Il nuovo principe del neo soul è Mac Ayres, ventitreenne newyorchese che ha appena pubblicato il suo terzo album, Magic 8ball
Era da tempo che volevamo realizzare questo articolo per poter parlare di questo artista. Finalmente l’inizio del 2021 ci ha dato la possibilità di farlo: l’8 gennaio, infatti, è uscito per la Dixon Court Records Magic 8ball, il nuovo album del cantante neo soul/R&B Mac Ayres, uno dei personaggi di punta della scena soul contemporanea statunitense ed internazionale.
Mac Ayres, vero nome Maclean Daniel Ayres, nato il 6 dicembre 1996 a Sea Cliff, nello stato di New York, è uno di quei prodigi musicali che nascono con qualcosa in più, e quel qualcosa in più lo sanno sfruttare nel migliore dei modi. Mac impara infatti diversi strumenti completamente da autodidatta, come per esempio il piano, che comincia a suonare all’età di undici anni, o la chitarra, che imbraccia per le prime volte a circa sedici anni. Dopo aver abbandonato una promettente, ma evidentemente non troppo entusiasmante strada da sportivo (era prima base nella squadra di baseball del liceo) decide di iscriversi al celeberrimo Berklee College of Music di Boston, dove perfeziona le proprie abilità musicali. Abbandonerà il college per lavorare al suo primo EP, Drive Slow, un piccolo capolavoro che infatti lo metterà sulla mappa della black music americana per la prima volta soli vent’anni.
Nel 2018 e nel 2019 ecco i primi due album, Something To Feel e Juicebox, nei quali ha la possibilità di lavorare con grandi nomi del soul, dell’hip hop e dell’R&B come DJ Harrison, Braxton Cook, Butcher Brown e 9th Wonder. Il suo stile, già molto definito fin dal primo EP, matura ancor di più, rendendolo già un taste maker nonostante la giovane età. Le sue caratteristiche sono infatti beat hip hop-oriented che fungono da appoggio e contrasto per le atmosfere ampie, eteree e sognanti create dal massivo utilizzo di synth e pad e dalla sua vocalità prettamente soul. Un mix che ha conquistati molti appassionati di black music, ma non solo.
Arriviamo quindi al 2021, il nuovo anno appena iniziato, che ha visto la pubblicazione del terzo album di Mac Ayres, Magic 8ball. La prima caratteristica che si nota, mettendolo a confronto con i dischi precedenti, è la quasi totale mancanza di featuring (l’unico è quello con CARRTOONS, bassista e produttore newyorchese, ospite nel brano Never Let Me Go). L’album si preannuncia quindi come un lavoro più personale, in cui emergono le varie sfaccettature di Ayres. Basta ascoltare le prime due tracce del disco, Sunny & 62 e Sometimes, per accorgersene: il primo è un brano prettamente neo soul, contemporaneo, iper-prodotto, mentre il secondo vira più su uno stile R&B/soul classico con qualche sfumatura folk-rock grazie alla presenza di chitarra acustica e archi. Un confronto a due si può fare anche con i brani successivi, che in maniera simile si alternano a livello stilistico: il primo, Nothing Else, viaggia in bilico tra hip hop e neo soul in una maniera molto vicina a quella che ha reso famoso Anderson .Paak; il secondo è invece un classico brano soul in 6/8, in cui languidi arrangiamenti d’archi fanno da padroni. In 6/8 è anche il brano successivo, il sopracitato Never Let Me Go, pezzo R&B/neo soul che renderebbe orgoglioso un Maxwell così come un Justin Timberlake. Echi di Timberlake (e anche molto forti) si avvertono anche in Every Time, un pezzo che per certi versi sembra uscito da un disco dei primi anni 2000. Non poteva mancare un brano four-on-the-floor come Where You Goin’ Tonight?, penultimo brano di un disco che viene chiuso da un brano neo soul che più neo soul non si può, Almost Home.
Mac Ayres è questo: montagne di R&B e neo soul con una buona dose di hip hop e una profonda conoscenza della tradizione black americana, da cui attinge a piene mani. Un mix perfetto per chi, come noi, ama la musica nera prodotta a cavallo tra secondo e terzo millennio. Eppure, Ayres sa anche guardare avanti… ed è per questo che il futuro, più che per molti altri, è roba sua: siamo certi che con lui ne vedremo delle belle, e non vediamo l’ora!







