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Common - A Beautiful Revolution Pt 1 - The Italian Soul

Common – A Beautiful Revolution (Pt. 1)

A Beautiful Revolution (Pt. 1) è il nuovo album di Common con Lenny Kravitz, Black Thought, PJ, Robert Glasper, Isaiah Sharkey, Burniss Travis e Karriem Riggins.

La giornata di ieri è probabilmente da segnare con un cerchio rosso sul calendario del Ventunesimo Secolo. Dopo quattro anni, infatti, la più grande potenza mondiale, gli Stati Uniti – una nazione che (piaccia o meno) influenza gli equilibri del mondo intero – è stata chiamata a votare il nuovo Presidente. Quasi mai abbiamo visto tanta polarizzazione in campagna elettorale, e mai come oggi l’attenzione è puntata su questo evento, in un periodo così precario a livello globale a causa del Coronavirus, e così vivo dal punto di vista socio-politico in seguito alle proteste iniziate dopo la morte di George Floyd. Come avrete notato dalle pagine di questo blog, sono molti gli artisti di musica black che si sono impegnati nella sensibilizzazione a favore del voto, scegliendo ovviamente di sostenere il partito democratico in un momento in cui sarebbe cruciale invertire la rotta assurda a cui Trump ha dato il via durante il suo quadriennio al potere. Uno degli artisti più attivi in questa campagna di sensibilizzazione è senza dubbio Common (sempre in prima fila su queste tematiche) il quale, non a caso, ha appena pubblicato il suo tredicesimo album, dal titolo emblematico: A Beautiful Revolution (Pt. 1).

Di Common come artista c’è poco da dire che non sia già stato detto, essendo uno dei rapper (definizione forse riduttiva) più creativi, prolifici e tecnicamente dotati della nostra epoca. All’enorme capacità lirica coniuga sempre una ricercatezza musicale che non ha eguali nel mondo dell’hip hop, grazie al suo amore per generi come jazz, soul, funk e neo soul. A Beautiful Revolution (Pt. 1) non fa eccezione, presentandosi come uno dei dischi hip hop dell’anno. Come da tradizione per Common, l’album presenta una line-up di musicisti da paura, ovvero gli amici di lunga data Robert Glasper (tastiere), Isaiah Sharkey (chitarra), Karriem Riggins (batteria) e Burniss Travis (basso). Tre gli ospiti presenti in diverse tracce del disco, con la cantante R&B PJ al fianco del rapper di Chicago in ben quattro brani, il rapper Black Thought (The Roots) nel pezzo Say Peace e la leggenda Lenny Kravitz in A Riot In My Mind, uno dei brani migliori dell’album.

 

Il disco è ovviamente un manifesto politico che parla di rivoluzione, voto, auto-affermazione, razzismo, segregazione, violenza, speranza. Da segnalare i brani A Place In This World, un inno ad un futuro più roseo, e il già citato A Riot In My Mind, in cui una lunga introduzione chitarristica (probabilmente il giro armonico è quello dello standard jazz ‘Round Midnight) viene bruscamente interrotta per fare spazio ad un beat ipnotico, aggressivo e inquieto, sopra il quale Common e Lenny Kravitz parlano di rivoluzione della mente:

“it’s a war outside
When it’s quiet, it’s a riot in my mind
It’s a war outside
Won’t be quiet, it’s a riot in my mind”.

La cosa che più colpisce è come, in un momento di inquietudine e profonda crisi globale, Common riesca a comunicare sì rabbia e inquietudine, ma anche positività, entusiasmo e soprattutto speranza, e tutto questo senza stridere con il contesto, che pare andare nella direzione opposta. Ma d’altronde è proprio questa la forza di un popolo come quello afro-americano (di cui Common è degno rappresentante) che, oppresso per secoli, ha sempre avuto la forza di trovare e produrre bellezza come forma di speranza in un futuro migliore. A Beautiful Revolution (Pt. 1) ne è la prova tangibile.

“Beautiful Revolution Pt. 1. is affirmation. It’s recognition. It’s elevation. It’s music to go with a movement. Because the truth is, there is still so much work to do.” 

Michele Capasso
assomiki@gmail.com
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