Anderson East - Gli appunti di The Soul Haven - THE ITALIAN SOUL
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Anderson East – Gli appunti di The Soul Haven

Anderson East – Gli appunti di The Soul Haven

Anderson East è dell’Alabama, e si è sempre sentito, anche sul suo debutto Delilah del 2015.

Non è quindi una sorpresa in sè che quando si arriva a ‘Surrender’, traccia inclusa in Encore pare che sia ‘Proud Mary’ ad esplodere.

Così come non è una sorpresa che il suo disco abbia come riferimenti, fra gli altri, quelli del mondo suonato da Solomon Burke in ‘By The Time I Get To Pheonix’ o di ‘Misty Morning’ di Percy Sledge.

Non sorprende perchè dai lidi di Spotify lo puoi apprezzare in un’infuocata session registrata ai leggendari Muscle Shoals (e la puoi ascoltare qui)

Anzi, è una piacevole scossa di soul del sud che arriva con la freschezza di un artista che di certo ha ascoltato tantissimo questa musica così come la Motown con cui personalizza la cover di ‘Sorry You’re Sick’ che nell’originale di Ted Hawkins è un folk blues.

Fra gli autori (anche della riuscitissima ‘All On My Mind’) c’è Ed Sheeran.

L’irlandese molto a suo agio nello scrivere grazie ad Anderson East che infonde l’interpretazione là dove ai pezzi di Sheeran manca (sì, Ed, non basta una marimba per conquistarci e pensa che Beyonce non è bastata ad Eminem per farci urlare di gioia).

‘Encore’ parte già alla grande. Se ti è piaciuta la grana di JP Cooper e ti scopri a sorridere quando le canzoni si tingono di gospel, allora già da ‘King For A Day’ che apre il disco sarai conquistato.

Non c’è scampo.

A metà dell’album c’è quella ‘Girlfriend’ che da sola potrebbe già valere il prezzo del biglietto, dove è il funk ad incontrare l’Alabama per un sodalizio che non lascia indifferenti.

Il finale riservato a ‘Cabinet Door’ è qualcosa che va nell’ambito della magia.

Qui Anderson East lascia nel cassetto tutti gli accessori della produzione e le strizzate d’occhio.

Punta dritto all’essenziale in un piano e voce che colora con tutto il suo talento nel canto. Il suo timbro e le sue increspature sono un valore aggiunto che nel 2018 pochi si possono permettere. Gli americani lo chiamano “dono”.

Se ti è piaciuto il disco di Rag N Bone Man, qui trovi altro materiale da ascoltare in loop per settimane mentre ovunque tu sia ti sembrerà di essere a Nashville.

Se vuoi dei riferimenti più classici, beh, Donny Hathaway, Joe Cocker e Van Morrison ci sono.

Gli altri scoprili tu, ascoltandolo.

Fabio Negri
hello@fabionegri.com

Il battesimo con la musica all’età di 6 anni grazie a Fabrizio, il cugino che lo guida in un mondo fino ad allora frequentato, ma in maniera superficiale. Da allora non si è più ripreso. A casa, nello scaffale di mamma, c’era un disco, ‘Pain In My Heart’ di Otis Redding. Che ancora oggi conserva gelosamente. In radio dal 1985, nelle realtà locali, poi a scrivere su riviste musicali e portali internet e alla fine di nuovo in radio. Lavora con la sua passione del digitale e della comunicazione, ma ascolta ancora la musica su vinile. Sempre con lo sguardo su quello che succederà domani, la curiosità innata per le nuove tendenze e la passione di scoprire suoni nuovi e nuovi artisti. E il vizio di voler condividere le scoperte con gli altri.

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