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Erykah Badu – Mama’s Gun – Back in the Days

Andiamo indietro nel tempo con Mama’s Gun, secondo album della regina del neo soul, Erykah Badu, uscito esattamente vent’anni fa.

Un luogo comune del mondo discografico afferma che il secondo album sia sempre un’insidia per ogni artista che inizia ad emergere nello show-business. Dopo il fulminante esordio del 1997 intitolato Baduizm, che mise d’accordo critica e pubblico, e il brillante live dello stesso anno, tre anni dopo Erykah Badu era infatti attesa al banco di prova per il suo secondo lavoro. Pubblicato il 21 Novembre del 2000, Mama’s Gun è un ulteriore passo in avanti rispetto al suo predecessore, un’ opera ancora più eclettica e articolata. Inciso ai mitici Electric Lady Studios del grande Jimi Hendrix, usciva alcuni mesi dopo il celebrato Voodoo di D’Angelo, con il quale condivide gli stessi studi e alcuni musicisti arruolati per l’incisione. Basta infatti scorrere tra i crediti nomi come Ahmir “Questlove” Thompson (batterista della band hip-hop The Roots), Pino Palladino, i compianti Roy Hargrove e J-Dilla, e Betty Wright, Roy Ayers e Stephen Marley, giusto per rendersi conto delle ambizioni di questo secondo capitolo della discografia di Erykah.

Sono quattordici i pezzi in scaletta; ad aprire troviamo l’adrenalinico funk-rock di Penitentiary Philosophy (con le brillanti accelerazioni ritmiche di Questlove e graffianti soli chitarristici) e il singolo Didn’t Cha Know, che si avvale degli impeccabili beat di J-Dilla. I fiati di Roy Hargrove impreziosiscono Booty, un brano dal grande piglio funky, ma c’è anche spazio per ottime influenze blues vintage, come in A.D. 2000, con i cori della mitica Betty Wright e dedicata ad Amadou Diallo (il titolo indica infatti le sue iniziali), giovane afro-americano ucciso dalla polizia statunitense nel 1999 per via di uno scambio di persona (si scoprii successivamente che Amadou era innocente). Come detto prima, Mama’s Gun trae linfa dalla sua ecletticità e allora come non citare le sonorità reggaeggianti e acustiche di In Love With You (in duetto con Stephen Marley, figlio del grande Bob), l’africanismo di Kiss Me On My Neck e le atmosfere rarefatte e jazzate di super-brani come Orange Moon, Cleva (col vibrafono del mitico Roy Ayers) e la finale Green Eyes, quest’ultima una specie di suite in tre movimenti con arrangiamento retrò e che vede ancora un’altra volta la partecipazione di Roy Hargrove ai fiati. Più convenzionale, ma di ottimo livello, è il secondo singolo Bag Lady, un invito alle donne a liberarsi delle pene amorose e dei pesi del passato.

 

Mama’s Gun otterrà un ottimo riscontro da parte della critica, oltre che guadagnarsi col tempo l’inserimento nel libro 1001 Album You Must Hear Before You Die. Tematiche come introspezione, misticismo, coscienza sociale, relazioni amorose e afrocentrismo, già affrontate in Baduizm, in questo secondo lavoro diventano meno criptiche e più dirette. Meno fortunato del precedente album in quanto a vendite, Mama’s Gun si mostra comunque un lavoro coraggioso e solido e oltre a raggiungere la terza posizione nella classifica Billboard degli album soul-R&B del periodo, si aggiudicherà anche la certificazione platino. Il rispetto della tradizione soul, unito alla sua freschezza e al suo occhio puntato alla modernità, sono tutti elementi che rendono questo secondo lavoro uno dei dischi più importanti del neo-soul, forte anche della produzione impeccabile, viscerale e per nulla leziosa del team dei Soulquarians (in cui militano tra gli altri Questlove, Pino Palladino e James Poyser). Ogni opera di Erykah Badu ha la capacità di spiazzare l’ascoltatore, insinuandosi nella sua mente lentamente, ma rimanendo impresso per lungo tempo, oltre che invitarlo a non essere troppo indulgente verso prodotti di dubbia qualità artistica. E per tutto questo non smetteremo mai di ringraziarla per le grandi perle che ci ha donato. Keep your groove on sis! 

Francesco Favano

The Italian Soul TEAM
Info@theitaliansoul.com
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