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Adam Blackstone Legacy - The Italian Soul Blog

Adam Blackstone – Legacy

Legacy. L’album del contrabbassista, polistrumentista, arrangiatore, produttore e direttore d’orchestra Adam Blackstone è l’equilibrio perfetto tra classico e moderno, tra swing, neo-soul e hip-hop.

Oggi vi proponiamo un disco uscito verso la seconda metà dello scorso anno: il primo album di Adam Blackstone intitolato “Legacy”. Forse a molti questo nome potrebbe risultare ignoto, ma chissà quante volte i più attenti lo avranno ritrovato tra i crediti di numerosi dischi dei vari esponenti del neo-soul e del contemporary R&B…Nato il 4 Dicembre del 1982, a Trenton, nel New Jersey, lo troviamo dietro le produzioni più disparate, basta fare un paio di nomi come per esempio The Roots, Al Green, Dr. Dre, Kem, Maroon 5, Janet Jackson, Eminem, Kanye West, Al Jarreau, Jill Scott, Justin Timberlake, Demi Lovato e chi più ne ha più ne metta…Pur restando sempre dietro le quinte, il suo contributo al neo-soul e al contemporary R&B degli ultimi 20 anni è davvero importante. Adam respira musica sin da bambino, grazie al padre che era organista della sua chiesa e alla madre, cantante nel coro.

 

 

 

All’età di 4 anni comincia a suonare la batteria, per poi perfezionarsi nel basso e nel contrabbasso. Successivamente si iscriverà all’University Of The Arts di Philadelphia, dove imparerà lo studio del jazz contemporaneo. “Legacy” è l’esordio a suo nome e per questo nuovo e interessante lavoro Adam riunisce un paio di voci e musicisti dal mondo del jazz, dell’R&B e del neo-soul contemporanei. E il risultato è un sorprendente album in cui, tra gli ospiti, sono presenti nomi come Robert Glasper, Kirk Franklin, John Scofield, Queen Latifah, Jazmine Sullivan, DJ Jazzy Jeff, Jill Scott, Terrace Martin, tra i tanti. Sono 14 le tracce presenti in scaletta, tra le più interessanti troviamo l’iniziale “New Day”, con un incisivo “sermone” del Reverendo Kirk Franklin, grande campione del gospel contemporaneo, e anche la rilettura del classico swing “Fly Me To The Moon”, brano composto da Bart Howard e portato al successo dal mitico Frank Sinatra, qui affidato alla voce di Leslie Odom jr e alla tromba di Wayne Bergeron. Lo swing la fa da padrone anche in “Back On The Strip” con la voce della rapper Queen Latifah, che durante la sua carriera si è dimostrata anche una brillante interprete di jazz vocale e qui fa altrettanto . Presente in questo pezzo anche lo stesso Adam Blackstone con un suo lato inedito: quello di crooner. Infatti accompagna Queen Latifah nel canto. Convincenti anche la rivisitazione dello standard di Thelonious Monk “Round Midnight”, qui in versione cantata grazie alla bella voce di Jazmine Sullivan, e “Vulnerable” con ospite Jean Baylor (ex-metà del duo R&B anni ‘90 delle Zhanè) e il suo The Baylor Project. Il pezzo eccelle per i sorprendenti inserti di vocalese a metà brano.

Per il resto ci troviamo di fronte a un lavoro arrangiato con grande maestria e classe, con Adam Blackstone che tira fuori tutte le sue grandi virtù da fuoriclasse, frutto delle sue esperienze passate come arrangiatore, produttore e direttore d’orchestra dei vari nomi del pop, del neo-soul, del contemporary R&B e dell’hip-hop. Con “Legacy”, il contrabbassista e polistrumentista di Trenton ci offre un’opera solida, compatta, in perfetto equilibrio tra classico e moderno, tra swing, neo-soul e hip-hop, forte anche della scelta azzeccata degli ospiti, tutti a loro agio nell’interpretazione dei pezzi, un lavoro che ci dimostra come ancora oggi ci sia bisogno di musica suonata, cantata con anima e cuore, di quella autentica e che possa dare un’agitata alle acque spesso sonnacchiose della scena attuale. Non possiamo fare altro che complimentarci con Adam per l’ottimo e accurato lavoro svolto.

Francesco Favano

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