’album è futuristico – appariscente ma minimale, ballabile ma meditabondo, avanzando di due passi in avanti mantenendo una il rispetto per il passato. Tutto sommato, è innovativo come niente pubblicato nel genere in tutto quest’anno.

Nothin’ to Somethin’ è un elaborato funk lob-key tipico della nostra era moderna; il pigro flow di Syd conferisce alla performance un senso di comfort e sicurezza che la contraddistingue dai suoi coetanei. Got Her Own, invece, è un febbrile sogno che dà quasi assuefazione, seducente grazie alla moltitudine di voci stratificate e con un’atmosfera da far arrossire The Weeknd. Altri due punti salienti, Shake Em Off e Insecurities, parlano di tutta la storia che deve essere raccontata su Syd e Fin. La prima è una meditazione moderatamente provocatoria e aggressiva sull’angoscia, mentre la seconda è una riflessione più leggera sull’autodifesa e sul coraggio che smussa le cose, fino alla seconda metà del brano quando la cantante affronta brevemente il suo ex-amante, prima di incolpare i propri difetti per una rottura. È un disco potente, sicuro, toccante e non si fa scopare. Proprio come Syd stessa.


4. Kehlani – SweetSexySavage (Atlantic)

Bene, c’è una lunga strada da PopLyfe a qui. Nata Kehlani Ashley Parrish, la principessa del mixtape ce l’ha fatta al suo debutto con una  major con il disco SweetSexySavage, rimanendo fedele a ciò che l’ha resa una persona che continua ad essere così intrigante: una grinta che le conferisce il suo deciso gusto hip-hop abbinato ad un’elasticità vocale tanto dinamica quanto impressionante. Aggiungi un pizzico di deliziosa sensibilità pop e avrai una stella in divenire.

A proposito di quell’acume pop, un singolo ascolto di Distraction dovrebbe essere sufficiente a distrarti veramente per il resto della giornata con il suo tormentone centrale “Do you, do you, do you wanna be“. Idem per lo scatting su Piece of Mind, che si apre con un diluvio di zucchero prima che la cantante californiana ci ricordi chi è affermando “feelings I had, man, it was fucking scary“. Questo non dice nulla del singolo di testa CRZY, dove Kehlani ricorda a tutti, con gioia, che lei non vuole scopare dicendo: “If I gotta be a bitch, Imma be a bad one“. Non funzionerebbe, se non le credessi, ma non si può non crederle. Ecco perché SweetSexySavage è uno dei migliori lavori dell’anno. Ed è per questo che Kehlani è sempre stata un’artista da tenere d’occhio.


3. Curtis Harding – Face Your Fear (Anti)

Curtis Harding può attingere ai classici, ma questo non significa che, di quello che fa, abbiamo già sentito tutto prima. In Face Your Fear, Harding prende spunto dal soul e dal funk della vecchia scuola, mantenendo entrambi i piedi un passo avanti con una produzione fluida e un tocco elettrico. Mentre il pezzo centrale Need Your Love è uno dei brani più folli dell’autunno, sono le canzoni precedenti e successive a mostrare la profondità e la versatilità artistica di Harding. L’album si apre con il dramma cinematografico di Wednesday Morning Atonement, prima che Harding raggiunga le note alte tipiche di Curtis Mayfield sulla fantasmagorica title track. Sfocate chitarre dipingono Go As You Are con della pesante psichedelica; il ponte caratterizzato dal suono del vibrafono che ci porta a Till the End alleggerisce l’atmosfera, preparando la scena per una pezzo ironico sui suoni della Motown più vintage. Diverse tracce più tardi, la ballad As I Am conclude l’album con una nota potente che fa sì che la voce chiara di Harding si estenda su una melodia memorabile. Face Your Fear è la prova che Curtis Harding non solo ha un proprio stile, ma sa come usarlo per creare un disco che appare senza tempo pur essendo un album nuovo di zecca.


2. Kelela – Take Me Apart (Warp)

Kelela è una diva R&B perfetta per la nostra epoca, in contatto con la rapidità, il caos e l’ambiguità del momento. A volte la sua musica appare come se un discepolo di Janet Jackson si imbattesse in una folla di artisti eccentrici collegata a dei DJ sperimentali, concentrandosi su tutto ciò che nel suo cuore e nella sua mente aveva bisogno di essere dichiarato su un disco e realizzando così un energico e innovativo classico soul, pieno di cuori spezzati, ispirazione e mistero. Da alcuni anni Kelela sta aspettando dietro le quinte questo momento, ricevendo una degna attenzione per il suo mixtape Cut 4 Me del 2013 e per l’allucinogeno EP del 2015. Una recensione di Wax Poetics del 2016 ha definito la sua musica “rhythmic space sex music”, e sembra ancora adesso una bella descrizione. Ma il suo album di debutto, Take Me Apart, va oltre quella definizione quasi troppo ordinaria, esaltando i dischi precedenti in stile epico e completando il quadro di provenienza di Kelela. In Take Me Apart ella attraversa una lunga serie di territori musicali ed emotivi, e nel frattempo si presenta come una nuova superstar ambiziosa con una visione molto particolare e geniale che è tutta sua.


1. Sampha – Process (Young Turks)

Si è parlato molto  del cantante/produttore britannico Sampha negli ultimi anni; il suo album di debutto Process non ha deluso. Al contrario, il suo tipico mix tra l’espressione del soul e l’astratto appare sorprendente. Process inizia nello spazio; a prima vista sembra un esperimento di musica soul/dance dal suono futuristico. Poi passa a ballate di pianoforte confessionali per il lutto della morte di sua madre, per comprendere il suo scopo nella vita di tutti i giorni, per le ansie e il dolore – che poi gettano nuova luce anche sulle tracce apparentemente più eccentriche. Considerato nel suo insieme, il processo è esplorativo in più sensi. La musica promuove l’attuale alleanza R&B/hip-hop con suoni intergalattici. Il suo canto fa da ponte tra emozione sincera e senso di distacco. Le sue canzoni esplorano le profondità della fragilità umana.


Fonte: popmatters.com
PRIMA PARTE
SECONDA PARTE

Michele Capasso
assomiki@gmail.com
No Comments

Post A Comment
Or