Alice Clark - The Italian Soul

Alice Clark, la gemma nascosta del soul anni ’70

Sono passati cinquant’anni dal primo (ed unico) album di Alice Clark, una grande voce soul riscoperta solo recentemente dal grande pubblico

Spesso nel vasto oceano della musica soul (e non solo) capita di imbattersi in artisti e album ingiustamente scomparsi o caduti nell’oblio. Capita anche in un decennio come gli anni ’70, in cui erano presenti dischi blasonati come quelli di Stevie Wonder, Marvin Gaye, Aretha Franklin, Curtis Mayfield e via dicendo. Oggi vogliamo portarvi indietro nel 1972, con un lavoro  e una voce che molto sicuramente avrebbero meritato più spazio. Si tratta del primo album eponimo di Alice Clark, classe 1947, di Bedford Stuvyesant, quartiere di New York nei pressi di Brooklyn. Durante i primi anni ‘70 Bob Shad, produttore jazz che stava investendo per creare una sezione soul-funk nella sua etichetta Maistream Records, la contrattualizzò e le offrì la possibilità di incidere il suo debutto. Questo lavoro all’epoca non ebbe fortuna, nonostante le grandi abilità vocali della cantante e gli arrangiamenti di gran classe a opera di importanti musicisti come Bernard Purdie, Cornell Dupree, Richard Tee, Paul Griffin, tra gli altri. Pur essendo uscito nel 1972 possiamo a tutti gli effetti considerarlo come una nuova uscita, vista la recente ristampa in cd in questi giorni, in occasione dei suoi 50 anni. Dopo la sua pubblicazione e il conseguente insuccesso Alice Clark, senza fare rumore, lascia il mondo della musica ritirandosi a vita privata. Morirà per cancro nel 2004, a soli 57 anni. Ci vorrà una ventina d’anni affinchè questa sua opera prima venga riscoperta; saranno proprio gli appassionati della corrente acid-jazz a riportarla in auge, oltre che varie compilation di Northern Soul. Il lavoro otterrà varie ristampe in vinile e cd, spesso raggiungendo quotazioni altissime e divenendo col tempo un album di culto.

Quello che maggiormente ci stupisce in questa sua opera sono la voce cristallina, densa e soprattutto dannatamente soul di Alice Clark, oltre che una scaletta che pullula di arrangiamenti straordinari. I Keep It Hid (dal repertorio di Jimmy Webb) è uno dei singoli, un pezzo che ci riporta alla Regina del Soul Aretha Franklin, ma senza esserne la copia conforme. Superlative anche Looking At Life (Petula Clark) con rimandi al mitico Donny Hathaway e una sontuosa orchestrazione, oltre che l’eleganza pop di Charms Of The Arms Of Love, che sembra precorrere alle sonorità sofisticate di artisti come Sade o Simply Red. Ottime anche Don’t You Care (uno dei tre brani che portano la firma di Bobby Hebb, autore della celebre Sunny) e il groove funkeggiante della finale Hey Girl.

 

Forte anche delle ristampe successive, il tempo sembra essere stato dalla parte di Alice Clark. Sì, perché questo suo primo e unico album è un perfetto concentrato di vero soul, quel soul carico di calore e classe che negli anni farà la gioia di molti collezionisti, quelli sempre a caccia di chicche dimenticate e nascoste. Certo, resta tuttavia un po’ di amaro in bocca a sapere come questo lavoro purtroppo non abbia avuto il successo meritato. Le doti Alice ce le aveva tutte, la sua era una vocalità che lei padroneggiava alla grande, come un’artista navigata e matura, pur ai suoi esordi, una timbrica mai eccessiva, ben misurata e calibrata, capace di incastrarsi e armonizzarsi perfettamente nei testi e nel mood dei brani. Sebbene l’ uscita dalle scene della vocalist newyorchese resti un mistero e lei sia rimasta all’ombra di altri colleghi celebrati del soul, questo suo primo disco si rivela tutt’altro che un’opera di serie B. La ristampa a opera della We Want Sounds ci dimostra come alla fine non è mai troppo tardi per riscoprire certi tesori e quest’album può fare la sua più che degna figura di fronte anche ad altri classici soul più fortunati. 

Francesco Favano 

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