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Curtis Mayfield - Superfly - The Italian SOul

Curtis Mayfield – Superfly

Nel 1972 usciva Superfly, uno dei capolavori di Curtis Mayfield. Oggi lo ricordiamo ripercorrendolo traccia per traccia.

Durante i primi anni ’70 artisti come Isaac Hayes, Roy Ayers e Marvin Gaye hanno dimostrato come il soul e il funk possano prestarsi bene anche al cinema, soprattutto se si tratta di film che abbiano per soggetto la vita di strada e il disagio degli afro-americani. Questo filone fu denominato “blaxploitation”. Dei rispettivi tre artisti citati troviamo lavori come Shaft, Coffy e Trouble Man. A questi se ne aggiunge anche un altro importante: Superfly di Curtis Mayfield. Il vocalist di Chicago, dopo aver lasciato il segno grazie al suo precedente gruppo vocale, gli Impressions, dava un’importante svolta al proprio sound, all’insegna di un soul psichedelico, carico di senso del groove,  grazie a chitarre wha-wha, ritmo tosto e africaneggiante, orchestre d’archi dense di calore e atmosfera, poderose sezioni fiati. I testi diventavano più militanti, incentrati su politica e impegno sociale, assumevano dei connotati più consapevoli.

Superfly, uscito nel 1972, si inserisce anche a pieno titolo nel filone della “blaxploitation”. La pellicola, come le altre del genere, non ebbe recensioni entusiastiche per via dei contenuti crudi e amari, mentre diversa fu la sorte della sua colonna sonora, entrata di diritto tra i lavori imprescindibili della musica soul di ogni tempo. Brani come Pusherman, sul tema della droga, con tanto di ritmo serrato, presenza massiccia di basso e chitarre e percussioni che ci rimandano alla Madre Africa, bastano già a rendere questo disco una perla. Come non restare indifferenti di fronte al mood urbano e cupo di Freddie’s Dead, in cui orchestra, fiati, flauto e sirene danno un tocco realistico e cinematografico al tempo stesso. Più sensuale e jazzy è invece Give Me Your Love pezzo che venne campionato nel 1994 da Mary J.Blige per la sua I’m The Only Woman e che ispirò anche Alicia Keys per la sua The Life, tratta dal suo esordio Songs In A Minor (2001).  Notevoli anche gli strumentali Junkie Case, funk allo stato puro, e Think, con un bellissimo intro chitarristico, mentre la title-track rappresenta la summa dell’arte di Curtis, con presenza di basso e ritmo funky e selvaggio e col suo “trying to get over” ripetuto fino alla fine come un vero e proprio mantra, un finale carico di malinconia rabbiosa.

 

Superfly rappresenta l’essenza del soul-funk, è una più che degna fotografia delle problematiche del ghetto di quegli anni. Con questo capolavoro ci sembra di venire trasportati per le vie di Harlem, sono suoni che negli anni a venire faranno la gioia di molti rapper, soprattutto nel filone gangsta-rap, e che non esiteranno a campionare nei loro pezzi, a testimoniare il segno che ha lasciato questo disco e che tuttora continua a lasciare. L’arte di Curtis Mayfield, grazie alla sua intensa e graffiante voce in falsetto e alle brillanti doti esecutive, ha anche influenzato artisti come Prince, D’Angelo e Lenny Kravitz, ed è la più che lampante dimostrazione di come la musica possa essere il miglior mezzo di denuncia per i mali del mondo. Superfly è stato negli anni ’70 un lavoro in grado di guardare al futuro e rappresenta un passaggio obbligato per chi vuole conoscere i grandi classici del soul. Il suo umore denso di pathos, ti colpisce ma non ti provoca dolore, tanto per citare il mitico Bob Marley, e a quasi 50 anni di distanza è sempre in grado di scuotere le coscienze e lanciare messaggi di giustizia, uguaglianza, contro ogni male del mondo. Grazie mille Curtis per le tue meraviglie e tanti auguri di buon compleanno! Curtis vive!

Francesco Favano

Michele Capasso
assomiki@gmail.com
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