Childish Gambino torna con un nuovo lavoro intitolato “Bando Stone & The New World”
Attore cinematografico e di serie TV, cantante, rapper, scrittore, produttore, sceneggiatore, regista, Donald McKinley Glover jr, semplicemente Donald Glover e in arte Childish Gambino, è un artista poliedrico, ricco di talento e capacità artistiche. Alla recitazione ha sempre affiancato la carriera musicale con album come “Camp” (2011), “Because The Internet” (2013), “Awaken , My Love!” (2016), il suo lavoro migliore, “3.15.20” (2020), quest’anno ristampato con il titolo “Atavista”. Il suo pezzo di maggiore successo, che lo ha fatto conoscere al grande pubblico, è stato “This Is America”, brano che gli è valso 4 Grammy Award e con un video di grande impatto simbolico e metaforico. Donald è noto anche per la serie “Atlanta”, che gli ha fatto ottenere 2 Golden Globe.
Parlando della sua carriera musicale, da poco è tornato con un nuovo lavoro intitolato “Bando Stone & The New World”, album in cui l’artista afro-americano ha deciso di decretare la fine del suo alter-ego appunto denominato Childish Gambino. E lo fa dando vita a un’opera di 17 tracce, ricca di varie influenze, come una sorta di enciclopedia della black-music. Ciò potrebbe essere per certi versi un vantaggio, ma in alcuni versi forse questa sua poliedricità è allo stesso tempo la sua forza e anche il suo limite. “Awaken, My Love”, il suo lavoro del 2016, quello più riuscito, pur nel suo essere nostalgico e derivativo, aveva dalla sua come caratteristica una certa omogeneità e ciò lo rendeva ben messo a fuoco, più coerente, dai vari umori psichedelici ma con una sua personalità ben precisa, distinta e inconfondibile. In “Bando Stone & The New World” ciò che manca è appunto proprio l’omogeneità e pur essendo un lavoro prodotto onestamente, spesso risulta, proprio per la sua varietà di stili, dispersivo, in quanto manca quella cifra stilistica che lo avrebbe reso più compatto. Ma pur essendo discontinuo qua e là si possono sempre trovare una manciata di pezzi validi, come per esempio “No Excuses”, brano di impronta jazzata, orchestrale e con una certa eleganza stilistica, oppure “In The Night”, in cui troviamo una delle voci più interessanti degli ultimi anni del neo-soul britannico come Jorja Smith, qui in compagnia di Amaarae.
Ottimi anche il rock radio-friendly di “Lithonia”, la ballad “Steps Beach”, caratterizzata da una carezzevole atmosfera bossanova, e la strumentale “Happy Survival”, con la presenza dei Khruangbin e con un suono tra soft-funk, afro-beat e calypso. In altri momenti, certe tracce di impronta electro o trap sembrano un po’ fare a pugni con i pezzi citati e questo è anche uno dei motivi che ci porta ad avere delle riserve su questo lavoro, pur contando sulla presenza di artisti come Steve Lacy, Kamasi Washington, la giovane Willow Smith e Syd del gruppo The Internet. Intendiamoci, il nuovo album di Childish Gambino è un disco prodotto con anima e cuore, ma manca quel qualcosa che lo rende organico, riconoscibile, e ci dà l’impressione di un’occasione sprecata di poter essere un ottimo riassunto della black-music, oltre che di un’opera sì multisfaccettata, ma confusionaria.
Per il resto non si può comunque mettere in dubbio la creatività e l’ottimo estro artistico del signor Glover, tra gli artisti della black-music più interessanti degli ultimi anni, uno dei più visionari e capaci sempre di stupire.
Francesco Favano