SiR - Gli appunti di The Soul Haven - THE ITALIAN SOUL
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SiR

SiR – Gli appunti di The Soul Haven

SiR (scritto con la i in mezzo in minuscolo) l’ho conosciuto tempo fa.

Su Soundcloud, quando aveva un disco pronto, ma doveva ancora confezionarlo per distribuirlo.

E poi, l’ultimo giorno di Luglio del 2015 i tipi di Fresh Select fanno uscire, finalmente, ‘Seven Sundays’. Dentro ci sono già collaborazioni. Con Anderson Paak, Knxwledge, Chris Dave e Iman Omari.

Prima, SiR Darryl Farris ha lavorato con Tyrese, Ginuwine, Jill Scott, Stevie Wonder (il brano è ancora inedito), con Dr Dre e – ma questo non dipende dal suo talento – è il nipote di Andrew Gouche (sì, quel bassista con cui ha lavorato Prince, esatto).

Da Seven Sundays in poi sono successe un sacco di cose.

Tipo questa.

SiR ha distribuito due EP e il nuovo disco, tutti usciti per TDE, la famiglia che al suo interno ha Kendrick Lamar, SZA, Schoolboy Q, AB-Soul e sta per partire tutta insieme per un giro in America. Resta a casa Isaiah Rashaad.
Però ‘November’ è fuori, adesso, pronto per essere consumato.

SiR – la storia dietro November

Diciamolo subito: November è un disco che parla d’amore.
Non so, tipo che stai organizzando San Valentino a New York, però in Novembre.
Ti guardi attorno, magari sulla Quinta, e accanto scopri che c’è un robot.
Che si chiama K.
E che ti racconta una storia. Quella, appunto, di November.
E la storia parla di amore, di un amore che viene maltrattato – nel primo atto del disco – perché SiR lo lascia morire al fine di appagare il proprio ego.
Prima la fama, poi il cuore.
Però poi SiR ci resta male.
E allora ecco che chiede a K di cancellare una parte di memoria, così non dovrà poi vergognarsi per essere stato – diciamolo bene – un bastardo.
Si ravvede e promette di tener conto degli errori passati per una prossima relazione.
Che sarà l’estate in Novembre, come il titolo dell’ultima traccia del lavoro.
Undici tracce
Trentacinque minuti

Il tempo che basta per incrociare Schoolboy Q che passa per un saluto (Something Foreign), Etta Bond che passa a riprendere il telefono che ha scordato la sera prima (Something New), per avere un accenno di Auto Tune (I Know) ma soprattutto per far ben presente che SiR ha scritto grandi pagine di soul e R&B.
Certo, perché in ultima istanza, November è un disco R&B. Moderno. Di quell’ R&B che va d’accordo con i contorni confusi di Daniel Caesar, o di 6lack per nominare altri due giganti del presente.

Adesso, chiunque, inizierebbe a recitare il rosario delle tracce migliori, di quelle da scegliere, di quelle da dove cominciare e via discorrendo.
Beh, io invece penso che per trentacinque minuti tu ti possa mettere comodo e seguire il viaggio.
Dall’inizio alla fine, perché la pazienza è quella virtù che ti può portare ad amare alla follia questo disco e questo artista.
E la pazienza, lo sa bene SiR, è un dono prezioso.
Che lui chiede in cambio, per lasciarti entrare nel suo mondo.
Che è bellissimo.

 

Fabio Negri
hello@fabionegri.com

Il battesimo con la musica all’età di 6 anni grazie a Fabrizio, il cugino che lo guida in un mondo fino ad allora frequentato, ma in maniera superficiale. Da allora non si è più ripreso. A casa, nello scaffale di mamma, c’era un disco, ‘Pain In My Heart’ di Otis Redding. Che ancora oggi conserva gelosamente. In radio dal 1985, nelle realtà locali, poi a scrivere su riviste musicali e portali internet e alla fine di nuovo in radio. Lavora con la sua passione del digitale e della comunicazione, ma ascolta ancora la musica su vinile. Sempre con lo sguardo su quello che succederà domani, la curiosità innata per le nuove tendenze e la passione di scoprire suoni nuovi e nuovi artisti. E il vizio di voler condividere le scoperte con gli altri.

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