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Terence Trent D'Arby - Symphony Or Damn - The Italian Soul Blog

Sananda Maitreya – Symphony Or Damn (1993)

Symphony Or Damn, il disco di Sananda Maitreya dove il soul ed il funk si mescolano con il Rock.

Oggi vi portiamo a fare un altro dei nostri viaggi nel tempo con la cara e vecchia soul-music. Precisamente scegliamo il 1993, con un disco uscito in quell’anno ai primi di Maggio: “Symphony or Damn” di Sananda Maitreya, all’epoca Terence Trent D’Arby. Il soul-singer americano si era imposto nel 1987 con l’esordio “Introducing The Hardline According To Terence Trent D’Arby”, lavoro che ottenne un successo straordinario. A esso seguì “Neither Fish Or Flesh”(1989), meno immediato del precedente ma comunque pregevole. Nel 1993 fu la volta di “Symphony Or Damn”, protagonista dell’articolo di oggi. Il disco mostra una svolta nel suo modo di fare musica, con uno stile che anticipa il suo sound attuale. Il soul-funk diventa più rockeggiante e spigoloso, grazie a nuove soluzioni armoniche più intricate.

L’artista afroamericano suona e sovraincide gran parte degli strumenti e ospita in alcuni pezzi musicisti come Greg Phillinganes, Randy Kerber, le sezioni fiati dei Tower Of Power e Atlantic Horns. Per capire le ambizioni di quest’opera basta lasciarsi rapire dal funk-rock very groovy di “Do You Love Me Like You Say?”, oppure dalla ballatona super-soul “Delicate”, in duetto con la bella voce di Des’ree e quasi come un sequel della celebrata “Sign Your Name”. Il rock al fulmicotone e stridente la fa da padrone in “She Kissed Me”, altro singolo portante e in “Penelope Please”, mentre brani come “Neon Messiah”, “T.I.T.S / Frankie & Johnny”(inserita anche nel film “Paura di Amare” con Michelle Pfeiffer e Al Pacino), e “Turn The Page” si fanno apprezzare per i loro arrangiamenti tra funk e R&B e per le sezioni fiati dei Tower Of Power nei primi due e degli Atlantic Horns nell’altro. Il disco si chiude con la struggente e dannatamente soul “Let Her Down Easy”, pezzo prevalentemente per pianoforte e voce e con l’interpretazione superlativa di Sananda. Grazie ai suoi quattro singoli portanti “Symphony Or Damn” avrà successo anche nella classifica britannica, arrivando a raggiungere la quarta posizione.

 

Dopo questo lavoro faranno seguito, rispettivamente nel 1995 e nel 2001, altri ottimi lavori come “Vibrator” e “Wildcard”. Quest’ultimo è il disco che sancisce il cambio di nome legale e anagrafico da Terence Trent D’Arby a Sananda Maitreya, in seguito a dei sogni ricorrenti e per il suo desiderio di voler tutelare la propria integrità artistica. Continuerà poi a produrre musica con l’abilità dell’artigiano esperto e da indipendente, cambierà vita e sceglierà l’Italia come sua nuova casa, precisamente Milano. Lì fonderà la sua etichetta indipendente Treehouse, incidendo il suo materiale in solitudine, suonando tutti gli strumenti, utilizzando di rado pochi interventi esterni. In “Symphony Or Damn” a eccellere, oltre al suo sound che potremmo definire “rock ‘n soul”, c’è la graffiante voce di Sananda Maitreya / Terence Trent D’Arby, con una timbrica roca reminescente di Sam Cooke, oltre che le sue doti innate di arrangiatore, produttore, polistrumentista e songwriter. Riascoltare “Symphony Or Damn”, a 30 anni dalla sua pubblicazione, riesce tuttora ad emozionarci e regalarci brividi grazie al suo sound multiforme, a una soul-music moderna, autentica ma soprattutto creata con abilità e passione.

Francesco Favano

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