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DWELE

DWELE

Come ho scoperto Dwele, genio del neo soul.

Lavoravo ancora alle Messaggerie Musicali, quando, in preda alla voglia di sonorità nuove, mi misi a spulciare tutto il catalogo “musica straniera” del negozio. Non avevo nessun indizio se non quelli che potevo cogliere dalla copertina. Ero assetato di soul, nu soul per l’esattezza. Voodoo era già stato consumato fino alla terza copia. Eh si perché per me non serve un cazzo conoscere 10000 dischi se poi non li senti scorrere nelle vene.

Così, al contrario di come facevo di solito, partii dalla lettera A. Arrivato alla fine della D lo vidi. Era lì che mi aspettava. L’autore seduto di profilo, appoggiato ad una parete in laminato noce. Il calore di quella copertina mi faceva quasi sentire il suono che conteneva. Lo comprai al volo senza ascoltarlo prima. Uscito dal lavoro, in metropolitana, scartai la confezione per leggere le note di copertina e arrivato in auto lo inserii nel lettore.

Dwele – Subject (Virgin 2003).

Vi dico solo che non mi sbagliavo. A distanza di 11 anni continuo ad essere felice di quella scoperta, sia per il disco in sé, per quelli che ha fatto in seguito e per quello che, come artista, sta dimostrando. La storia di AnDwele Gardner non è proprio di quelle più tranquille. A 10 anni perde il padre, colpito in una sparatoria davanti a casa. La sua reazione a quel traumatico avvenimento? Dwele.

La musica circolava già nel suo DNA, cominciò a sei anni a suonare; prima il piano, poi tromba, basso e chitarra. Ma lo sappiamo tutti che questo non basta per dire qualcosa di importante in musica e ad avere successo: il piccolo Andwele, infatti, riuscì a trasformare e canalizzare tutto il dolore derivante dal trauma causato dalla morte del padre nel cercare di sfruttare e migliorare il proprio talento musicale. Tanto da farlo diventare l’artista che è oggi.

L’umiltà e l’ironia sono le cose che adoro di quest’uomo. Basta guardare i suoi video da YouTube per capire che se la gode veramente, senza fare la parte della star.  A dimostrarlo: il video d’improvvisazione rap con i cugini, quello dove canta, suona il basso e la batteria (notare quando gli cadono le bacchette), le scene con gli amici a cercare video su web, i DJ set e le live session in casa sua, il tributo a Michael Jackson.

In ogni video un frammento di vita quotidiana, di registrazioni, sperimentazioni, giochi, gagcosì come nel disco. Una camera puntata sulla sua vita che accende e spegna quando vuole, nulla di costruito, nulla di finto.

Buon ascolto e buona visione
Dario Serafino

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The Italian Soul TEAM
Info@theitaliansoul.com
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