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Mayer Hawthorne - Rare Changes

Mayer Hawthorne – Rare Changes

Mayer Hawthorne: quando un super nerd della musica black diventa un grande musicista.

I musicisti che gravitano intorno al mondo della black music creano la propria musica in maniera molto diversa. C’è chi guarda a uno stile piuttosto che un altro, chi preferisce suoni più acustici e chi più elettronici, e poi c’è chi è più affezionato alla tradizione e invece chi guarda molto alla contemporaneità. Ci sono poi dei casi in cui un artista riesce a realizzare una combinazione delle cose, fondendo gli stili, utilizzando suoni e atmosfere anche molto distanti tra loro e riuscendo a far coesistere l’estetica classica con quella contemporanea. Uno di questi artisti è il protagonista dell’articolo oggi, un musicista eclettico conosciuto anche come produttore, DJ, arrangiatore, tecnico del suono e polistrumentista: stiamo parlando di Mayer Hawthorne, appena tornato sul mercato discografico col suo nuovo album, Rare Changes.

Per chi non lo conoscesse, Mayer Hawthorne, vero nome Andrew Mayer Cohen, è uno dei nomi di punta della scena soul contemporanea, diventato celebre per la sua capacità di prendere sonorità tipiche degli anni ’60 e ’70 e dare loro una veste più contemporanea. Mayer nasce in una famiglia ebrea di Ann Harbor, Michigan, il due febbraio del 1979. Conosciuto ai più come cantante, in realtà la sua carriera comincia proprio in Michigan agli inizi del millennio come DJ Haircut, membro della band Athletic Mic League. Nel 2005 il nostro si trasferisce però a Los Angeles, dove viene messo sotto contratto dalla storica etichetta Stones Throw. Proprio con quest’etichetta pubblica il suo primo album nel 2009, A Strange Arrangementche lo proietta subito ai piani alti della scena soul americana. Il vero successo lo raggiunge però con il secondo album, How Do You Do (2011), album che, grazie alla sua grande capacità di coniugare groove e riff ipnotici alla sua passione per i grandi del soul come Curtis Mayfield, Isaac Hayes, Smokey Robinson e moltissimi altri, diventa un successo internazionale. L’album infatti arriva a ridosso del cinquantesimo posto nella “Billboard 200” e si insedia in top ten, al numero otto, nella “US Top R&B/Hip Hop albums”.

 

Gli album successivi di Mayer Hawthorne, Where Does This Door Go (2013) e Man About Town (2016) hanno una sorte commerciale simile, entrando sempre almeno ai primi cento posti della “Billboard 200” e in top ten nella “US Top R&B/Hip Hop albums”. Nel frattempo il 2015 segna il suo esordio nel mondo R&B più contemporaneo con il duo Tuxedo, formato da Mayer e dal produttore Jake One. Questo progetto parallelo, il quale nel 2019 è arrivato già al terzo album, da sfogo al lato più dance ed elettronico dell’artista di Ann Harbor, che mette in mostra così la sua grande versatilità stilistica e la sua meticolosa conoscenza dei numerosi stili che compongono la musica afro-americana.

Arriviamo però al 2020, ovvero al presente. Presente che, per Mayer Hawthorne, ha il nome di Rare Changes, album uscito lo scorso 18 dicembre per la Big Bucks, etichetta da lui stesso fondata. Il disco è, a detta dell’autore, il sunto di un 2020 intenso dal punto di vista della produzione musicale. Molti brani contenuti nell’album erano infatti usciti come singoli nell’arco di tutto l’anno, in un tentativo (tra l’altro ottimamente riuscito) di mantenere un forte contatto con il proprio pubblico, anche se ovviamente virtuale. Hawthorne è stato molto attivo sul proprio canale YouTube, dove ogni settimana dall’inizio della pandemia ha proposto un format video molto apprezzato dai fan, “A Wine and Vinyl Hour with Mayer Hawthorne”, uno streaming nel quale l’artista ha condiviso una sorta di aperitivo musicale con i propri seguaci, proponendo rarità e classici della black music dalla propria sterminata collezione di vinili. Un’esperienza che ha anche aiutato il cantante a prendere ispirazione per la propria musica, intrisa come non mai di influenze che vanno dal doo-wop all’hip hop. Il viaggio parte con Intro, brano che riporta a certe slow jam di fine anni ’70/inizio anni ’80, seguito dal 16th feel della title-track Rare Changes. The Game e Over ci riportano più nel presente con le loro influenze hip hop e R&B, mentre M.O. è un vero e proprio salto negli anni ’70, sia dal punto di vista sonoro che dal punto di vista stilistico. The Great Divide Only You viaggiano in bilico tra gli anni ’80 e la contemporaneità com’è nello stile di Mayer Hawthorne, capace di dare sempre una doppia dimensione alla “confezione sonora” dei propri brani. Chasing the Feeling è una classica ballata soul in 6/8, mentre il pezzo di chiusura, Healing, con la sua cassa in quattro, i suoi sintetizzatori ed il suo basso pulsante, tira fuori il lato più disco e funk del cantante del Michigan.

 

Rare Changes è quindi un percorso in quella che è l’estetica di Mayer Hawthorne, un vero e proprio nerd della black music oltre che ottimo musicista. Ogni dettaglio, dall’arrangiamento alle produzioni, dai suoni ai testi, viene maniacalmente curato da Mayer, il quale vuole offrire a noi ascoltatori la migliore esperienza possibile. E, a nostro dire, riesce praticamente sempre nell’impresa, come dimostra questo suo quinto album.

 

Michele Capasso
assomiki@gmail.com
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