The Changin’ Times of Ike White

La storia del polistrumentista e cantante Ike White ha veramente dell’incredibile, ed è stata raccontata nel film The Changin’ Times of Ike White, diretto dal regista inglese Dan Vernon.

Ci sono storie di cui sarebbe difficile anche solo immaginare la trama, storie che, se le vedessimo in un film o leggessimo su un libro, commenteremmo come “esagerate” o “irrealistiche”. Ma siccome spesso, come si usa dire, la realtà supera la fantasia, eccoci qui a parlare di una di queste vicende, in cui la musica assume un ruolo tra il magico, il catartico ed il misterioso. Una storia che, manco a dirlo, è stata raccontata recentemente in un documentario, che è poi l’oggetto dell’articolo odierno: The Changin’ Times of Ike White. 

Non si sa moltissimo sulla vita di Ike White, e quel poco che si sa è veramente assurdo. Partiamo dal fatto non banale che il nostro viene arrestato soli 19 anni, con conseguente condanna all’ergastolo. L’accusa: omicidio. Eppure White non si perde d’animo e, con i pochi mezzi disponibili, e soprattutto grazie a un grande talento musicale, comincia a scrivere numerosi brani con il suo compagno di cella. Per un fortunatissimo caso viene a sapere di lui Jerry Goldstein, produttore famoso in quel momento per essere stato uno stretto collaboratore di Jimi Hendrix. Goldstein rimane così colpito dalla musica di White da approntare uno studio mobile nel carcere dove il cantante e polistrumentista è rinchiuso ormai da anni. Chiama tecnici, musicisti (e che musicisti: Greg Errico, batterista degli Sly & The Family Stone, e Doug Rauch, famoso per essere stato il bassista di Santana negli anni ’70), turnisti vari e incide uno dei dischi soul/funk più belli e misteriosi degli anni ’70, Changin’ Times. Quest’album avrebbe potuto consacrarlo nell’olimpo della black music grazie alla sua geniale miscela di funk, soul, rock, avendo attirato l’attenzione di pubblico, produttori cinematografici (per l’incredibile storia che ci stava dietro) e grandi musicisti come Stevie Wonder (per l’incredibile musica che ci stava dentro). Eppure il destino aveva altri progetti per Ike White.

Quali non è dato sapere, visto che le sue tracce si perdono sul finire degli anni ’70. Eppure c’è chi ha cercato di andare a fondo, per scoprire il più possibile sulla storia di questo straordinario musicista e poterla svelare al grande pubblico. Questo qualcuno è Dan Vernon, il regista del documentario su White, The Changin’ Times of Ike Whiteuscito qualche giorno fa. Vernon venne a conoscenza della storia e delle leggende che circolavano su Ike nel 2014 al produttore di un suo film, Vivienne Perry, grande fan dell’unico album del musicista. Incuriosito, venne poi a sapere da Greg Errico, il batterista che suonò in Changin’ Times, che Ike White era vivo e vegeto, che viveva a Los Angeles, che lavorava ancora come musicista e che aveva cambiato il proprio nome in David Maestro. Vernon fu così attratto dalla storia che decise di raggiungere immediatamente White per potergli parlare nell’ottica di realizzare un’opera sulla sua vita e la sua arte.

Il regista dormì per tre giorni di fila a casa di White, finendo per raccogliere materiale sufficiente per iniziare la pre-produzione del documentario. Tornato in Inghilterra, ecco un altro colpo di scena: Vernon riceve la chiamata di Lucy, la moglie di Ike, la quale gli annuncia che il marito è morto. Un grosso intoppo, oltre che un enorme dispiacere, che lasciò l’entourage del regista in preda all’indecisione su come continuare il progetto. Fortunatamente White, probabilmente entusiasta che qualcuno si stesse interessando al suo brevissimo, ma glorioso passato discografico, aveva lasciato una gran quantità di materiale a Vernon, il quale decise così di proseguire la propria opera.

“Non avevo mai realizzato un film nel quale avessi la responsabilità di una vita intera nelle mie mani. Penso che lui fosse stanco dei pregiudizi che l’hanno tormentato fuori di prigione, del fatto che le persone lo associassero costantemente al crimine che aveva commesso e addirittura gli chiedessero se fosse stato rilasciato unicamente per aver pubblicato quell’album. Per questo decise di diventare un camaleonte, formando periodicamente nuove famiglie, ma ovviamente il suo passato lo raggiungeva puntualmente ogni volta”. 

Questa l’analisi di Dan Vernon dopo avere studiato e trasposto su pellicola la vita di Ike White. Ne risulta il ritratto di un uomo dai due volti, da un lato buono, gentile, premuroso ed estremamente talentuoso, dall’altra traumatizzato, manipolatore (soprattutto con le donne: non è ancora chiaro quante mogli abbia avuto) e sfuggente, quella parte di lui legata al burrascoso passato che non ha mai smesso di tormentarlo. Al momento il documentario è disponibile solo sul sito della BBC, l’emittente che l’ha prodotto, ovviamente col geoblocco per coloro che non sono su territorio inglese, ma contiamo di poterne fruire anche in Italia nei prossimi mesi. Una storia del genere non può essere tralasciata, soprattutto da noi appassionati. Seguiteci per rimanere aggiornati!

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