Kehlani esce con l’album “Blue Water Road” frutto di una lenta crescita personale e spirituale.
Un disco vulnerabile e onesto, provocante e spirituale. Dopo una serie di ascolti è così che descriverei Blue water road, il nuovo album della cantante californiana Kehlani. A detta dell’artista, infatti, l’album sarebbe il frutto di una lenta crescita personale e spirituale, che ha trovato il suo culmine nell’esperienza della maternità e nella nascita della prima figlia.
Ad un primo ascolto, però, l’album sembrerebbe mancare di incisività. A differenza degli ultimi lavori delle sue colleghe e coetanee Summer Walker e H.E.R., che sono stati accolti come veri monumenti dell’r&b al femminile contemporaneo, Blue water road non è un album d’impatto e richiede più tempo per essere apprezzato.
Fra i pezzi più interessanti c’è sicuramente la prima traccia, “little story”, una dichiarazione spassionata in cui la cantante chiede a un/una possibile partner di aiutarla a scrivere la loro “piccola storia” d’amore (I want you to pick up the pen and write me into your story), il tutto accompagnato da atmosfere fiabesche e una bella chiusura orchestrale.
La ballata “everything”, invece, è un pezzo dal sound minimal guidato dalla voce limpida della cantante, in cui Kehlani si cimenta in una dedica nostalgica alle qualità fisiche, caratteriali e spirituali del/la suo/a partner. La traccia, che è anche il secondo singolo estratto dall’album, è accompagnata da un bel videoclip ispirato allo stile gangsta anni’90, che richiama l’adolescenza della cantante di Oakland, segnata dalla perdita prematura del padre e dalla condanna della madre per abuso di droghe.
Fra le uptempo si distingue la collaborazione con Justin Bieber, “up all night”. In questo caso il pezzo forte è la base, che in alcuni passaggi ricorda le atmosfere vaporose di The Velvet Rope (1997) o il memorabile riff in “That’s the way love goes” (1993), momenti indelebili della carriera di Janet Jackson firmati Jam & Lewis. Una menzione speciale va anche qui al videoclip, un vero e proprio tributo alle coreografie delle icone pop e r&b anni ’90 come Michael Jackson, Aaliyah e la già citata Janet, spesso citate da Kehlani come sue fonte di ispirazione.
Apparentemente freddo, Blue water road riesce con il tempo a catturare l’ascoltatore, trasportandolo in quello spazio musicale e creativo che dà appunto il titolo all’album. “Blue water road è il nome di una strada a Malibu dove ci trovavamo per le registrazioni per l’album. Ed è anche il posto in cui ho sentito mia figlia parlare per la prima volta, per cui è stato naturale chiamare l’album così”, ha detto Kehlani in un’intervista per Amazon music.
Certo, serve uno sforzo per apprezzare quest’album e coglierne le sfumature e ambiguità. Se però siete incuriositi dai volti anche più insoliti della femminilità e amate l’r&b contemporaneo, fare una sosta a Blue water road potrebbe rivelarsi un’ottima scelta.
Simone Boldreghini







