Leroy Hutson - Gli appunti di The Soul Haven - THE ITALIAN SOUL
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Leroy Hutson – Gli appunti di The Soul Haven

Leroy Hutson

Leroy Hutson – Gli appunti di The Soul Haven

Leroy Hutson è uno di quegli artisti che ingiustamente non ha ricevuto il plauso che merita. Almeno fino ad oggi.

Facciamola breve: spesso è gratificante andare a riprendere alcuni dischi che non ascoltiamo da tempo.

E non soltanto per un fattore “ricordo”, che è sempre importante ma non fondamentale secondo me, ma anche per poi condividerli e fare in modo che altre persone possano scoprire alcune gemme dimenticate.

Adesso fermati qualche minuto, perché andiamo indietro nel tempo, fra gli anni 70 e l’inizio degli ’80.

In quegli anni, mentre le luci dei palchi e della gloria si accendevano su Marvin Gaye, Isaac Hayes, Teddy Pendergrass e Curtis Mayfield (cui Leroy è legato a triplo filo, ma ci arrivo tra poco), l’arte di Leroy Hutson ne usciva penalizzata.
Sì, va bene, ha sostituito Curtis Mayfield come voce di The Impressions, ma vuoi mettere?

Che poi, accidenti, Curtis lo aveva già preso in considerazione perché mentre lavorava con Donny Hathaway (è anche sua, ‘The Ghetto’, firmata da Leroy Hutson con Donny Hathaway) lo aveva messo al suo posto negli Impressions e quando Leroy uscì dal gruppo fu con l’etichetta di Mayfield che pubblicò i suoi lavori. Come si diceva, triplo filo.

Eppure – e non è l’unico – ha scritto pagine indimenticabili che oggi sono davvero poco conosciute rispetto al merito e all’influenza che hanno.

Leroy Hutson AntolgoyAcid Jazz si fa promotrice di un’antologia (si badi bene, il termine “antologia” è usato in maniera perfetta, qui, perchè non è un setaccio di singoli ma un ingresso nel repertorio) proprio ora che la musica di Leroy Hutson non solo è stata ingiustamente tolta dai cataloghi discografici da troppo tempo, ma prelude a una serie di “ristampe” almeno digitali di alcuni dei suoi lavori.

Le facce di Leroy Hutson ci sono tutte, in questa antologia, che ricorda due delle sue composizioni cult e poi si addentra negli album estraendone le parti migliori senza badare a quello che negli anni ’70 veniva pubblicato come “singolo”.

Ecco cosa coinvolge di questa antologia: la coesione, attraverso un periodo di dodici anni. Fa ballare, con ‘Love Oh Love’. Fa pensare, con ‘Time Brings On A Change’. Fa innamorare, con ‘So In Love’.

Anthology apre con i tre minuti maestosi di ‘Cool Out’ e include ‘Love The Feeling’ che probabilmente è il pezzo che qualche Dj dedito alla riscoperta di ‘classici’ in maniera un po’ hipster sicuramente aggiunge al suo set per impreziosirlo senza farlo strano di proposito.

Diciannove canzoni, quindi, in quest’ antologia per coprire il periodo che va dal 1972 al 1984 di un artista che anche se con grandissimo ritardo è fondamentale recuperare.

E pensa semplicemente che, negli anni in cui uscivano questi dischi, c’era anche questa canzone che fu ritenuta “scarsa” e quindi non pubblicata, fino ad oggi.

Fabio Negri
hello@fabionegri.com

Il battesimo con la musica all’età di 6 anni grazie a Fabrizio, il cugino che lo guida in un mondo fino ad allora frequentato, ma in maniera superficiale. Da allora non si è più ripreso.
A casa, nello scaffale di mamma, c’era un disco, ‘Pain In My Heart’ di Otis Redding. Che ancora oggi conserva gelosamente.
In radio dal 1985, nelle realtà locali, poi a scrivere su riviste musicali e portali internet e alla fine di nuovo in radio.
Lavora con la sua passione del digitale e della comunicazione, ma ascolta ancora la musica su vinile.
Sempre con lo sguardo su quello che succederà domani, la curiosità innata per le nuove tendenze e la passione di scoprire suoni nuovi e nuovi artisti. E il vizio di voler condividere le scoperte con gli altri.

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