Aretha Franklin: anima e voce di un popolo - THE ITALIAN SOUL
6964
post-template-default,single,single-post,postid-6964,single-format-standard,qode-listing-1.0.1,qode-social-login-1.0,qode-membership-navigation-over-title,qode-quick-links-1.0,woocommerce-no-js,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_grid_1200,overlapping_content,hide_top_bar_on_mobile_header,columns-3,qode-theme-ver-16.8,qode-theme-bridge,wpb-js-composer js-comp-ver-5.4.7,vc_responsive
Aretha Franklin

Aretha Franklin: anima e voce di un popolo

La vita e la musica di una grande donna. Aretha Franklin

Siamo tornati dalle ferie con un grande dolore. La scomparsa di  Aretha Franklin. Oggi Lorenzo Vergani racconta la sua vita. A metà articolo lo streaming del programma radio The Soul Haven a lei dedicato condotto dal nostro Fabio Negri.

Aretha Franklin è una figura centrale nella cultura afroamericana del 900. La sua generazione ha conosciuto la sofferenza, la lotta, la consapevolezza del traguardo vicino ma ancora una volta lontano; l’arte come espressione del bello, della vita e della spiritualità, il mezzo per l’emancipazione personale e per quella di un popolo. Nei ghetti, nelle chiese, nelle radio, nelle esibizioni dal vivo, l’urlo di questa generazione ha cambiato le sorti della diaspora africana, trasformando una nazione, e di riflesso il mondo intero. E quando si tratta di urlare … 

La forma artistica di Aretha è stata la Musica, il suo strumento principale la Voce e il successo è stato grande. Compositrice, pianista, ragazza madre, perde la propria all’età di 6 anni. Attiva sostenitrice di Angela Davis (anche nei momenti più bui della galera) e di M.L. King, è stata una figura importante per la difesa dei diritti civili delle comunità nere, portoricane e dei chicanos messicani, fino ad emozionare il mondo intero davanti a Barack Obama nel dicembre del 2015. Una vita non certo facile, che probabilmente non ha conosciuto compromessi.

Segui la The Soul Haven con il suo appuntamento settimanale qui

Aretha Louise Franklin nasce nel 1942 a Memphis, una città appartenente al fiume Mississippi: la schiavitù come forza motrice per l’agricoltura fino agli anni della guerra civile; città in cui fu ucciso Martin Luther King e oggi sede del National Civic Right Museum.
Memphis significa Blues, Gospel, Country, Rock and Roll, Soul, Hip Pop. Detroit è la città dove cresce artisticamente. La città dell’automobile richiama il popolo della mano d’opera nera e con essa arriva la musica. Ed è ancora Jazz, Blues, e il Rock degli anni 70. In queste due città sono nati o cresciuti musicalmente artisti eccezionali: John Lee Hooker Howlin’ Wolf, Muddy Waters, B.B. King e Tina Turner; Elvis Presley, Jerry Lee Lewis e Johnny Cash; Booker T, Otis Redding, Sam Cooke, Rufus Thomas, Isaac Hayes, Diana Ross, Marvin Gaye, Stevie Wonder. Memphis e Detroit vogliono dire Stax e Motown Records: le case di produzione discografica che dalla fine degli anni ’50 hanno prodotto gli artisti più significativi della musica Black. Un insieme di forze eccezionali, a volte drammatiche, ha quindi contribuito alla formazione di Aretha, alla sua determinazione come cantante, musicista e attivista per i diritti del popolo afroamericano e per quelli delle donne in generale. La sua voce, al di là di tutto, è indiscutibilmente un talento (forse un dono di Dio). La sua espressione musicale, un valore assoluto.

