GIZELLE SMITH - Gli appunti di The Soul Haven - THE ITALIAN SOUL
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GIZELLE SMITH – Gli appunti di The Soul Haven

Gizelle Smith

GIZELLE SMITH – Gli appunti di The Soul Haven

Gizelle Smith la ascoltiamo spesso alla radio.

Il suo album appena uscito per Jalapeno Records, ‘Ruthless Day’, è aria fresca che coniuga in maniera esemplare le sonorità alle quali siamo affezionati e un piglio di novità che ci fa sempre drizzare le orecchie.

Gizelle Smith l’abbiamo incontrata tempo fa sul disco di debutto di Mighty Mocambos – ad oggi una delle band funk europee più interessanti – e da allora è passato diverso tempo: “Sono felice di essere in giro, adesso” ci dice.

“Sono un po’ apprensiva dopo essere stata lontano dalle scene per parecchio tempo: sono convinta che le persone che mi seguono stavano aspettando da me qualcosa che fosse interessante e fresco e quindi la pressione si è fatta sicuramente sentire. ‘Ruthless Day’ però è un disco che mi soddisfa pienamente e spero sia accolto bene dalle persone che lo aspettavano. Fra l’altro, è un disco molto personale e di cui vado particolarmente fiera.

Il disco è il risultato di un grande lavoro: “abbiamo registrato otto tracce strumentali in un grande studio nel South End che si chiama Big Noise. È uno studio analogico e abbiamo registrato in due o tre giorni. Poi siamo tornati nel nostro studio in West London dove abbiamo aggiunto un paio di sessioni per registrare i synth e sistemare le percussioni. Una volta terminata questa prima fase, per sei mesi mi sono dedicata alle parti vocali con le mie 500 tracce diverse. Oh, ovviamente non sono stati sei mesi, ma a me è parso quello il tempo (ride). Solitamente registro le mie parti al buio, fra l’altro, quindi mi sono sentita come se fossi ibernata ma senza il conforto del sonno. Già, non mi piace tantissimo stare in studio. Ad ogni modo, due di queste canzoni sono state scritte insieme a una band funk russa che si chiama Soul Surfer e che ha registrato le proprie parti in uno studio a Mosca”.

‘Ruthless Day’ di Gizelle Smith pone l’accento sui raccordi: il disco si pone come strumento di connessione a cavallo della storia della musica black. Troviamo gli accenti del soul e del funk classico e le nuove traiettorie suggerite anche da artisti quali Childish Gambino o strutture jazz che fanno capolino e che rappresentano alcune delle sorprese che l’ascolto del disco riserva (e che bello quando ci sono dischi come questo che ad ogni ascolto riservano dettagli nuovi da cogliere!). Questo va a definire il percorso musicale intrapreso da Gizelle Smith per giungere a ‘Ruthless Day’ così come lo possiamo conoscere noi:

“In tutta onestà, la commistione di generi suoni ed epoche non è stata decisa a priori. È una cosa che è avvenuta spontaneamente e non ti saprei dare dei nomi precisi cui abbiamo fatto riferimento. Sia io che il produttore, Def Stef, abbiamo tantissime influenze che a volte coincidono ma che sono anche spesso molto distanti fra loro. Credo sia stato questo assetto a fare in modo che ‘Ruthless Day’ avesse quel tipo di suoni e suggestioni.

Non c’è mai stato nessun piano per riprodurre ciò che ascoltiamo e in effetti non abbiamo davvero pianificato alcun tipo di direzione per il disco. Ci siamo tuffati audacemente nella musica dopo essere stati lontani per così tanto tempo, abbiamo fatto delle jam con i nostri musicisti (che in realtà provengono più da un ambito jazz), guidandoli in modo che non prendessero la strada dell’improvvisazione e infilassero troppi accordi (in studio ormai si diceva come battuta che gli accordi jazz fossero banditi dalla mia musica – ride). Abbiamo semplicemente lasciato che le nostre energie combinate si esprimessero liberamente, senza porci limiti. Che non fossero i limiti dati agli accordi ‘troppo jazz’ (ride)”.

Entrando più in dettaglio in ‘Ruthless Day’ ci sono i tre pezzi che preferisco del disco. Invece di essere io a descriverli ho preferito lasciarlo fare a Gizelle:

Around Again avrebbe dovuto intitolarsi ‘Round Again, ma ho dovuto cambiare il nome dato che la punteggiatura all’inizio del nome di una traccia scatena  il caos con i metadati (noioso, lo so, ma mi ha infastidito haha) ed è una storia narrata su una ragazza che decide di puntare i piedi  e taglia i legami con un ragazzo e il suo comportamento da schifo. Lo strumentale è interpretato da The Soul Surfers – quel gruppo molto cool di cui parlavo prima. In realtà è anche una delle mie tracce preferite del disco.
La canzone che dà il titolo al disco, Ruthless Day, invece, è un resoconto molto onesto e crudo delle mie lotte con la depressione. L’abbiamo scelta come titolo dell’album perché il mio produttore (che è anche un caro amico) si accorse che ero molto malata e avevo bisogno di focalizzarmi mentre lottavo con la mia salute mentale, un focus che ha portato alla stesura dell’album. Ancora una volta, registrato da The Soul Surfers.
Hero è una delle tracce su cui Eric Boss e io abbiamo collaborato. Non eravamo sicuri di cosa scrivere, così abbiamo aperto uno dei giornali gratuiti di Londra e c’era scritto qualcosa a proposito di un supereroe … abbiamo preso quello spunto e abbiamo scritto di un diverso tipo di eroe. Qualcuno con il desiderio di essere riconosciuto per qualcosa che ritiene degno. Abbiamo registrato due versioni: la seconda è più ritmata, un floorshaker, ma il mio produttore e io abbiamo scelto la versione ballata come singolo.”

Fabio Negri
hello@fabionegri.com

Il battesimo con la musica all’età di 6 anni grazie a Fabrizio, il cugino che lo guida in un mondo fino ad allora frequentato, ma in maniera superficiale. Da allora non si è più ripreso. A casa, nello scaffale di mamma, c’era un disco, ‘Pain In My Heart’ di Otis Redding. Che ancora oggi conserva gelosamente. In radio dal 1985, nelle realtà locali, poi a scrivere su riviste musicali e portali internet e alla fine di nuovo in radio. Lavora con la sua passione del digitale e della comunicazione, ma ascolta ancora la musica su vinile. Sempre con lo sguardo su quello che succederà domani, la curiosità innata per le nuove tendenze e la passione di scoprire suoni nuovi e nuovi artisti. E il vizio di voler condividere le scoperte con gli altri.

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