Wayne Shorter Quartet - Ravello Festival - 16/07/17 - THE ITALIAN SOUL
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Wayne Shorter

Wayne Shorter Quartet – Ravello Festival – 16/07/17

Wayne Shorter Quartet a Ravello Festival: un occasione che non si poteva perdere.

La Costiera Amalfitana è senza ombra di dubbio una delle più grandi meraviglie del nostro paese: le sue scogliere scoscese, ricoperte di terrazzamenti e costellate di piccole spiagge, calette e spettacolari borghi, ogni estate diventano meta di vacanze per migliaia di turisti da tutto il mondo. Uno dei più famosi e caratteristici centri della Costiera è Ravello, piccolo paesino adagiato sui monti sovrastanti Maiori, Minori ed Amalfi. Villa Rufolo, forse l’edificio storico più importante e conosciuto di Ravello (non a caso soprannominata “Città della Musica”), ogni estate è teatro del Ravello Festival, una manifestazione nata nel 1953 e che porta nel borgo il meglio della musica classica e jazz. Quest’anno il festival ha ospitato uno dei quartetti più importanti degli ultimi vent’anni, guidato da un sassofonista tra i più grandi di sempre: il Wayne Shorter Quartet.

Qualche settimana fa, quando uscì il programma dell’evento e vidi il nome di Shorter all’interno di esso, decisi immediatamente che non me lo sarei dovuto perdere per niente al mondo; così, con due amici musicisti, di lì a poco acquistammo i biglietti e prenotammo un albergo. Il solo pensiero di vedere musicisti di quel calibro (oltre a Shorter il quartetto è composto da John Patitucci al contrabbasso, Danilo Perez al pianoforte e Brian Blade alla batteria) su uno dei palchi più spettacolari di tutto il globo fu sufficiente a convincerci in breve tempo della bontà della nostra scelta.

Il 16 luglio la nostra avventura parte con il volo delle 08.35 da Malpensa diretto a Napoli Capodichino. Dopo il viaggio in treno per Salerno, la tratta in pullman per Marmorata e la successiva camminata per Ravello (1.5 km di gradini e fatica), non ci resta che aspettare il grande evento. La realtà è riuscita a superare le nostre già enormi aspettative, sia per quanto riguarda la location che per quanto riguarda il concerto. Il palco del festival è posizionato in corrispondenza del belvedere di Villa Rufolo, dalla quale si scorge gran parte del golfo di Salerno, i centri di Minori e Maiori e i monti sopra di essi. Durante il concerto la natura dà il meglio di sé: il forte vento rischia di rovesciare strumenti e strappare via spartiti ad ogni folata, alimentando gli incendi che purtroppo conosciamo bene dalla cronaca quotidiana e che, durante il concerto, illuminano la collina proprio dietro il palco, donando allo spettacolo una traccia d’inquietudine.

Pare che il tutto sia stato realizzato a mo’ di effetti speciali appositamente per il concerto, che effettivamente ha un po’ del divino. Wayne Shorter è il Maestro (o, come lo chiamano gli altri tre, Doctor Wayne Shorter) e i suoi compagni di viaggio dei grandi allievi, pronti a seguire consigli, direttive e impulsi della propria guida. La sensazione che si ha ascoltando e vedendo questi grandi musicisti sul palco è quella di una grande libertà dal punto di vista musicale. Ognuno ha il potere di proporre una direzione piuttosto che un’altra, e il risultato è una serie di forti sbalzi emotivi, accentuati dell’impeto che vento e fuoco instillano nell’atmosfera. Particolarmente impressionante la capacità del quartetto di passare dal pianissimo al fortissimo con una naturalezza e una potenza fuori da ogni logica; d’altronde la chimica creatasi tra i quattro è incredibile: Patitucci è il vero e proprio perno dell’ensemble, su cui Perez e Blade inventano seguendo i suggerimenti del loro grande Maestro.

Dopo un’ora e un quarto di concerto letteralmente volata via, la sensazioni e le emozioni si accumulano e i discorsi su quello che abbiamo visto e sentito si sprecano; siamo talmente presi che non ci accorgiamo minimamente di essere passati a un palmo di naso da Richard Gere, circondato da giornalisti e curiosi! D’altronde, quello che abbiamo visto è qualcosa di raro: la crème de la crème del jazz americano e, sullo sfondo, uno dei panorami più suggestivi al mondo. Una serata che sarà difficile dimenticare, e che speriamo prima o poi si possa ripetere…

 

Si ringraziano Mauro Carafa e Mattia Pertile per il contributo a questo articolo.

Michele Capasso
assomiki@gmail.com
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