Daria Biancardi - THE ITALIAN SOUL BLOG 
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Daria Biancardi

Daria Biancardi

Daria Biancardi

Intervista alla cantante Soul Daria Biancardi.

Questa settimana torniamo a parlare di talenti di casa nostra. Più precisamente, torniamo in una delle regioni italiane più belle e famose: la Sicilia. Viene proprio dalla Sicilia, infatti, più precisamente da Palermo, la protagonista dell’articolo di oggi, una cantante con tanta di quell‘Anima da strappare lacrime di commozione anche al più duro dei cuori. Stiamo parlando dell’incredibile Daria Biancardi.

Sentendo la sua musica e percependo il suo amore per il Soul non abbiamo esitato a contattarla per una piacevole intervista in cui racconta del suo percorso, tra successi e difficoltà: il primo amore per il Gospel, la decisione di trasferirsi, appena diciannovenne, negli Stati Uniti, il ritorno in Italia dopo una trionfale audizione all’Apollo Theatre, la partecipazione a The Voice of Italy e, infine, il primo lavoro in studio, il magnifico EP “Daria”.


TIS:
“Ciao Daria, benvenuta sul blog di The Italian Soul! Sappiamo che il tuo percorso artistico è abbastanza particolare: ce lo vuoi raccontare?”

Daria: “Ciao a tutti i lettori di The Italian Soul!
Da bambina cantavo sempre, anche se in realtà il mio più grande desiderio era fare la ballerina. Ad un certo punto, però, mi sono resa conto che il mio fisico non si adattava a questa professione; nel frattempo, durante l’adolescenza, erano molti gli amici che mi dicevano che avrei dovuto prendere lezioni di canto. Fino ai diciannove anni non andai mai a lezione, finché mi decisi a frequentare una scuola di canto jazz, anche se solo per due o tre mesi. In quella scuola c’era anche un laboratorio gospel; i docenti erano membri del Palermo Spiritual Ensemble, una band gospel abbastanza importante, e fu con loro che iniziai a fare gavetta. Con loro aprii addirittura agli Earth, Wind & Fire a Taormina, oltre a partecipare al disco di Francesco Baccini “Nostra Signora degli Autogrill”. Da giovane devo dire che non ero influenzata dal Soul, anche se mi dicevano che avevo una voce adatta. Ciò che avevo capito era che volevo cantare. Appena diplomata, infatti, sono volata negli Stati Uniti, trovando ospitalità tramite dei colleghi di mia mamma, e sono così finita in New Jersey. Dopo qualche tempo ho incontrato Joe Jefferson, al quale sono piaciuta. Con lui iniziai anche un percorso di produzione, ma purtroppo il tutto non finì come avevamo sperato. La seconda fase della mia esperienza negli U.S.A. la passai a New York. Lì facevo piccoli show e open mic, e devo dire che nella Grande Mela ho cantanto in tantissimi locali. La grande occasione l’ho avuta però nell’ottobre del 2001: feci un’audizione per l’Apollo Theatre, con la resident band del teatro. Uno dei momenti più emozionanti della mia carriera di cantante e musicista. Essendo rimasta incinta, però, decisi che sarei tornata in Italia col mio futuro marito”. 

TIS: “Hai percepito grosse differenze, musicalmente parlando, tra gli U.S.A. e il nostro paese?”

Daria: “E’ normale che gli Stati Uniti, per cultura musicale, siano molto differenti dal nostro paese, il che, secondo me, non significa che una cultura sia meglio dell’altra. Io, personalmente, sono più vicina a quella americana. Se dobbiamo trovare una differenza, quella sta nel pubblico: lì la gente da ‘comfort’ all’artista, è molto rispettosa, sia nel piccolo locale che in quello più grande. Io andavo nei locali afroamericani, da bianca, e cantavo le loro cose; all’inizio, delle volte, percepivo un po’ di diffidenza, poi, appena mi sentivano cantare, cominciavano a chiamarmi ‘sister’, ad accogliermi come una di loro, e queste esperienze me le porto nel cuore tra le più belle ed emozionanti della mia vita. Se uno si propone con umiltà, generalmente viene accettato. In Italia questo avviene un po’ meno. L’arte come lavoro qui è poco considerata”. 


