Quando si tratta di neo soul di qualità non si può non pensare ad Amel Larrieux ed al suo album d’esordio Infinite Possibilities, uno dei più belli di inizio 2000
Bella presenza, ma soprattutto artista ricca di anima e talento: classe 1973, Amel Larrieux appartiene a quella schiera di voci neo-soul che, pur non essendo mai troppo celebrate, riescono comunque a offrire un notevole contributo al genere, attraverso una discografia dal pregevole standard qualitativo. Sin dall’infanzia comincia a respirare musica grazie all’ascolto di numerosi artisti dei generi più disparati. Durante l’adolescenza frequenta la Philadelphia High School for the Creative and Performing Arts, dove conosce Questlove, che allora stava per formare la sua band The Roots. Lo stile di Amel Larrieux incorpora elementi di soul, jazz, hip-hop, gospel, folk, blues, influenze africane, orientali e indiane. La sua voce a tratti ci rimanda a Minnie Riperton e possiamo anche trovare caratteristiche tipiche della musica di Sade. Tutto però suona personale e riconoscibile, non si tratta di mera imitazione. Negli anni ’90, insieme al beatmaker Bryce Wilson (già nei Mantronix), forma il duo Groove Theory, con il quale incide un ottimo album di avant-R&B, l’eponimo del 1995. Successivamente, dopo la parentesi nel brano You Will Rise con i Sweetback (musicisti di Sade), decide di intraprendere la carriera solista dando alle stampe nel 2000 l’esordio Infinite Possibilities, di cui parleremo oggi.
Il lavoro è pervaso da un’atmosfere smooth, adatte a mettere bene in risalto le doti vocali di Amel. Presenza costante del disco sono tematiche come l’amore e la spiritualità. La strumentazione è scarna ma riesce a rendere ben articolata l’opera, contando sulla massiccia presenza di piano Rhodes, basso e contrabbasso, oltre che una ritmica asciutta e percussiva al tempo stesso. La traccia iniziale, Get Up, ci rimanda a Erykah Badu, mentre l’introspezione fa parte di pezzi come I N I, dal groove ipnotico, e Searching For My Soul. Ottime anche la bluesy Sweet Misery, Even If e l’intimista Make Me Whole, ma il meglio viene soprattutto da Down, elegante traccia con un sorprendente arrangiamento jazz-oriented e in cui la voce di Amel si lascia andare in accenni di scat, nella parte finale. Con l’apporto di un nucleo ristretto di musicisti e affidandosi alla co-produzione del marito Laru Larrieux, Amel riesce a realizzare un lavoro omogeneo, denso, di grande eleganza e calore soul. Anche il suo songwriting non è scontato, in quanto viene fuori il grande amore per la vita (anche quella di coppia con le sue gioie e i suoi dolori) e soprattutto una vena analitica e meditativa.
Dopo Infinite Possibilities Amel sceglierà la strada dell’indipendenza artistica, fondando insieme al marito l’etichetta Blisslife Records, con la quale inciderà l’altrettanto lodevole Bravebird (2004), Morning (2006), la raccolta di standard jazz Lovely Standards (2007), fino ad arrivare ad Ice Cream Everyday, pubblicato nel 2013. La musica e la voce di Amel Larrieux sono un vero balsamo per i timpani, l’anima, la mente e il cuore, grazie alla sua timbrica sussurrata ma decisa, pulita e vibrante, capace di comunicare tanto sentimento, pathos e ci piace consigliarla agli amanti del neo-soul di qualità, in quanto è un sorprendente viaggio in prima classe, capace di regalare sfumature inedite a ogni ascolto supplementare. Thank u so much Amel!
Francesco Favano







