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Marvin Gaye – Here, My Dear – Back in the Days

Il 15 dicembre del 1978 usciva Hear, My Dear, capolavoro di Marvin Gaye spesso ingiustamente sottovalutato e protagonista dell’articolo di oggi.

Siamo nella seconda metà degli anni ’70 e, nonostante il successo di capolavori imprescindibili come What’s Going On (1971) e Let’s Get It On (1973), Marvin Gaye sta vivendo un periodo difficile della sua vita. Il matrimonio con Anna Gordy, sorella del suo boss Berry, è andato a rotoli. Marvin passa dalle droghe leggere a quelle pesanti e dichiara bancarotta riducendosi a vivere in un furgone da panettiere e diverse volte tenta, senza riuscirci, il suicidio. A tutto questo segue il divorzio e il mitico soul-brotha di Washington si trova di fronte a un bivio: pagare gli alimenti o cedere i proventi di un prossimo disco. Marvin sceglie la seconda opzione e il 15 Dicembre 1978 fa uscire un nuovo album intitolato Here, My Dear, dedicato appunto all’ormai ex moglie Anna Gordy. Il disco risente del tormento interiore dell’artista che, per ripicca verso l’ex-moglie e il cognato, decide di creare un doppio album molto costoso per la Motown, con arrangiamenti complessi e articolati, di modo da poter risultare per le classifiche un flop commerciale, oltre che uno sfogo verso l’ex-consorte.

Ma, al di là di tutte le vicende personali, ciò che stupisce di Here, My Dear è la sua struttura, oltre che i suoi arrangiamenti ricercati e sperimentali. La critica e il pubblico all’epoca storsero il naso, ma anni dopo la morte di Marvin questo lavoro venne rivalutato e considerato avanzato, tant’è vero che divenne un importante disco di riferimento per vari artisti neo-soul e contemporary R&B. Tra i pezzi più importanti sono da citare la sexy soul-ballad When Did You Stop Loving Me, When Did I Stop Loving You, brano struggente in cui viene fuori la tristezza rabbiosa di Marvin, oppure Is That Enough, dalle atmosfere jazzate e con brillanti soli di sax e sintetizzatori nel finale. Tra le altre chicche degne di menzione spiccano anche Anger e A Funky Space Reincarnation. Quest’ultimo è un pezzo permeato di sorprendenti sperimentazioni funky dalle quali attingerà il mitico Prince per la sua musica. Imperdibili anche le intense Anna’s Song, Time To Get It Together e Sparrow.

 

In Here, My Dear vengono quindi fuori, oltre che i demoni interiori di Marvin, anche la sua creatività e genialità. All’epoca le recensioni non furono molto positive: era un lavoro che richiedeva ascolto attento, pazienza, doveva essere gustato e assimilato lentamente. Tutto in contrapposizione al disimpegno e all’edonismo della disco-music che all’epoca dominava il mercato discografico. La scelta del periodo di uscita quindi non fu proprio il massimo, ma d’altronde l’obiettivo di Marvin era quello. Pur di non risarcire la sua ex-moglie volle appunto creare un disco che potesse essere una via di mezzo tra la sua voglia di sperimentare nuove formule musicali e allo stesso tempo lo sfogare il suo desiderio di rivalsa, ben consapevole che sarebbe stato un insuccesso commerciale. Dopo questo lavoro seguirà In Our Lifetime (1981), ultimo album inciso per la Motown e pubblicato senza il permesso di Marvin. Nel 1982 passerà all’etichetta Columbia e pubblicherà Midnight Love, ultimo lavoro della sua carriera in cui l’artista di Washington unisce brillantemente la sua classe soul ai suoni delle drum-machine anni ‘80. Marvin muorenel 1984, ucciso dal padre dopo una lite furibonda, ma la sua arte tuttora continua a fare proseliti e anche Here, My Dear merita il suo posto d’eccezione insieme a What’s Going On e Let’s Get It On, tutte grandi prove della genialità di questo grande cantore del soul classico, un uomo ispirato musicalmente quanto tormentato. Quando si parla di soul con la S maiuscola non si può mai prescindere da Marvin Gaye e non ci resta altro che continuare sempre a ringraziarlo per aver donato al mondo la sua musica viscerale, calda e di gran classe. May your soul and your music live forever and ever, bro! 

Francesco Favano

Michele Capasso
assomiki@gmail.com
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