Aaron Camper – Gli appunti di The Soul Haven

Aaron Camper è il protagonista di questi appunti di The Soul Haven.

Lo frequentiamo da un po’, alla radio, partendo da un lavoro che fu segnalato da Simone Cazzaniga (è lui che alla radio si occupa degli spazi #readyfor e che su questo blog scrive cose così) e che fu il primo di una serie di espressioni che nel tempo hanno consolidato la personalità artistica di Aaron Camper. Era ‘So Cold’.
Lui viene (mattugguarda) da un background gospel e da collaborazioni come autore per Jill Scott, Eric Roberson, Justin Timberlake e David Guetta.
Da qualche giorno è disponibile un lavoro più esteso, quel lavoro che ha avuto per tutto il 2017 un periodo di gestione e creazione (tra Agosto e Novembre un singolo al mese per presentare la direzione che il progetto avrebbe preso).

‘Hi- Def’, questo il titolo scelto, è un corpo unico che presenta le facce di Aaron Camper nel migliore dei modi e lascia quel giusto senso di “ne voglio ancora” che fa di un EP qualcosa più di un “disco corto”.
Sono i quattro singoli e quattro tracce nuove a costituire la struttura di ‘Hi-Def’ dove prende spazio anche un’interpolazione di ‘Thank You’ di Dido (“Commandments” è la traccia) e va in salita per raggiungere – secondo me – l’apice con un’accoppiata che sta a metà.
‘8 Bit Mattress’ è essenziale, asciugata nell’ R’n’B ‘classico’ trattato dall’elettronica per contrastare meglio il freddo del tappeto con il calore dell’interpretazione di Aaron e in ‘That Body’, esempio cristallino di una miscela di Afrobeat che comprende qualche spezia di latino e converge verso il neo-soul e il jazz passando anche per quel groove mondiale che ha il sapore di (Uptown) Funk in contrasti che ricordano il Laboratorio “Weirdo” di Louis York.

Un esempio di come quando si è artisticamente liberi è possibile osare, spiazzando e incidendo qualcosa che è destinato a farsi ricordare.
Il bello di ‘Hi-Def’ è che fa il punto della situazione per coloro che come noi seguono Aaron Camper da tempo e rappresenta allo stesso modo la perfetta introduzione a un mondo di cui – ce lo auguriamo – si possa parlare e ascoltare a lungo, senza sapere preventivamente quale sarà la prossima destinazione.

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