Betty Davis - La donna che inventò la fusion - The Italian Soul

Betty Davis, la donna che inventò la fusion

Betty Davis ci ha lasciati qualche giorno fa all’età di 77 anni. La sua musica ha però lasciato un segno indelebile nella storia della black music

Ci ha lasciato il 9 Febbraio, all’età di 77 anni, Betty Davis. Vero nome Betty Mabry, nata in North Carolina (luogo in cui non era possibile sfuggire ai pregiudizi razziali dell’epoca), il 26 Luglio 1945, oltre a essere stata per breve tempo la moglie del mitico Miles Davis, è stata considerata come “La donna che inventò la fusion”, in quanto nel suo stile convivevano funk, jazz, rock e soul. Fu infatti proprio lei a instradare il grande trombettista di Alton verso il jazz-rock psichedelico, stile che quest’ultimo adotterà in grandi album come In A Silent Way (1969) e Bitches Brew (1970). Dopo le prime esperienze come modella, la cantante del North Carolina comincia a dedicarsi alla musica e incontrerà artisti come Jimi Hendrix e Sly Stone. Pur con pochi album all’attivo, Betty Davis è stata una soul-sister influente; non ha ottenuto il successo meritato, ma col tempo è stata rivalutata divenendo un nome di culto. Furono le sue sonorità, basate su uno scarno e crudo funk-rock, ad aprire la strada a grandi nomi come Prince e Lenny Kravitz, oltre che diventare modello di riferimento per artiste come Erykah Badu (l’influenza della Davis è riscontrabile nel brano Penitentiary Philosophy, tanto per fare un esempio) e Janelle Monae. La sua voce, strozzata, roca e aggressiva, a tratti si lasciava andare in inserti che sembravano “rap ante-litteram”, tant’è vero che ispirò nutrite schiere di “bad ladies” dell’hip-hop. Per ricordarla vi portiamo con la nostra macchina del tempo del soul  nel 1973, parlando del suo primo album omonimo.

Il disco conta sulla produzione di Greg Errico, già nella squadra degli Sly & The Family Stone, oltre che sulle partecipazioni di artisti come Sylvester (che da lì a poco sarebbe diventata una stella della discomusic), Larry Graham, The Pointer Sisters e la sezione fiati dei Tower Of Power. In otto accattivanti tracce (più tre bonus-tracks con la ristampa in cd del 2007) la femme fatale del North Carolina esprime tutte le sue virtù da fuoriclasse assoluta, oltre che un’energia rara, e ciò lo possiamo riscontrare in tracce come l’iniziale If I’m In Luck I Might Get Picked Up, Your Man My Man e Ooh Yeah, quest’ultima con un groove uptempo con pause alternate nella prima parte e che poi finisce per crescere a dismisura. Ottime anche Game Is My Middle Name, una delle tracce più corrosive del disco, e la super-soul In The Meantime.

 

Provocatrice, esuberante e piena di creatività, Betty Davis ha simboleggiato, pur nella sua breve carriera, l’emblema dell’emancipazione femminile, per via di pezzi che sono stati veri e propri inni alla sessualità più sfrenata e sfrontata, tematica che affronterà, a partire dagli anni ’80, il grande Prince. Dopo questo disco seguiranno They Say I’m Different (1974) e Nasty Gal (1975), album i cui titoli sono tutto un programma. Purtroppo a livello di vendite non saranno fortunati, ma sono anch’essi dei lavori ineccepibili, ricchi di ottimi spunti. Betty Davis, dopo la loro pubblicazione, si ritirerà a vita privata, ma la sua discografia e la sua arte insegneranno molto alle generazioni successive, soprattutto quelle neo-soul. Questo suo disco eponimo del 1973 rappresenta un ottimo punto di inizio per riscoprire la genialità e l’estro di un’artista fuori dagli schemi, trasgressiva, una voce in grado di far appassionare sia amanti del soul-funk più puro che appassionati del rock. Betty Davis vive e continuerà sempre a vivere! 

Francesco Favano

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