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Judith Hill - Letters From Black Widow

Judith Hill – Letters From A Black Widow

Judith Hill rinasce usando le accuse di essere La Vedova Nera per scrivere “Letters From A Black Widow”

Una delle novità più interessanti, per quanto riguarda la nostra amatissima soul-music, uscite in questi ultimi periodi, è sicuramente il nuovo album di Judith Hill, intitolato “Letters From A Black Widow”. Qui sul nostro blog ve ne parlammo spesso di questa talentuosa cantante e polistrumentista di Los Angeles e di origini afro-americane e giapponesi, in quanto fu proprio Prince a produrre il suo esordio del 2015 intitolato “Back In Time”, stampato appunto per l’etichetta del Genio di Minneapolis, la NPG Records.

Da menzionare anche la sua partecipazione al “This Is It Tour” del mitico e indimenticabile Michael Jackson, oltre a varie collaborazioni con artisti del calibro di John Legend, Gregg Allman, Anastacia, Carole King, Eric Clapton, Josh Groban, Robbie Williams e Rod Stewart, tra i tanti. Vi abbiamo spesso raccontato di artisti che nel loro stile propongono il cosiddetto “riassunto della black-music”. Vi abbiamo parlato di esempi come quelli di Sly & The Family Stone, l’immancabile Prince, Betty Davis, Lenny Kravitz, Sananda Maitreya, i Black Pumas, Brittany Howard, tanto per citarne alcuni. Possiamo aggiungere tra questi anche Judith Hill, che dal Principe di Minneapolis ha imparato la versatilità, l’ottima presenza scenica, oltre che dare al soul quel tocco rock in più. Infatti lei nel suo stile passa con disinvoltura dal soul, all’R&B, al jazz, al funk, al rock, al gospel, all’hip-hop e al blues e questo suo nuovo album, protagonista del nostro articolo di oggi, conferma tutte queste grandi qualità. Si viene catapultati nel funk-rock kravitziano di “Flame”, oppure in brani in cui l’influenza del mitico Prince è notevole, come “My Whole Life Is In The Wrong Key” e “We Are The Power”. Più dannatamente soul e con sprazzi di rock e spoken-word è il singolo “Black Widow”, pezzo dalle sonorità tenebrose, graffianti e ulcerose che mette bene in risalto le doti vocali e l’emotività della Hill. Il gospel-blues lo troviamo in una traccia come “Touch”, mentre “Let Me Be Your Mother” stupisce per il suo intro jazzato con tanto di contrabbasso. “Runaway Train” è invece un ottimo esempio di rhythm n’ blues retro-moderno al quale si aggiungono eccellenti parti di organo e cori gospel nella seconda metà.

Judith Hill con il suo nuovo album conferma ancora una volta le sue grandi doti artistiche consegnandoci un’opera caleidoscopica, groovy, dannatamente soul, funky e rock al tempo stesso. Non passa inosservata nemmeno la sua vocalità calda, poderosa, ma che non diventa mai ridondante e nè si perde in funambolismi fini a sè stessi, in quanto è al servizio delle tematiche trattate in questo lavoro, che parlano di resistenza, redenzione e libertà conquistata duramente dopo un periodo burrascoso dovuto alla morte di Prince, al quale era stata vicina negli ultimi anni di vita. Come pure partecipò all’ultimo tour di Michael Jackson “This Is It” e per entrambi questi casi dovette ricevere l’ingiusto epiteto di “porta sfortuna” dai media. Disappunto da lei espresso in un verso del singolo “Black Widow”, “Black Widow killed MJ and Prince”(La Vedova Nera ha ucciso MJ e Prince). “Letters From a Black Widow” ci mostra Judith Hill libera e rinata, oltre che artisticamente ispirata e desiderosa più che mai di mettersi a nudo tramite la sua musica. E noi a lei vogliamo augurare tutto il meglio e che possa sempre continuare a stupirci con ancora altri album densi di qualità e ricchi di genuina black-music in tutte le sue angolazioni. Per chi non conoscesse Judith Hill possiamo consigliarvi di approfondirla con questo suo nuovo lavoro, ma anche andando a ritroso con i precedenti 5 album, tra cui l’esordio “Back In Time”, prodotto dal mitico Prince, uno dei suoi mentori migliori.

Sito Ufficiale

Francesco Favano

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