Il Gospel ha avuto un ruolo centrale e fondante nella vita di Aretha. Riceve una formazione religiosa profonda, il Padre è un importante predicatore della chiesa Battista, e cantare nelle chiese è un percorso naturale per lei e per le sue due sorelle. Il successo arriva nella seconda metà degli anni ’60 quando, con l’Atlantic (niente Motown o Stax per lei, e per sua scelta), Aretha è libera di cantare a suo modo. Ha una capacità vocale eccezionale, l’estensione è impressionante e gli acuti sono puliti e pieni anche dove sembra impossibile arrivare. Questa capacità tecnica le permette di interpretare la musica in modo libero, istintivo. Se nella musica esiste un’energia nascosta che cerca la strada per esplodere, Aretha ne è il mezzo. E’ il Gospel, quello che Dio vuole dalla sua Musica, quello che urla il sudore di un popolo, quello cantato sul pavimento che non conosce ipocrisia, che Aretha evoca in ogni sua canzone.  Che sia un brano Jazz, un brano Blues o un brano Soul (o forse basterebbe dire Black Music), Aretha tira fuori dallo stomaco un mondo primitivo, a volte fragile a volte potente, e te lo sbatte in faccia. Forse è per questo che proprio la parola Soul interpreta meglio il suo modo di cantare, e ne fa una Regina.

Respect, Save me, Somewhere, I say a little prayer, Son of the preacher man, Natural Woman, Think, Amazing Grace, Don’t play this song, Bridge of the trouble water, sono solo alcuni dei brani di Aretha che non dimenticheremo mai. Alcuni di questi titoli sono stati delle Cover, che grazie alla sua interpretazione sono diventati un pezzo della storia della musica R&B o successi altrettanto importanti come le versioni originali. Non deve meravigliare che una artista della sua fama e bravura abbia voluto (spesso imponendosi) interpretare brani già portati al successo da altri. Negli anni ’60 era una cosa abbastanza frequente. Il fascino e il desiderio di interpretare canzoni in qualche modo “magiche”, e perché no, anche di sicuro successo, permetteva tutto questo, dando alla cover un’accezione diversa da quella di oggi, forse più vicina al concetto di Repertorio. 

Verso la fine degli anni ’70 la musica Black incomincia a conoscere nuove forme di espressione, come la disco e il Rap, e per Aretha inizia una fase minore. Nel 1980 però tutto sembra tornare come prima e la Regina del Soul torna nel posto che merita. John Landis la vuole nel film The Blues Brothers, dove l’unico vero protagonista è il Blues. Il film ha un successo planetario e senza fine, ancora oggi sui palchi di mezzo mondo molti musicisti adottano la “divisa” dei fratelli Blues, sale cinematografiche e canali televisivi continuano a proporre il film, catturando consensi nelle nuove generazioni. I motivi del successo sono tanti. Sicuramente l’accoppiata John Belushi/Dan Aykroyd e la band (citiamo Steve Cropper, Donald Dum, Lou Marini, Tom Malone, Alan Runib)) che esce dallo schermo per vere tournè mondiali, ne rappresentano i principali. Ma a rendere unico e immortale questo film è l’idea di fondo: parlare del Blues come matrice comune di tutta la Grande Musica Nera, proponendone una gran bella fetta dalla voce dei suoi protagonisti: Cab Callowey, John Lee Hooker, Ray Charles, James Browne e lei, Aretha Franklin. Energia, sarcasmo, danza, cori, Lou Marini sul bancone del fast Food…. Tutto questo è quello che accade nella casa del Signore quando a cantare c’è Aretha.

Aretha Franklin è morta questo 16 agosto a Detroit per un cancro al Pancreas. Il funerale si è tenuto al Greater Grace Temple, il luogo di culto che ospitò l’addio a Rosa Parks. “Così la vita dei neri conta, perché tutte le vite contano. Se amiamo Dio, sappiamo che l’amore rende migliori le cose. Rendiamo l’amore di nuovo grande”. Con queste parole Steve Wonder ha salutato l’amica Aretha, espressione dell’anima e della magia della Grande Musica Nera e voce di un popolo che non può (ancora) smettere di lottare.

Lorenzo Vergani

dario serafino
Info@theitaliansoul.com
No Comments

Post A Comment
Or

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.