Gli Amici, la Maria ed il Factor del cromosoma Y - THE ITALIAN SOUL
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Gli Amici, la Maria ed il Factor del cromosoma Y

La storia che sta dietro un artista è più importante della sua stessa arte?

È ufficialmente iniziato – ma a conti fatti non è mai finito – il subdolo dilagarsi della diseducazione musicale. I televisori si accenderanno e scaricheranno l’inferno… No amici, non si tratta di un mediatico Massimo Decimo Meridio, ma semplicemente di un lungo, ormai,  periodo di cronaca – un pochetto raccapricciante – pregno del dilagare imperituro del nazional-popolare di bassissima qualità che poco ha a che fare con la Musica.

Queste riflessioni mi sono state ispirate da Arnaldo Santoro aka Ainé (se non lo conoscete vi perdete sinceramente qualcosa di bello: il suo album Generation One è una vera meraviglia), il quale in un post su un social lamentava la mediocrità verso la quale il musicista di turno si ispira per ottenere risultati e riconoscimenti. Come lui anche io ho il massimo rispetto per tutti gli sforzi che una persona compie per realizzare i propri sogni e per manifestare un’esigenza, oltre che della serietà, degli investimenti ed i sacrifici che stanno dietro ad ogni singola nota mentre si salta costantemente nel buio, ma culturalmente l’Italiano medio – non mi dimentico tutte le eccellenze che ci sono state e ci sono, N.D.A. – ambisce al massimo risultato con il minimo sforzo, ed è un dato di fatto. Esempi lampanti sono i calciatori, le veline e, per rimanere nei personaggi di fantasia, i politici.

Siamo talmente tanto bombardati che la lampada da sfregare per realizzare i sogni si è trasformata in un gratta e vinci o in qualche numero vincente al lotto. Lucarelli direbbe “Paura eh?!”, ma è la realtà, oggettiva. Chi non vorrebbe uscire dalle sabbie mobili del nulla con un unico grande/piccolo colpo di reni, chi non vorrebbe sbriciolare in un colpo solo le proprie insicurezze, frustrazioni o debolezze? Tutto giusto, sacrosanto, perfetto, ma a chi ci si riferisce? Chi è il faro artistico che alimenta così fragili e rare speranze?Parliamoci chiarissimo, in Italia ci sono ovviamente artisti eccezionali, ma se siamo onesti e setacciamo il fondo del secchiello, quelli che fanno più presa sull’immaginario dei più sono coloro che riempiono gli stadi, coloro che rendono “facile e naturale” un successo che è di una difficoltà estrema. Eppure essere considerati artisti è un privilegio difficilissimo da raggiungere e bisognerebbe essere grati a varie e variegate divinità quando anche solo dieci persone ti ci considerano.

L’impianto di educazione musicale italiano è basato esclusivamente sulla musica classica o sull’inflazionatissimo rock e derivati, su dei look particolari – in Italia siamo oggettivamente i numeri uno nell’apparire – e, last but not least, nelle storie personali, meglio se drammatiche. La musica è un’arte totalitaria, richiede tutto te stesso, impegno, investimento, privazione insieme a quello che è più nascosto e profondo dell’anima, è semplicemente così se fai musica, la storia personale – qualunque essa sia – diventa parte integrante ed inevitabile di un percorso, di un’espressione, di un esternare te stesso/a ad un pubblico che sia di quattro o di quarantamila persone. Ma noi italiani no, non abbiamo il filtro, siamo delle Brita con i carboni attivi esausti che lasciano passare toccanti impurità che prendono assolutamente il sopravvento sull’espressione in quanto comunicazione artistica.

Che un artista piaccia o meno è una questione di gusti, G-U-S-T-I, sì, gusti, quelli che ti fanno dire: “a me piace la pasta al pesto” e ad un altro, mangiando lo stesso identico piatto, “a me proprio non piace”. Gusti, non critiche o giudizi fini a se stessi. Se una cosa non piace, semplicemente non piace, non incontra un’inspiegabile ma sacrosanta equazione tra mille percezioni che il singolo ha. Che bello, siamo tutti diversi!


Quello che succede sempre più spesso – a me da quando sono bimbo – è che se non sei uniformato è un vero disastro, sei fuori.

  • “Non ti piacciono nè Vasco né Ligabue?”
  • “No”.
  • “Non capisci nulla”.

Eppure studio Musica da quando ho 6 anni ed in questi 38 anni mi sono creato i miei gusti, le mie attitudini e, diciamolo, una certa competenza nel settore; ma l’unfiltered italiano medio accende la TV, sente una toccante storia che manco La Corazzata Potëmkin, la unisce ad un mediocre risultato artistico ed è fatta. Noi fantastico popolo di “Brite rotte” vediamo l’avvenente signorina o il proto-modello, con anche solo una parvenza di intonazione, esultiamo già al nuovo Stevie Wonder… Ah no, scusate, al nuovo Sangiorgi.

Un/a genio.

Nulla, non ne usciamo. Nulla, ma proprio nulla da togliere al dramma che ognuno di noi vive, ha vissuto o sta vivendo, ma questo proprio a prescindere dalla Musica, che è un’altra cosa e che naturalmente fa parte del tutto: nulla ma proprio nulla sulla qualità dell’intenzione, sui sacrifici e sul risultato prodotto da questo o quest’altro pezzo, può piacere o non piacere: gusti; ma cavolo, se vai ad un talent show, se stai grattando il fogliettino con una monetina da un cent. e rischi di trovare tre ombrelloni devi essere preparato, devi ambire ad una personalissima perfezione che, io lo dico, non è quella dei Vasco o Ligabue; ma non perché semplicemente non incontrano i miei di gusti, bensì perché ci sono già e fanno la loro fortuna, e non per l’essere passati da luci, paillettes o scenografie mozzafiato. Devi portarti dietro la tua storia ed ovviamente “esserla”, ma non deve essere l’unica cosa che presenti, perché di Mozart mica si sapevano le inimmaginabili vicissitudini prima che una sua opera venisse suonata. Siate voi stessi – che bello! – sempre, ma rispettate la Musica, studiate, studiate la comunicazione che vi porta ad essere voi senza che la storia trapeli e prenda la scena di quello che state suonando o cantando.

Difficilissimo, assolutamente.

Ma è qui la comunicazione fine, è qui il dire senza dire, il trasmettere. La comunicazione, la trasmissione è una cosa potente, potente come la rabbia nei pugni di Tyson, non come il motivo della sua rabbia. Vedi il suo gesto atletico, il suo risultato eccezionale, non il “poverinochevitadicaccachehaavuto”; vedi i suoi sforzi in palestra, la dedizione e la determinazione. La Musica, spesso, non è quella che vedete e quando credete lo sia respirate. Staccatevi dal primo piano strappalacrime e pensate che si dovrebbe parlare di Musica, del futuro e della temporanea svolta di esseri umani “ognuno col suo viaggio, ognuno diverso, ognuno in fondo perso per i ca**i suoi…” come tutti, voi compresi, anche se non avete mai suonato o cantato.

Alzate l’asticella della qualità quando si parla di cultura, fatelo per la vostra personalissima storia e per quelle che hanno motivo di essere condivise.

YO! Respect.

Truly Yours.

Il Dede.

Andrea Dell'Amico
il_dede@hotmail.com
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