Stevie Wonder Music on My Mind

Stevie Wonder – Music Of My Mind

Non è distante da compiere mezzo secolo un altro capolavoro della musica black, Music Of My Mind, una delle pietre miliari della carriera di Stevie Wonder

Steveland Judkins Hardaway Morris, semplicemente Stevie Wonder, attraversa con la sua voce tutti gli anni ’60, passando alla storia come Little Stevie Wonder. Il boss della Motown, Berry Gordy, lo presenta alla sua etichetta come l’ottava meraviglia del mondo (da lì infatti il nome d’arte) e se lo coccola come il ragazzino prodigio macina-hit. Si ricordano infatti di quegli anni classici come la cover di Blowin’ In The Wind (dal repertorio di Bob Dylan), Yester-Me, Yester-You, Yesterday, Uptight, My Cherie Amour, For Once In My Life e I Was Made To Love Her, tanto per fare degli esempi. Gli obblighi contrattuali lo legano fino al compimento del ventunesimo anno di età. Da lì in poi Stevie Wonder capisce che è giunto il momento di prendere il totale controllo della sua produzione discografica. Superate le diffidenze con Berry Gordy (sorte analoga a quella di Marvin Gaye), il polistrumentista di Saginaw riesce a vincere la sua battaglia grazie alla pubblicazione di un album ricco di buone intenzioni dal titolo Where I’m Coming From (1971). Ma è a partire dall’anno successivo, con Music Of My Mind, che Stevie comincia il suo decollo artistico, la sua svolta più significativa. Per i successivi quattro anni, fino al 1976, nella sua produzione si annovereranno infatti cinque capolavori destinati a rivoluzionare la storia del soul e di tutta la musica. Tra questi oggi scegliamo appunto il primo tra questi,  Music Of My Mind.

Quello che stupisce di questo lavoro è il modo in cui viene concepito. Si potrebbe considerare come un disco “fai-da-te”: infatti Stevie suona tutti gli strumenti (piano, armonica, synths, batteria). Solo due musicisti presenti accanto a lui: Buzzy Felton, in un solo di chitarra, e Art Baron (assolo di trombone). Ma la loro presenza è ridotta all’osso; Stevie è il vero protagonista, lui incide e sovraincide le parti musicali, produce e realizza gli arrangiamenti, un solo uomo e allo stesso tempo una grande orchestra. Pur nel suo nucleo ridotto, Music Of My Mind si mostra super-articolato nei suoni, e a stupire in questo senso sono il funk-rock di Love Having You Around, arricchito dall’efficace utilizzo del talk-box, e la suite di otto minuti circa Superwoman, divisa in due parti, con due arrangiamenti da lasciare a bocca aperta. Tra le altre tracce significative come non citare la bluesy Sweet Little Girl, in cui si alternano parte cantata e parlata e con brillanti assoli di armonica, la carezzevole e beatlesiana Happy Than The Morning Sun e le dolcezze simil-bossanova di Girl Blue, con ancora presente il talk-box. Difficile restare fermi ascoltando l’uptempo e super-funky Keep On Running, impreziosita da parti di organo, clavinet e cori sempre più  ricchi di adrenalina. A chiudere il semi-gospel di Evil, il pezzo più introspettivo del disco.

A partire da Music Of My Mind Stevie Wonder scriverà nuove e immortali pagine di grande musica, di quella che trascende generi, epoche, che influenzerà numerosi artisti negli anni a venire, ma soprattutto di quella verace che non mancherà di farsi ricordare nel tempo. Perché se è vero che la musica è anche specchio dell’anima, in questa grande impresa Stevie ci è riuscito alla grande e noi non smetteremo mai di amarlo e di ringraziarlo per le grandi emozioni, per le sue melodie, la sua voce e i suoi testi profondi che sono veri e propri inni alla vita, all’amore e alla bellezza. Lunga vita a Stevie Wonder, forever and ever!


Francesco Favano

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