Stevie Wonder - Talking Book (1972)

Stevie Wonder – Talking Book (1972)

Talking Book, il disco di svolta electro-funk di Stevie Wonder

Dopo essere stato, durante l’infanzia e adolescenza, il ragazzino prodigio della Motown e arrivato al compimento del ventunesimo anno di età, Stevie Wonder ha modo di poter esprimere la sua genialità nel migliore dei modi. Riesce ad averla vinta sulle diffidenze del patron della Motown Berry Gordy e finalmente può avere la propria autonomia sulla produzione dei suoi album. I primi tentativi di rodaggio, “Where I’m Coming From”(1971) e “Music Of My Mind”(1972), già rivelano le intenzioni di Stevie di volersi cucire uno stile più personale, libero dagli standard del black-pop imposti dall’etichetta di Gordy. Sarà anche l’incontro con i due produttori Malcom Cecil e Robert Malgouleff a dare una svolta decisiva alla carriera del cantante e polistrumentista di Saginaw. Entrambi formano la Tonto’s Expanding Head Band e sono grandi appassionati di elettronica. T.O.N.T.O. sta per The Original New Timbral Orchestra, ed è un sintetizzatore polifonico multi-timbrico e analogico che riproduce una marea di suoni come fosse un’orchestra elettronica e viene appunto adoperato dal duo. 

Stevie Wonder aveva perso la testa per il loro album “Zero Time”, estasiato dall’ascolto dei suoni, e si presenta così nel loro studio con in mano il disco e grazie a questi impara l’utilizzo di quel mastodontico apparato elettronico. Questo incontro stimolerà la creatività del polistrumentista statunitense, a partire da “Music Of My Mind”. Ma è con “Talking Book”, pubblicato il 27 Ottobre del 1972, che Stevie comincia a fare sul serio e a decollare artisticamente, oltre che a livello di idee compositive. Si tratta di un impeccabile lavoro di 10 tracce che pullulano di suoni stratosferici. E allora lasciamoci trasportare dal romanticismo latin-jazz di “You Are The Sunshine Of My Life” e dalla super-soul “You & I”, cantata con un’intepretazione densa di pathos, accompagnata da belle note di piano e dai synths pregni di atmosfera sognante, usati come fossero orchestra. Ma c’è anche tanta attenzione al groove, come per esempio nel funk-rock di “Maybe Your Baby”, brano che in un certo senso anticipa Prince e Lenny Kravitz, con il clavinet che si fonde alla perfezione con la chitarra elettrica di Ray Parker jr. E sempre a proposito di pezzi groovy, come non citare la super-hit “Superstition”, originariamente pensata da Stevie per Jeff Beck.

 

 

Alla fine, causa insistenze di Berry Gordy, il cantante di Saginaw tenne per sè il pezzo e a Jeff venne affidata “Cause We’ve Ended As Lovers”(che il chitarrista includerà nel suo album del 1975 “Blow By Blow”). La coscienza sociale viene fuori nel country-blues di “Big Brother”, critica al Presidente USA di allora Richard Nixon. Potenti come macigni sono i versi “You’ve killed all our leaders, I don’t even have to do nothin’ to you. You’ll cause your own country to fall…”(Lei ha ucciso tutti i nostri leader, non ho nulla a che fare con lei. Lei porterà la propria nazione alla rovina…). Ottime anche “Looking For Another Pure Love”(con la chitarra di Jeff Beck) e la finale “I Believe (When I Fall In Love)”, pezzo carico di romanticismo soul che è un vero e proprio inno alla positività e alla gioia dell’amore. Possiamo dire che “Talking Book” è un’opera che porta splendidamente i suoi 50 anni ed è uno di quei dischi ancora oggi influenti, soprattutto per nutrite schiere di cantanti neo-soul. Questo lavoro si guadagnerà di diritto menzioni in varie riviste musicali, come Rolling Stones, che lo includerà tra i 500 migliori album di ogni tempo, oltre che ricevere i Grammy per i singoli “You Are The Sunshine Of My Life” e “Superstition” e le certificazioni oro in Canada e Regno Unito. L’utilizzo sapiente dei sintetizzatori sarà un’importante innovazione per la musica soul di allora e dimostrerà come anche l’elettronica possa avere anima e cuore, oltre che sapersi liberare dalla sua freddezza abituale. Basta a questo anche il tocco magico di Stevie, capace di tramutare in oro prezioso qualsiasi cosa abbia tra le sue mani, forte anche delle sue abilità vocali, liriche e compositive. Ogni parola per descrivere “Talking Book” alla fine è superflua. Quindi non ci resta che ascoltarlo e  ri-ascoltarlo (per chi già lo possedesse), oltre che lasciarci catturare dai brividi che sprigiona ogni singola traccia, in quanto ci troviamo di fronte a uno di quei dischi che, una volta ascoltato, sarai certo di non voler mollare più. Lunga vita a Stevie Wonder!

Francesco Favano

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