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Curtis Harding – If Words Were Flowers

Vi portiamo alla scoperta di If Words Were Flowers, il nuovissimo album del cantante e polistrumentista americano Curtis Harding.

Che Curtis Harding amasse un retro-soul multiforme e soprattutto suonato con vera strumentazione era già chiaro sin dall’esordio del 2014, Soul Power, in cui dava al genere un’impronta rock-blues. Nel suo stile, da egli stesso definito slop ‘n’ soul, convivono elementi di blues, gospel, psichedelia e indie-rock. Tre anni dopo l’esordio vedeva la luce Face Your Fear, un disco soul-funky più in senso canonico. Adesso invece vuole stupire con il terzo album intitolato If Words Were Flowers. Il titolo rievoca i consigli e le raccomandazioni della madre, che era solita dirgli “Portami fiori finchè vivrò”. E infatti quello che traspare in questo disco è un senso di ottimismo, un invito ad amare i nostri cari soprattutto quando sono vivi tra noi. Classe 1979, nato a Saginaw (città che diede i natali anche al leggendario Stevie Wonder), ma trapiantato sin dall’adolescenza ad Atlanta, Curtis Harding ha fatto molta gavetta prima di bussare alle porte dei discografici. Ha infatti collaborato con Cee-Lo Green, e con alcuni membri della band rock Black Lips ha fondato un gruppo garage-R&B denominato Night Sun.

Con questo nuovo lavoro il soul-singer ci confeziona un ricettario di undici brani deliziosi che potranno fare la gioia sia degli amanti del soul tradizionale che di quello contemporaneo. Il suono che scaturisce è davvero caleidoscopico: ne sono una prova tracce come la title-track iniziale, dagli accenti cosmic-jazz, o il gospel di Hopeful, condito da un efficace solo chitarristico psych-rock e da un’orchestra d’archi di grande atmosfera. L’amore di Curtis per il soul della Stax viene invece fuori in pezzi come Where is The Love, con un inserto poetry slam degno del mitico Gil Scott-Heron, e in Forever More, dall’ipnotico incedere shuffle. La Motown invece viene rievocata in Can’t Hide It, mentre più reminescente di Burt Bacharach è l’ovattata With You. Anche il songwriting di Curtis si fa più interessante, grazie ai più che sentiti messaggi di speranza presenti a più riprese. Il disco infatti fu realizzato in un periodo non facile come quello della pandemia e quindi l’urgenza di comunicare valori positivi si fa più viva che mai, un invito a non lasciarci sopraffare dalla negatività. Ma soprattutto a credere in sani ideali, come appunto ci canta in Hopeful, che egli dedica agli afro-americani, infondendo in loro parole di buon auspicio, affinchè la sua gente possa vedere la luce nei momenti più bui.

 

Ancora una volta Curtis Harding riesce a stupirci: If Words Were Flowers è un disco vitalissimo, vibrante, che sprizza soul e calore da ogni pezzo. Tutto grazie ad efficaci arrangiamenti old-school, ma con un tocco di personalità in più. Curtis è un abile chitarrista e polistrumentista e qui fa anche gran parte del lavoro, suonando e sovraincidendo diversi strumenti, avvalendosi dell’apporto di sezione fiati e orchestra d’archi di grande intensità (adatte a dare al disco quel giusto mood psichedelico) e tenendosi stretto il fido Sam Cohen, altro valente compositore, arrangiatore, produttore e polistrumentista già presente nei suoi lavori precedenti. Non ci resta quindi altro che lasciarci catturare dai brividi che il bravissimo Curtis Harding è capace di trasmettere, grazie alla sua musica appassionata e grazie a questo suo nuovo album, che si rivela tra le nuove uscite discografiche più interessanti per quanto riguarda la nostra amata soul-music. Welcome back bro!

Francesco Favano

The Italian Soul TEAM
Info@theitaliansoul.com
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