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All Green - Let's Stay Together

Al Green – Let’s Stay Together

Ripercorriamo la storia di Let’s Stay Together, uno dei più begli album del Reverendo del Soul, Al Green

In ogni collezione discografica di musica soul che si rispetti (ma anche di bella musica in generale) merita di essere presente un album del mitico Al Green. Nato in Arkansas il 13 Aprile del 1946, il Reverendo del Soul si è imposto al grande pubblico grazie a una triade di capolavori come Let’s Stay Together (1971), I’m Still In Love With You (1972) e Call Me (1973). Del primo ne parleremo oggi qui su The Italian Soul.

Nato come seguito di Al Green Gets Next To You, disco che ebbe un successo moderato ma con brani interessanti come Tired Of Being Alone e una pregevole cover di Light My Fire (The Doors), Let’s Stay Together lanciava Al Green nell’olimpo delle grandi voci soul di tutti i tempi. La sua è una vocalità dalle grandi doti interpretative ed espressive e che trova il suo apice grazie all’utilizzo del falsetto, un falsetto carico di drammaticità, sofferto e in grado di toccare il cuore e l’anima. Grazie alla complicità del fidato produttore Willie Mitchell e dell’etichetta discografica Hi Records, il Reverendo realizza nove brani di grande spessore, carichi di senso del gospel e abbelliti da arrangiamenti sopraffini con orchestra e sezione fiati, all’insegna di una musica soffice, sensuale e vigorosamente emotiva. Ci basta ascoltare  la title-track o La-La For You, che si apre con un incipit bluesy e successivamente acquisisce umori gospel, per renderci conto della portata di tale lavoro. Ma c’è anche spazio per How Can You Mend A Broken Heart, classico dei Bee Gees, qui in una veste inedita e sorprendente, che aggiunge qualcosa in più all’originale (che è sempre un ottimo brano). Indimenticabili anche I’ve Never Found A Girl (Who Loves Me Like You Do), di Eddie Floyd e Booker T. Jones, e la finale It Ain’t No Fun To Me, con un arrangiamento tra il blues e il soft-funk. In tutto questo lavoro spicca soprattutto la voce del mitico Al, con una timbrica grintosa pur nella sua pacatezza, dinamica ma soprattutto perfetta per cantare l’amore, i buoni sentimenti, le loro gioie e i loro dolori. Tutto senza cadere nella melassa fine a sé stessa.

Dal suo stile impareranno molto grandi nomi neo-soul come D’Angelo, Maxwell, Anthony Hamilton, tra i tanti. Con quest’ultimo, infatti, avrà modo di confrontarsi nell’album Lay It Down, uscito nel 2008 e che si avvale della produzione di Questlove e James Poyser. Dopo Let’s Stay Together, Al Green porterà a un livello ancora più alto la sua musica con il superbo I’m Still In Love With You (1972), ricco di gemme intramontabili come la title-track, Love & Happiness e Simply Beautiful, e il successivo Call Me (1973). Questi tre lavori otterranno grande successo di pubblico e critica e verranno inseriti in varie autorevoli riviste di musica, tra cui Rolling Stone. E’ Soul con la S maiuscola quello di Al Green, una musica viscerale, genuina, profondamente sentita, passionale e spirituale al tempo stesso. Non per niente il cantante otterrà anche il titolo di Reverendo del Soul  in quanto, scosso dal suicidio della sua ragazza di allora (Mary Woodson), dopo che lei lo aveva ustionato ( a causa del rifiuto di lui alla proposta di matrimonio da parte della ragazza), si convertirà al Cristianesimo diventando pastore ordinato della Full Gospel Tabernacle di Memphis, nel 1976. Ma al di là di tutto ciò resta sempre la sua arte, sempreverde e ancora oggi capace di influenzare e ispirare nuove generazioni di artisti soul. Quindi sempre sia lodato il Reverendo Al Green! 

Francesco Favano

The Italian Soul TEAM
Info@theitaliansoul.com
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