Anita-Baker - Rapture - The Italian Soul

Caught up in “Rapture” by Anita Baker

Rapture è senza dubbio il più bell’album di una delle voci soul più spettacolari degli anni ’80, la leggenda Anita Baker

Gli anni ’80 spesso vengono considerati un periodo buio per quanto riguarda la musica soul. In quegli anni i suoni dei sintetizzatori e delle drum-machine dominavano incontrastati il mercato, quindi non c’era grande richiesta di soul in senso più canonico. Spesso per via di quelle sonorità molti dischi del periodo a volte suonavano simili, freddi e piuttosto piatti. Oggi faremo un salto nel 20 Marzo del 1986 occupandoci di un album che per quel decennio aveva un taglio differente: il secondo di Anita Baker intitolato Rapture. Questo lavoro, pur  risentendo a tratti della produzione tipica dell’R&B anni ’80, mostrava una lieve vena jazzy, oltre che essere un ponte tra tradizione soul e sonorità del periodo. Anita Baker è una voce dalle varie sfumature, espressiva e diversa dai tecnicismi alla Whitney Houston che tanto andavano forti in quegli anni. Classe 1958, nata a Toledo (Ohio), ma cresciuta a Detroit, Anita fa il suo ingresso nel mondo della musica come voce del gruppo Chapter 8, con un lavoro poco fortunato ma ricco di ottimi spunti. Nel 1983 darà alle stampe il primo album solista, The Songstress, opera in cui si cominciano a intravedere elementi dello stile che caratterizzerà la successiva produzione. Insoddisfatta degli scarsi risultati, la cantante statunitense decide di ritirarsi e troverà lavoro come segretaria in uno studio legale. Ma l’incontro con Michael J. Powell, già con lei nei Chapter 8, le farà cambiare idea e allora decide di investire le sue forze e le sue doti per creare un classico senza tempo come Rapture. Il disco era nato da un compromesso: lei lo voleva jazzy, Michael J.Powell lo voleva R&B anni ’80.

Insieme uniscono le loro idee ed ecco che viene fuori un album in cui la classe domina incontrastata. Sono otto tracce che traggono linfa dalla scelta accurata di musicisti come Paulinho Da Costa, Louis Johnson, Greg Phillinganes, Jimmy Haslip, Freddie Washington, Ricky Lawson, Dean Parks e alcuni componenti dei Chapter 8. Come non resistere al richiamo del singolo Sweet Love, con quelle tastiere che fungono da sezione fiati e la voce di Anita abile nei cambi di registro, oppure di  You Bring Me Joy (composta da David Lasley e incisa nel 1980 da Norman Connors), con le calde e sensuali note del sax di Don Myrick, già negli Earth Wind & Fire. Tanta classe anche in brani come Caught In The Rapture, abbellito da ottimi arpeggi chitarristici nel finale, e Been So Long, con brevi accenni di scat nell’ultima parte. Mystery (scritta da Rod Temperton) vince la sfida amichevole con la versione originale dei Manhattan Transfer, mentre il groove fa la parte del leone nella triade finale No One In The World (incisa precedentemente da Dionne Warwick), Same Ole Love (dal sapore easy-funk) e Watch Your Step.

 

Rapture raggiungerà la posizione numero 10 della classifica Billboard e varrà ad Anita i Grammy Awards e gli American Music Awards come migliore interprete soul-R&B dell’anno, miglior disco e miglior brano per il singolo Sweet Love. In un periodo come quello degli anni ’80, caratterizzato dalle fredde macchine in studio e in cui non vi era presenza di strumentazione musicale canonica, questo lavoro ha portato una ventata di freschezza, dimostrando come era possibile rinverdire i fasti della tradizione soul unita a leggera sensibilità jazz e all’R&B tipico della decade. Dopo quest’opera, che varrà ad Anita Baker l’appellativo di “Sarah Vaughan degli anni ‘80”, seguiranno altre pubblicazioni altrettanto ineccepibili e di classe come Giving You The Best That I Got (1988), Compositions (1990), Rhythm Of Love (1994), fino ad arrivare all’ultimo My Everything (2004). E’ una discografia di poche produzioni, ben centellinate ma capaci di offrire un grande valore alla musica soul-R&B anni ’80 e ’90, quella che aprirà le porte a voci come Regina Belle, Oleta Adams e Will Downing, tra gli altri. Anche la regina dell’R&B anni ’90 Mary J.Blige non mancherà di esprimere la sua stima verso Anita Baker, grazie a una sua versione con una macchina per karaoke di No One In The World, che colpì Puff Daddy e che segnò l’avvio di una fruttuosa carriera. Toni Braxton, tanto per fare un altro esempio,  è un’altra voce debitrice di Anita. Alla fine ogni parola è superflua e lasciamo che sia la musica di Rapture a parlare, una grande lezione di eleganza in musica, soul genuino con ottime atmosfere quiet storm adatte per serate a lume di candela. Il tutto però senza svenevolezze fini a loro stesse. Lunga vita ad Anita Baker! 

Francesco Favano 

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