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Bettye Lavette - Blackbirds

Bettye Lavette – Blackbirds

Blackbirds è il nuovo album della cantante Soul e R&B Bettye LaVette, con la magnifica produzione di Steve Jordan.

Bettye LaVette è un nome che probabilmente non dirà molto al lettore, anche se appassionato ascoltatore di R&B e Soul. La cantante nata nel 1946 a Muskegon, Michigan, è infatti una delle interpreti “black” più sottovalutate, anche causa dell’enorme concorrenza che ha dovuto subire tra anni ‘60 e anni ‘70, epoca in cui la densità di grandissime cantanti soul negli Stati Uniti era ovviamente alle stelle.

Bettye, a differenze delle sue colleghe dell’epoca, non inizia a cantare in chiesa come nella più classica delle tradizioni afro-americane, bensì nel soggiorno di casa sua, con genitori e parenti come primo pubblico. Nel ‘62, a soli 16 anni, pubblica il suo primo singolo, My Man – He’ s A Loving Man, che diventerà una hit, procurandole un contratto con la Atlantic. Il suo primo LP esce però diversi anni dopo, nel ‘72, non a caso intitolato Child Of The Seventies. Nel 1982 firma un contratto con la Motown, contratto che dura poco a causa della sua esperienza a Broadway con il musical Bubbling Brown Sugar, al fianco di un mostro sacro come Cab Calloway.

La carriera di Bettye sembra precipitare in un buco nero dalla seconda metà degli anni ‘80, fino a quando, nel 2005, non esce I’ve Got My Own Hell To Raise, considerato dalla critica come uno dei migliori album dell’anno. Grazie a questo exploit la LaVette inizia in pratica una seconda carriera, che la porta a pubblicare album con costanza dedicandosi con particolare fortuna a rivisitazioni bluesy di brani associati ad artisti pop, rock e folk come Bob Dylan, Fiona Apple, The Who.

Anche nell’ultimo, meraviglioso album, Blackbirds, uscito il 27 agosto, troviamo la cantante intenta in quel che le riesce meglio: reinterpretare brani celebri in modo profondamente personale. A partire dalla celeberrima title-track, capolavoro dei Beatles che McCartney dice essere stata ispirata dalle donne afro-americane durante le lotte per i diritti civili. Quasi tutti i brani dell’album sono stati scritti o interpretati da cantanti nere che hanno influenzato Bettye LaVette, tra cui Billie Holiday (Strange Fruit), Nina Simone (I Hold No Grudge) e Ruth Brown (Book Of Lies).

A dare ancor più valore a questo bellissimo album vi è la presenza di Steve Jordan come produttore e, ovviamente, batterista. Jordan, nome divenuto notissimo grazie alla sua lunga collaborazione con John Mayer, è un grande appassionato di musica R&B e Soul, oltre ad essere un fenomenale batterista, qualità che gli hanno permesso di plasmare il suono di Blackbirds in maniera praticamente perfetta. Lo ha fatto partendo già dalla scelta dei session-man che accompagnano la cantante nel disco, musicisti di grandissima esperienza in grado di “dipingere la tela” in maniera egregia: abbiamo, oltre a Jordan alla batteria, Leon Pendarvis (Bonnie Raitt, Eric Clapton, Blues Brothers) alle tastiere, Tom Barney (Miles Davis, Lauryn Hill, Teddy Pendergrass, Whitney Houston, Chaka Khan e moltissimi altri) al basso e Smokey Hormel (Tom Waits, Beck, Johnny Cash, Norah Jones) alla chitarra. L’attenzione e la cura per i dettagli, unita alla quarantennale esperienza del batterista nei migliori studi del mondo ha fatto il resto, regalandoci uno degli album più belli dell’anno. Un tuffo nel cuore del mondo R&B e Soul americano che, ancora una volta, rende giustizia a questa grandissima cantante che, per nostra fortuna, brilla ancora in tutto il suo splendore nonostante i suoi 74 anni.

 

Michele Capasso
assomiki@gmail.com
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