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Leon Bridges, Gold-Diggers Sound

Gold-Diggers Sound è il nuovo album di Leon Bridges, ed è l’opera che lo lancia nel gotha della scena R&B/Soul contemporanea.

Sono passati sette anni dal suo esordio Coming Home, lavoro di evidente impronta retro-soul, e quattro da Good Things. Nel Luglio dello scorso anno il cantante e songwriter Leon Bridges è tornato con un altro interessante album intitolato Gold-Diggers Sound. Dopo aver accantonato le sonorità retrò degli inizi, il cantante texano ha dato un altro volto al suo suono, a favore di un alternative-R&B di stampo futuristico, ma rispettando sempre lo spirito più autentico del soul. Il titolo del disco, Gold Digger Sound, prende il nome dallo studio-hotel di East Hollywood in cui Bridges aveva vissuto durante la realizzazione del lavoro. Il risultato è una musica all’insegna di un soul-R&B più ovattato ma che non manca di vitalità.

E ciò infatti traspare dalla traccia iniziale Born Again, uno dei pezzi più raffinati del disco, in cui il songwriter texano si avvale del contributo del bravissimo Robert Glasper. Come non lasciarsi catturare da un brano di stampo conscious come Sweeter, in cui prende parte anche Terrace Martin, concepito dopo la brutale uccisione di George Floyd del 2020, o la semi-acustica Magnolias, caratterizzata dalla presenza di chitarra, percussioni e sezioni fiati, con un mood che ci rimanda quasi a Sade. Ma la vera chicca del disco è Don’t Worry, canzone di intensità e raffinatezza rare che rasenta i 7 minuti, impreziosita dalle affiatate interazioni vocali tra Bridges e Ink e con un tappeto sonoro dal sapore soft-funk.

Già con il secondo album intitolato Good Things, che si discostava dalle atmosfere retrò anni ’60 dell’esordio del 2015, c’era il rischio che Leon Bridges potesse perdere credibilità, visto il cambio di rotta. Fortunatamente questo rischio si è dimostrato infondato e da allora il cantante texano ci ha deliziato con lavori in grado di alzare l’asticella alla scena soul-R&B attuale, cambiando sì volto sonoro, ma restando sempre fedele e coerente alla qualità artistica, grazie a opere dal taglio moderno e che mantengono intatto lo spirito del soul. E tutto questo assume maggiore forma anche in Gold-Diggers Sound, in cui Bridges ci confeziona un disco viscerale pur nella sua breve durata, con un suono sì morbido ma sempre ricco di groove e anima. Non ci resta quindi che inserire Gold-Diggers Sound tra le cose più interessanti dello scorso anno e augurarci che Leon continui sempre a stupirci con deliziose novità. Welcome back bro!

Francesco Favano

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