L’importanza delle donne nella musica è pesantemente sottovalutata. oggi vi raccontiamo la storia delle nostre Uncrowned Queens.
The “Uncrowned Queens of the Blues“, questo è il “titolo nobiliare” di una certa Ida Cox, cantante ed in gran parte autrice, dei propri testi, e di altre che hanno seguito le sue orme. Una che scrive un inno alle “wild women”, le “vere donne” quelle “selvatiche” che non hanno mai “il blues”.
Una che scrive:
“Sento queste donne che si lamentano dei loro uomini (monkey man),
dei loro mariti insulsi e dei loro pseudo-amanti.
Queste povere donne stanno sedute tutto il giorno a piangere
chiedendosi perché il loro uomo non torni a casa.
Le donne vere non se ne preoccupano, le donne vere non hanno mai il blues.”*
Il bello è che scrive questo pezzo nel 1924 e che pur da donna di colore, non “le manda a dire” a nessuno. Le parole dei brani che scrive in quegli anni, sono rivolte a tematiche come la disoccupazione, la pena di morte, la diseguaglianza sociale e tra uomini e donne. Gestisce la sua carriera in maniera piuttosto alternativa rispetto alle altre cantanti della sua epoca, tanto che la stessa Paramount la nomina “Regina senza corona del blues”.
In “wild women don’t have the blues” scrive un testo che trovo di un’attualità sorprendente:
“Io ho un carattere e un modo di fare tutto mio:
quando il mio uomo prova ad alzare le mani
può andarsi a cercare un’altra casa.
Mi ubriaco di buon liquore, sto in giro tutta la notte,
e quando sono a casa, son capace di sbatterlo fuori
se non si comporta bene.
Perche’ le vere donne non si preoccupano, le vere donne non cedono alla tristezza !”*
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Questo brano è stato ripreso di recente, da un’altra donna che si è fatta sentire negli ultimi trent’anni, prestandosi a metamorfosi musicali e d’immagine, ma rimanendo sempre fedele a se stessa, anticonformista, creativa, interessante: Cyndi Lauper. Già, quella che dichiarava a gran voce che le ragazze vogliono solo divertirsi. Nel 2010 pubblica un album che si intitola Memphis Blues, nel quale in 13 tracce si ha l’occasione di scoprire o riscoprire brani come “Early in the morning”, suonata insieme ad Allen Toussaint e B.B. King, o “Rolling and tumbling” (famosa nella versione di Muddy Waters). Tra gli altri brani “Don’t cry no more” considerata un anello di congiunzione tra l’R’B ed il Soul dei primi anni ’60.
La nostra Cindy dicevamo, ormai sessantenne, sembra che si diverta ancora parecchio. Forse con Memphis Blues, più che dire la sua in un genere del quale non porta i segni nella voce, ha realizzato un sogno personale (come da lei dichiarato), si è circondata di collaboratori che invece la storia del blues l’anno fatta ed ha soffiato via la polvere ad una buona selezione di vinili, tra i quali quello della Cox.
Ecco, queste due donne, accomunate da questo pezzo blues, energico e coraggioso che ha quasi cent’anni, io le trovo di grande ispirazione per tutte quelle “regine senza corona” che ancora oggi fanno una smisurata fatica nell’affermare il proprio talento, nel non rimanere cristallizzate in un’immagine forzatamente giovanile e “per bene”, come spesso vorrebbe la società contemporanea.
Una società nella quale ancora, essere femmina in tutte le sue declinazioni, può costituire un ostacolo all’essere semplicemente rispettata e tanto più a portare avanti la propria crescita in un qualunque ruolo o ambito, nella quale c’è più che mai bisogno di una “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne”(25 Novembre), o della “Giornata internazionale della donna“, quella che chiamiamo semplicemente “Festa della donna“.
L’ augurio del nostro blog a tutte le donne è proprio questo: che non si sentano regine soltanto l’8 marzo, ma che possano vivere con orgoglio ogni giorno la propria femminilità e che festeggino riconoscendo a se stesse il valore del proprio essere figlie, madri, sorelle, compagne, professioniste, artiste, ricordandosi i grandi esempi della storia dell’umanità al femminile. Auguriamo loro che possano approfittare di questa data per ripensare a tutte le conquiste fatte ed alle proprie quotidiane conquiste, così come a tutta la strada che resta da fare, nel proprio piccolo e per le donne di tutto il mondo e certamente che non debbano avere a che fare con dei “monkey men” come quelli della canzone delle nostra Ida, ma che possano incontrare un mondo maschile, sensibile e pronto al prossimo passo verso una vera uguaglianza nella diversità.
Vi lascio con l’ultima strofa di “Wild women don’t have the blues“, liberamente tradotta (*), così come il resto del testo. (Quello originale viene di seguito)
Women & men… Get inspired.
Maddalena M.
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..”Non otterrai mai niente comportandoti da angioletto
è meglio se cambi strada e tiri fuori la vera te stessa
voglio dirti una cosa, e non è una balla
le donne “con le palle”, sono le uniche che ce la fanno
perchè le vere donne non hanno paura, le donne vere non cedono alla tristezza.”
Wild women don’t have the blues.
I hear these women raving ‘bout their monkey men
About their trifling husbands and their no good friends
These poor women sit around all day and moan
Wondering why their wandering papa’s don’t come home
But wild women don’t worry, wild women don’t have no blues
Now when you’ve got a man, don’t never be on the square
‘Cause if you do he’ll have a woman everywhere
I never was known to treat no one man right
I keep ‘em working hard both day and night
’Cause wild women don’t worry, wild women don’t have their blues
I’ve got a disposition and a way of my own
When my man starts kicking I let him find another home
I get full of good liquor, walk the streets all night
Go home and put my man out if he don’t act right
Wild women don’t worry, wild women don’t have their blues
You never get nothing by being an angel child
You better change your ways and get real wild
I wanna tell you something, I wouldn’t tell you a lie
Wild women are the only kind that really get by
’Cause wild women don’t worry, wild women don’t have their blues.







