Jane Handcock - It's Me Not You

Jane Handcock – It’s Me, Not You

It’s Me, Not You è l’ultimo disco di Jane Handcock

La protagonista dell’articolo di oggi è Jane Handcock con il suo ultimo disco “It’s Me, Not You” uscita sotto “La Death Row Records”, etichetta di Snoop Dogg, in questi ultimi anni ci ha deliziato con degli ottimi lavori di soul tra classico e moderno. Basti pensare a October London, artista che ci rimanda a Marvin Gaye, oppure Charlie Bereal, con reminescenze di Curtis Mayfield. Vero nome Myariah Summers, ha iniziato a cantare sin dalla più tenera età, anche lei in chiesa. Che, come ben sappiamo, è un po’ il background formativo di un po’ tutti i cantanti soul e R&B. Esordisce discograficamente nel 2016 grazie a Raphael Saadiq, con l’album “Truth Be Told”. Entrata recentemente nella Death Row, etichetta del rapper Snoop Dogg, adesso ci delizia con un nuovo e delizioso lavoro intitolato “It’s Me, Not You”, formato da 15 brani in cui dà, ancora una volta, conferma delle sue brillanti doti artistiche. Jane Handcock è dotata di una vocalità calda, intensa ma mai troppo muscolare, ha dalla sua ottimo controllo vocale e precisione, ma è una voce espressiva, capace di esprimere al meglio i tormenti e le gioie dell’animo umano.

 

Lo stile si colloca tra classico e moderno e ci vengono in mente nomi blasonati come Angie Stone, Jill Scott, Erykah Badu e Lauryn Hill. Senza però essere un’imitazione di nessuna delle suddette voci, in quanto Jane Handcock suona personale e autentica in ciò che produce. Riguardo all’album del quale vi vogliamo parlare, possiamo dire che si fa apprezzare grazie a una sorprendente rilettura in chiave dub-reggae di “Same Ol’ Love”, pezzo che nel 1986 fu interpretato da Anita Baker e incluso nel suo capolavoro “Rapture”. Questa versione ci mostra un sorprendente e inedito volto sia del brano in questione, che dello stile della Handcock. Non mancano collaborazioni come con BJ The Chicago Kid, presente nella dannatamente soul “You”, e Anderson .Paak, che troviamo in “Stare At Me”, singolo portante del disco, una canzone accattivante e groovy dal sapore funky-disco retro-moderno. Degne di nota anche “Stingy”, con le sue atmosfere morbide e intense, e la old-school e intrisa di gospel “That’s All I Need”.

 

Jane Handcock, oltre ad avere dalla sua una vocalità impeccabile e allo stesso tempo carica di passione, è anche dotata di un incisivo storytelling che indaga sulle varie contraddizioni della vita quotidiana e lambisce problematiche introspettive ed esistenziali, come per esempio la speranza di riuscire ad affrontare le varie sfide della vita. Con alle spalle collaborazioni come il già citato Raphael Saadiq, ma anche Kelly Rowland e il rapper Big K.R.I.T., Jane Handcock passa a pieni voti anche la prova del terzo album, confermandosi come una voce interessante e che merita di essere tenuta d’occhio, inserendosi tra le nuove portabandiera della scena neo-soul. Voci come lei ci fanno ben sperare che la lezione di artiste come Jill Scott e la compianta Angie Stone ancora continua a lasciare il segno, oltre che trovare una rinnovata vitalità nelle nuove voci. E noi auguriamo a Jane Handcock di continuare a stupirci ancora, visto che qui in “It’s Me, Not You” godiamo di musica neo-soul genuina, viscerale, schietta e in cui soprattutto regna sovrano il buon gusto artistico. Anche in un panorama musicale discontinuo come quello odierno è possibile trovare buona musica, basta saper scavare bene e cercare gli artisti e i canali giusti. 

Francesco Favano

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