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Mary J. Blige - What's The 411? - Back in the Days

Mary J. Blige – What’s The 411? – Back in the Days

Martedì una delle regine dell’R&B, Mary J. Blige, ha compiuto 50 anni. Oggi la omaggiamo con un viaggio nel suo primo, bellissimo album, What’s The 411?

Verso la fine degli anni ’80 una ragazza di grande talento, nata e cresciuta nel Bronx, di nome Mary Jane Blige, o più semplicemente conosciuta come Mary J. Blige, registra con una macchina per karaoke una sua personale versione di Caught Up In The Rapture, brano inciso da Anita Baker e tratto dal capolavoro di quest’ultima intitolato Rapture (1986). Questa registrazione viene recapitata dal compagno della madre presso Jeff Reid e Puff Daddy, che allora lavoravano per la Uptown Records di Andrè Harrell. Quest’ultimo, colpito dalle potenzialità della ragazza, decide di scritturarla e di farle incidere il suo esordio.

Nasce così nel 1992 What’s The 411?, opera prima di Mary J. Blige, disco che la consacrerà tra le principali portabandiere del contemporary R&B. Il lavoro presenta una freschezza unica per quel periodo e il titolo, oltre che significare “Come butta?” (tradotto dallo slang afro-americano), allude anche all’occupazione pre-carriera discografica della Blige, che lavorava come operatrice telefonica. Tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 dominava il cosiddetto New Jack Swing, in cui il cantato soul si appoggiava su suoni sintetici di drum-machine con elementi di hip-hop. Il primo disco di Mary J.Blige aveva un taglio leggermente diverso da quelle sonorità, in quanto la tradizione soul-gospel riusciva a creare un’alchimia perfetta con i beat del rap, che qui risultano meno aggressivi rispetto ad altre produzioni tipicamente new-jack swing. A tutto questo si aggiunge anche la sua vocalità, mai leziosa, ineccepibile, ma non solo tecnica, anche capace di graffiare al momento giusto, di essere rabbiosa. Basta rendersene conto in pezzi come Reminisce o You Remind Me, in cui cita la mitica Patrice Rushen. Brillante la cover del classico di Rufus & Chaka Khan Sweet Thing, con un tocco di personalità in più ma rispettosa dell’originale. Ottime anche Love No Limit, Real Love e My Love, mentre nella title-track, in cui viene campionata Pride and Vanity degli Ohio Players, Mary J. mostra anche un suo volto inedito: quello di rapper, coadiuvata dal featuring con Grand Puba.

 

What’s The 411? debutterà alla sesta posizione della classifica Billboard e otterrà la certificazione platino, vendendo in seguito oltre tre milioni di copie. E’ un disco che eserciterà anche un’enorme influenza sul contemporary R&B e su voci come Brandy, la compianta Aaliyah e Monica, che alla Blige devono molto. In circa 30 anni di carriera la vocalist del Bronx ha saputo crearsi uno stile inconfondibile mettendo a nudo sé stessa in musica, raccontando dei suoi dolori, delle sue gioie e delle sue fragilità, tutte derivate da un’infanzia e un’adolescenza tormentate, dalla difficile vita nel ghetto. Col tempo riuscirà a guadagnarsi la stima di grandi nomi del soul come Aretha Franklin, Chaka Khan e Stevie Wonder, ma anche del pop e del rock come U2, Elton John, George Michael, Sting, tanto per fare alcuni esempi. Dopo What’s The 411?, Mary J. proseguirà sulla scia della buona qualità con lavori encomiabili come My Life (1994), Share My World (1997) e Mary (1999), quest’ultimo dal sapore vagamente vintage e anni ’70. Tra alti e bassi invece la produzione discografica dagli anni ‘2000 a oggi. Ma Mary J. Blige resta comunque un’artista di grandi doti e classe, la sua voce è ormai un marchio di fabbrica. Sia che la si metta con star del pop e del rock, che con il rapper più duro, lei si mostra sempre coerente al suo stile e alla sua eleganza. E non ci resta altro che ringraziarla per la sua musica e farle anche tanti auguri di buon compleanno, visto che è nata l’11 Gennaio. Happy birthday sis, keep rockin’ on!

Francesco Favano

The Italian Soul TEAM
Info@theitaliansoul.com
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