O'Jays - Back Stabbers

O’Jays – Back Stabbers

Uno degli album soul anni ’70 più sottovalutati è sicuramente Back Stabbers, capolavoro degli O’Jays prodotto da Gamble & Huff.

Siamo nel 1972 e in quegli anni vedono la luce diversi album di grande rilievo per quanto riguarda la musica soul. Sono gli anni di Isaac Hayes, Curtis Mayfield, Stevie Wonder, Marvin Gaye, Al Green, tanto per fare alcuni esempi. In quel periodo comincia a farsi strada un’altra scena parallela: quella del Philly Soul, chiamato così perché concentra il suo fulcro nella città di Philadelphia. Orchestrazioni sontuose di archi, tanta sezione fiati, vibrafoni, arrangiamenti di gran classe e groove che confluiscono nella musica disco, sono tra le caratteristiche peculiari del Philly Soul. Protagonista dell’articolo di oggi è l’album Back Stabbers delle belle voci degli O’Jays, un’opera che traccia un nuovo sentiero per il genere. Originariamente nati come sestetto e successivamente ridotti a trio, Eddie Levert e compagni danno vita alla loro svolta stilistica dopo alcuni infruttuosi tentativi di rodaggio discografici. Grazie alla complicità del duo di produttori e arrangiatori Gamble & Huff (nomi di primo piano per la scena Philly Soul) partoriscono questo gioiello di classe rara caratterizzato da dieci brani ricchi di arrangiamenti e groove straordinari.

Basta lasciarsi catturare dall’energia della traccia iniziale When The World’s At Peace, dal ritmo funky accattivante, oppure dalla superlativa title-track, brano che nel 2001 farà la gioia di Angie Stone, che non esiterà a campionarla per la sua Wish I Didn’t Miss You. Straordinarie anche le atmosfere viscerali e dannatamente soul di Who Am I, mentre Time To Get Down, con il suo groove che potremmo definire “proto-disco”, e 992 Arguments  mostrano un altro lato sbalorditivo degli O’Jays. Indimenticabili anche le finali Sunshine e Love Train, quest’ultimo uno dei singoli portanti dell’album. Back Stabbers raggiungerà la posizione numero 10 della classifica Billboard, vendendo oltre 500.000 copie nel primo anno di pubblicazione e ottenendo la certificazione oro. Col tempo diventerà un importante punto di riferimento per ogni artista soul, oltre che guadagnare menzioni di rilievo in varie riviste autorevoli, tra cui Rolling Stone, che lo inserirà alla posizione numero 318 tra i 500 migliori album di tutti i tempi.

Back Stabbers trova il suo punto di forza nelle voci degli O’Jays,  perfettamente in sintonia tra loro e capaci di creare armonie celestiali e di grande suggestione, oltre che nella sapienza degli arrangiamenti sopraffini di Kenneth Gamble e Leon Huff, due nomi che hanno dato vita a pagine importanti per quanto riguarda la soul-music di ogni tempo, ma anche per la presenza di nomi come Thom Bell, Vince Montana jr, Larry Washington, Don Renaldo, Ronnie Baker, Norman Harris e Bobby Eli. Molti di loro si uniranno alla mitica MFSB Orchestra, che accompagnerà le migliori produzioni di artisti come Harold Melvin & The Blue Notes, Teddy Pendergrass, Billy Paul, The Stylistics e The Spinners, tra i tanti, grazie a un suono che incorpora soul, funk e jazz e che getterà le basi per la disco-music. Back Stabbers merita di sedere accanto a molti album blasonati della black-music di quegli anni e il suo ascolto e acquisto, insieme a quello del successivo e più socialmente impegnato Ship Ahoy (1973),  si consigliano agli amanti della musica soul più genuina, in quanto è una chiara dimostrazione di come il suono di Philadelphia, insieme alla Stax e alla Motown, sia una miniera ricca di gemme preziose. 

Francesco Favano 

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