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Bill Withers – Still Bill

Un anno fa ci lasciava uno dei più grandi soulman di sempre, Bill Withers. Lo ricordiamo oggi riscoprendo Still Bill, il suo più grande capolavoro.

Il 30 Marzo dello scorso anno il mondo del soul perdeva uno dei suoi importanti esponenti, il mitico Bill Withers. A un anno di distanza lo vogliamo ricordare con uno dei suoi lavori migliori, il suo secondo album intitolato Still Bill, uscito nel 1972. L’anno precedente il soul-singer di Slab Fork aveva fatto il suo ingresso nel mondo della musica con il bellissimo Just As I Am, prodotto da Booker T. Jones e contenente uno dei suoi grandi classici, Ain’t No Sunshine, divenuto col tempo uno standard del soul. Con il successivo album Bill dava vita a un lavoro altrettanto notevole.

Storie di vita quotidiana, relazioni amorose e analisi della natura umana sono le coordinate sulle quali si muove la sua musica. Il tutto attraverso una vocalità pacata, a volte anche sussurrata, ma anche intensa, vigorosa ed espressiva, una voce che entra a stretto contatto con l’ascoltatore. Il sound della sua prima produzione è un soul-funk che attinge a piene mani dal blues e grande importanza viene data all’elemento ritmico. Still Bill, attraverso un nucleo ridotto di musicisti, si avvale di brani come Lonely Town, Lonely Street (anni dopo reinterpretata dall’ottimo Joe Bonamassa), il soft-funk di Who Is He (And What Is He To You) e Use Me. Quest’ultimo pezzo, caratterizzato da un groove minimale ma di grande impatto, tratta il tema delle relazioni con secondi fini. Agli antipodi come tematica è invece il blues-gospel di Lean On Me, vero e proprio inno all’amicizia e al supporto reciproco, con l’interpretazione sentita di Bill a fare la differenza. Ottima anche Kissing My Love, caratterizzata da una ritmica funky ipnotica e contagiosa e un fischiettato che non ti molla.

 

Still Bill otterrà grande riscontro di critica e pubblico grazie ai singoli Use Me e Lean On Me, che raggiungeranno i vertici della classifica Billboard nella sezione soul-R&B, mentre l’intero lavoro guadagnerà la certificazione oro. E’ un disco che si ritaglia il suo spazio tra i migliori album soul del periodo e col tempo si è guadagnato posti di grande rilievo nelle guide ed enciclopedie della musica di tutti i tempi. La voce di Bill Withers è un vero balsamo per le orecchie e l’anima. E’ una voce un po’ atipica rispetto al periodo, nasale, nè virtuosa e nè di grande estensione. Ma è proprio questa diversità il suo punto di forza, la sua originalità, la sua grande capacità di essere soprattutto emozionale e meno tecnica, il suo saper raccontare con grande partecipazione emotiva le gioie, i sogni e i tormenti dell’animo umano.

Nonostante una discografia non particolarmente nutrita (solo nove album dal 1971 al 1985), il cantante di Slab Fork è riuscito a collocarsi tra i più importanti esponenti del soul. A parlare per lui ci pensano le varie cover dei suoi pezzi da parte di numerosi artisti neo-soul e R&B, ma anche pop, rock e blues, i vari Grammy ottenuti e i riconoscimenti nella Songwriters Hall Of Fame nel 2005 e nella Rock & Roll Hall Of Fame nel 2015, quest’ultimo da parte del mitico Stevie Wonder. E anche se da un anno non è purtroppo qui con noi, Bill Withers non smette mai di emozionarci grazie alla sua musica genuina, semplice ma monumentale allo stesso tempo, un suono in grado di scuotere l’anima come pochi al mondo. Grazie mille zio Bill per tutto quello che ci hai regalato, la tua musica vive ancora! Blessings to you bro!

Francesco Favano

Michele Capasso
assomiki@gmail.com
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