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Sometimes It Snows in April

Sono passati già sei anni dalla scomparsa di Prince, un genio che ha lasciato solo fisicamente questo pianeta: la sua arte, infatti, lo ha già reso immortale.

In questi periodi, come ben sappiamo, ricorre l’anniversario della dipartita di Prince, uno dei più grandi geni della musica mondiale. Potevamo noi qui nel blog esimerci dal celebrarlo, ripercorrendo la genesi e la storia dei suoi grandi classici? La risposta ovviamente è no e oggi con la macchina del tempo del soul vogliamo portarvi nel 1986 con l’album Parade, suo ottavo lavoro. Prince era solito associare la sua musica a dei colori differenti, a ogni nuova uscita. Aveva scelto il colore porpora per Purple Rain nel 1984 e il colore azzurro per il beatlesiano e psichedelico Around The World In A Day (1985). Per Parade scelse il bianco e nero per via della sua impronta retrò. A drum-machine e sintetizzatori Prince aggiungerà orchestra d’archi e sezione fiati, rendendo il mood più vicino a certe atmosfere jazzy e orchestrali. Il tutto unito alla tecnologia anni ’80 in studio. Parade era anche colonna sonora del film Under The Cherry Moon, uscito in quell’anno, diretto e interpretato dallo stesso Principe di Minneapolis. Se la pellicola verrà giudicata dalla critica melensa, banale e confusa, migliore risulterà la colonna sonora, in quanto ci troviamo di fronte a un disco che rappresenta l’apice della sua carriera artistica. E infatti qui Prince dà il meglio di sé e dà ampio sfogo alla sua sete di innovazione e sperimentazione.

Sono dodici le tracce in scaletta e tra queste come non citare l’iniziale Christopher Tracy’s Parade, con tanto di orchestra, flauti e ritmo quasi marziale, la steel-drum regina incontrastata di New Position, e I Wonder U, che culmina con un bel finale di chitarrina funky. Le atmosfere soul-jazz pervadono Under The Cherry Moon e la breve e strumentale Venus De Milo, con presenza di pianoforte e violini. Per quanto riguarda l’aspetto più groovy del disco ci si lascia catturare dal singolo Girls & Boys, con tanto di French Seduction nel refrain, l’indiavolata Life Can Be So Much, con una Sheila E più sfrenata che mai alla batteria, super-hits come Mountains, dalle atmosfere funky-jazz, e Kiss, altro pezzo sbanca-classifiche con un ritmo da corto circuito. La canzone originariamente venne realizzata da Prince in un demo acustico di breve durata con solo prima strofa e ritornello. La offrirà successivamente ai Mazarati, gruppo vocale da lui scoperto, che la trasformeranno in un brano funky dal groove minimalista, nella versione che siamo abituati a conoscere. Il Principe, stupito da questa loro versione, deciderà di prendere il pezzo per sé, lasciando solo i cori del gruppo. L’album si chiude con la traccia più struggente del disco, un brano dal titolo che allora sembrava quasi profetico: Sometimes It Snows In April. Si tratta di un’intensa e accorata ballata sul tema dell’amicizia, con un suggestivo e malinconico arrangiamento per piano, voce e chitarra. A questo si aggiunge anche l’interpretazione di Prince, dal forte impatto emotivo. D’Angelo rileggerà il pezzo dal vivo, in versione piano e voce, durante una sua esibizione poco dopo la dipartita del genio di Minneapolis, quasi commosso.

 

La grande forza della musica di Prince è che ancora oggi continua a parlare al cuore di chi la ascolta, a fare sognare grazie alle sue ballate dannatamente soul e fa anche ballare grazie ai pezzi nel suo classico stile funky. Parade si dimostra, a 36 anni dalla sua uscita, uno dei lavori imprescindibili del grande Principe di Minneapolis, un’opera che grazie alla sua classe e al suo grande senso del ritmo riesce ad essere coinvolgente ed entusiasmante. La presenza di artisti come Sheila E, Claire Fischer con la sua orchestra, Wendy & Lisa, i Mazarati e Jonathan Melvoin, offre un valore aggiunto; il tour promozionale di Parade lancerà la carriera di Raphael Saadiq e i suoi Tony!Toni!Tonè, che allora erano soliti aprire i concerti dell’album. Ogni disco di Prince è sempre un viaggio che ci porta ad esplorare nuovi mondi e, anche se dal 21 Aprile del 2016 non è più tra noi, abbiamo la certezza che la sua musica ci accompagnerà sempre e l’ascolto dei suoi album è un modo per mantenere vivo in noi il suo ricordo, il ricordo di un artista dallo stile inconfondibile, innovativo, un abile sperimentatore e anticipatore di nuove tendenze. 

Francesco Favano

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