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Jarrod Lawson

Jarrod Lawson – Be The Change

Be The Change è il nuovo album di Jarrod Lawson, fuori oggi per l’etichetta britannica Dôme Records a sei anni dall’esordio.

Erano anni che gli appassionati di black music aspettavano questo giorno. Precisamente dal 2014, quando dallo sconfinato sottobosco musicale americano uscì il nome di Jarrod Lawson, il quale fulminò il pubblico (compreso il sottoscritto) con il proprio omonimo album di esordio grazie ad uno stile capace di coniugare tradizione e contemporaneità, virtuosismo ed essenzialità, musica e parole. La musica di Lawson è veramente eclettica, un concentrato di musica afro-americana con ricchissime influenze jazz e latin. D’altronde il cantante di Portland è anche un incredibile pianista, compositore ed arrangiatore, e un ottimo autore di testi. Certo, ad essere onesti un anno fa Jarrod aveva pubblicato un altro lavoro sotto pseudonimo (Orpheus, una versione più “urban” di sé stesso), Visionsma aveva anche lasciato intuire come questo fosse un progetto secondario, un excursus, seppur pregevole, nel percorso che portava al suo secondo LP da solista.

Proprio questa notte, infatti, è finalmente uscito il nuovo, attesissimo album di Jarrod Lawson, Be The Change, prodotto e distribuito dall’etichetta britannica Dôme Records e inciso al Fremont Recording specializzata in generi come soul ed R&B. Il disco calza a pennello con lo stile di Jarrod, il quale però questa volta si circonda di un roster di musicisti di livello più alto rispetto a quello di sei anni fa. Alla batteria abbiamo Reinhardt Melz (Gino Vannelli, Jeff Lorber, Stevie Wonder), al basso Damian Erskine (Jeff Lorber, Gino Vannelli, Peter Erskine, The Jaco Pastorius Big Band), figlio del celeberrimo batterista Peter, e il fidato Christopher Friesen (presente nella band sin dal 2014), Cory Limuaco al flauto traverso, John Nastos e Hans Teuber ai sax, Max Ribner e Steven Montecucco alla tromba, Trent Baarspul alla chitarra e, ciliegina sulla torta, il leggendario Sammy Figueroa alle percussioni, un musicista di livello galattico con un curriculum da far strabuzzare gli occhi (The Brecker Brothers, David Bowie, Luther Vandross, George Benson, Chic, Miles Davis… potremmo andare avanti per una pagina).

 

La scelta di chiamare una star della musica latin come Figueroa non è ovviamente casuale. Lawson conserva infatti un rapporto di grande amore verso i ritmi sudamericani, che sono parte integrante del suo stile, e con l’inserimento di un musicista del genere ha spinto ancor di più il proprio stile, almeno per la componente ritmica, verso quel versante musicale. Pezzi come Be The Change, uno dei singoli dell’album e title-track, e How Long, brano di chiusura, ne sono una grande testimonianza. Ovviamente c’è grande spazio per brani dal sapore più funk come Battlefield Why Don’t You Call Me Baby Anymore, inframmezzati dal neo soul/r&b di pezzi come I’ll Be Your Radio, dove abbiamo l’unico featuring del disco con il trio californiano Moonchild, o dal soul più classico di Evalee (dedicato all’attuale compagna). Ci sono poi dei piccoli capolavori, i brani che più rispecchiano l’eclettico stile di Jarrod Lawson, come Love Isn’t Always Enough Soul Symphony, dove troviamo tutto ciò che un appassionato di musica può desiderare: belle melodie, armonie avvolgenti, brevi ma emozionanti improvvisazioni e testi ben scritti. Testi che sono una parte importante dell’estetica di Jarrod, capace di parlare sia delle tematiche più classiche come l’amore, sia di temi sociali come razzismo, guerra (Embrace What We Are), compassione e salute mentale, inserendosi nella tradizione di grandi voci del soul come Marvin Gaye, Stevie Wonder e Donny Hathaway.

Non ci sono dubbi sul fatto che Be The Change sarà uno degli album soul dell’anno, così come era stato per Jarrod Lawson a suo tempo. Un album la cui musica speriamo di vedere dal vivo al più presto, auspicabilmente la prossima estate (se le condizioni lo permetteranno), visto che Jarrod ha un buonissimo rapporto con l’Italia, paese che ha visitato più volte durante il lungo tour mondiale che aveva seguito il primo disco. Nel frattempo, in questo periodo di incertezza, ansia e stress, la musica di Jarrod Lawson può essere un ottimo rimedio per l’anima. Fermatevi, schiacciate play ed ascoltate: non ve ne pentirete.

Michele Capasso
assomiki@gmail.com
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