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Gabriel Garzón-Montano

Gabriel Garzón-Montano – Agüita

Agüita è il nuovo album del polistrumentista newyorchese di origini franco/colombiane Gabriel Garzón-Montano. Qualcosa a cui, probabilmente, non siete ancora pronti.

Qualche anno fa avevamo parlato di Gabriel Garzón-Montano, cantante e polistrumentista di origini franco/colombiane, ma nato e cresciuto negli Stati Uniti. Già allora eravamo rimasti affascinati dalla sua originalissima interpretazione di stili come funk, neo soul e R&B, grazie a brani come Sour Mango, Crawl, Everything Is Everything My Balloonbrani a cui accompagnava quasi sempre video mai banali, spesso girati nell’originaria Colombia. Poi, per qualche anno, ce ne siamo praticamente dimenticati. Fino a qualche giorno fa, quando siamo incappati nel suo nuovo album Agüita.

Ma facciamo un veloce rewind su quella che è stata la vita e la carriera di questo cantante e musicista così particolare. Garzón-Montano nasce nel 1989 a New York da madre francese e padre colombiano. Sin dalla più tenera età, spinto dalla famiglia, approccia diversi strumenti (violino, chitarra, basso, piano, e diversi altri), facendo della musica la propria vita ed arrivando a laurearsi al Purchase College’s Conservatory of Music. Appare sulla scena musicale americana nel 2014 dopo l’incontro col produttore Henry Hirsch, il quale accetta di produrre il suo EP d’esordio Bishounè: Alma Del Huila, un concentrato di neo soul, soul ed R&B in bilico tra classico e moderno, dotato di brani veramente notevoli (uno su tutti il già citato Everything Is Everything). La fama di Gabriel cresce improvvisamente dopo che Drake utilizza Six Eight, bellissima slow jam tratta da Bishounè: Alma Del Huila, come sample nel suo brano Jungle. Nel 2017 pubblica Jardinil suo primo LP, nel quale mette sul piatto tutta la sua ecletticità, spaziando dal soul con reminiscenze Motown ad un R&B di “ultima generazione”. Da quel momento la sua produzione discografica si ferma. Fino ad oggi.

 

Il 5 ottobre 2020 esce infatti Agüita per la storica etichetta californiana Stones Throw, specializzata in generi come hip hop, funk, soul e simili. Per capire questo album dobbiamo però fare prima un excursus sulla miriade di influenze musicali e culturali completamente diverse a cui Gabriel è stato sottoposto durante la sua pur giovane vita. Garzón-Montano cita Prince (a cui ha dedicato l’album Jardin), Stevie Wonder, Sly & The Family Stone, Marvin Gaye, i Radiohead ed i Beatles come principali fonti d’ispirazione musicali. Durante l’infanzia, grazie alla madre, è anche stato esposto a molta musica classica e avant garde, così come a alla salsa e alla cumbia, passioni musicali del padre colombiano. Altre influenze importanti per lui sono stati Jeff Buckley, John Lennon, The Notorious B.I.G., James Brown, i Parliament e addirittura, per quando riguarda la scrittura dei testi, il filosofo Nietzsche ed il poeta Rimbaud. Capite, a questo punto, quale sia la più importante fonte d’ispirazione per Garzón-Montano: la multiculturalità, un’eredità che ha ricevuto sin dalla nascita, e che è diventata uno dei suoi segni distintivi.

Non stupisce quindi come Agüita ci restituisca un Gabriel Garzón-Montano frammentato in tre distinte personalità: una più europea, legata all’espressione visiva, alla moda e ad una certa teatralità, molto visibile nei video musicali, soprattutto quelli legati a quest’ultimo album; una più americana, legata alle radici e alla storia della black music; ed infine una più latina, un lato di Montano che poco si era visto prima d’ora, rivolto a sonorità trap, reggaeton e urban, in cui tutto è rappato e quasi tutto in spagnolo. Fin troppo impressionante è il cambio d’atmosfera tra brani come Someone, rappresentante del lato più “nord-americano”, soul e R&B di Gabriel, e Mira My Look, pezzo trap con tanto di auto-tune (onestamente non molto gradito dal sottoscritto). Probabilmente, sentiti fuori dal contesto di questo disco, pochissimi riuscirebbero a capire che sono frutto del lavoro di un unico artista. Che sia un pregio o un difetto, be’, questo decidetelo voi.

 

Ascoltando tutto il disco pare quindi evidente di avere davanti un artista in piena fase di sperimentazione ed evoluzione, una fase che forse lo porta talvolta ad eccedere negli excursus stilistici (passiamo da accenni di folk, ai già citati trap, hip hop e reggaeton, dal soul all’art rock, dall’R&B alla musica elettronica), ma che sicuramente offre all’ascoltatore spunti musicali (e non) molto più interessanti della media che troviamo sul mercato discografico attuale. Non sappiamo questa evoluzione dove porterà Garzón-Montano nei prossimi anni, se riuscirà a creare una sintesi di questo “meltin’ pot” musicale o se andrà più in una direzione rispetto ad altre. Quello che è certo è che questo artista fa quello che un artista dovrebbe fare: ricercare, sperimentare, provare, anche fallire magari, ma continuando a creare qualcosa di nuovo, originale. Noi lo seguiremo: seguitelo con noi!

Michele Capasso
assomiki@gmail.com
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