TIS: “Uno dei momenti più importanti della tua carriera è stato indubbiamente la partecipazione al talent The Voice of Italy. Ce ne vuoi parlare?”

Daria: “Sinceramente non mi permetto di sminuire o denigrare The Voice. I talent sono una vetrina che secondo me un artista deve sfruttare per l’enorme visibilità che offrono. I talenti che ci sono, se ci sono, bisogna valorizzarli, anche perché ormai non esistono più i talent scout come una volta. Io ho fatto il talent a 36 anni, mettendomi completamente in discussione, di fianco a ragazzi di 16 o 18 anni; ritengo che se si ha la capacità di sostenere un percorso del genere, tenendo gli occhi bene aperti e i piedi a terra, possa essere un’esperienza molto utile. Per me è stata un’occasione di visibilità enorme, anche perché durante la mia edizione, quella del 2014, c’è stato il boom mediatico creato dalla partecipazione di Suor Cristina. Per me comunque è stata un’esperienza molto formativa dal punto di vista artistico, professionale ed emotivo. Ho conosciuto gente che ha una carriera discografica importante, e sono cose che restano e che possono aiutare in previsione di una carriera nel campo della musica”. 

TIS: “Quali sono gli artisti che più ti hanno influenzato? Quali, invece, quelli che preferisci attualmente?”

Daria: “Devo dire che la mia nascita come artista è stata conseguente alla scoperta del Gospel. Questo genere mi ha sconvolto l’esistenza, mi ha fatto scoprire che c’è un anima nella musica. Da qui ho cominciato ad ascoltare artisti come Mahalia Jackson, per andare poi a scoprire tutti gli altri. Della musica black il genere che più mi è entrato dentro, comunque, è il Soul. Una volta scoperto il Soul ho cominciato ad ascoltare ed adorare Aretha Franklin, tanto che la mia voce si è evoluta in tal modo da essere accostata timbricamente a quella di Aretha stessa. Addirittura qualche anno fa una grossa produzione americana mi aveva preso per interpretare proprio lei, The Queen of Soul, unica bianca insieme a tanti artisti neri: un altra esperienza di cui sono parecchio orgogliosa. Altri artisti che mi appassionano sono Anita Baker, Yolanda Adams, e nell’ultimo periodo anche Beyoncè, anche se non mi affascina molto a livello di scelte discografiche. Vocalmente parlando, mi piacciono molto anche Christina Aguilera e Jessie J, che pur essendo molto pop ha una vocalità grandiosa. Un’altra che mi affascina, soprattutto per la sua ecletticità, è Lady Gaga. Non posso non citare, infine, una cantante di enorme talento come Amy Winehouse, la cui carriera purtroppo è durata troppo poco”.


TIS: “Abbiamo ascoltato il tuo primo lavoro in studio, ‘Daria’, e ci è piaciuto molto. Puoi raccontarci come è nato e come si è sviluppato questo EP?”

Daria: “Be’, ‘Daria’ era in cantiere da molto tempo, anche se è uscito solo dopo la mia partecipazione a The Voice. E’ un EP completamente autoprodotto, realizzato da me e dai Soul Caravan, la band che mi accompagna in studio e nei live. E’ stato registrato nello studio del mio batterista, in Sicilia, e masterizzato a Roma. I testi e le musiche sono stati scritti da me e successivamente riarrangiati insieme alla band e in particolare dall’arrangiatore Roberto Brusca. Questo progetto è come se fosse un’introduzione (mi auguro) a un progetto più lungo, che prevede altre sfumature ed emozioni. Credo e spero che sia soltanto un inizio”.

TIS: “Un ultima domanda: cosa pensi che ti riserverà il futuro, invece?” 

Daria: “Per il futuro voglio sognare in grande. Purtroppo in Italia la musica che faccio non ha grandi radici, per cui non escludo di trovare una via di mezzo tra la vocalità Soul e il cantare in italiano. Il mio obiettivo, comunque, è puntare, anche al mercato discografico anglosassone, nord europeo e americano, sicuramente più appetibile per chi, come me, fa Soul Music”. 

 

Michele Capasso
assomiki@gmail.com
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