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Urban Academy

Urban Academy

Il Jazz, funk, hip hop degli Urban Academy

Amburgo, Germania. Seconda città più popolosa della nazione dopo Berlino, e città non-capitale più popolosa d’Europa. Insomma una città grande, affollata, rumorosa, cosmopolita, caratterizzata da un gigantesco via vai di gente causato dalla presenza di uno dei porti più importanti al mondo. Un bel casino di metropoli. Il contesto urbano delle grandi città solitamente offre un substrato sociale particolarmente fertile per la crescita di ricchi sottoboschi musicali, e Amburgo ovviamente non fa eccezione. Accade così che non sia raro imbattersi in misconosciuti artisti o band di eccezionale talento e di innamorarsene.

A me è successo con una band consigliatami da un caro amico, un collettivo a metà tra il geniale e lo stravagante: gli Urban Academy. Andando sulla pagina Facebook degli Urban Academy noterete subito l’esigua quantità di fan che la seguono: meno di trecento, davvero poca roba. Se poi proverete ad ascoltarli, posso assicurarvi che, se vi piace il genere, un senso di ingiustizia e un moto di rabbia saranno le reazioni più naturali che potreste avere. Ora vi spiego perché.

Urban Academy è una band jazz, funk, hip hop, elettronica e sperimentale di Amburgo. Il gruppo è composto da ben sette elementi, tutti sotto i trent\’anni: Silvan Strauß alla batteria, Daniel Stritzke al basso, Lukas Klapp alle tastiere, Alex Eckert alla chitarra, Sebastian Wehle alle ance e Lena Geue e Lydia Schiller ai microfoni.

“L’incessante pulsazione della metropoli è stressante e talvolta imprevedibile, ma può avere groove. Anche se, o specialmente quando, i ritmi si sovrappongo e si completano tra loro. E’ principalmente questo il fenomeno che affascina la giovane band di Amburgo Urban Academy, ed è questo ciò che ispira il loro suono e il loro groove. Da qualche parte tra l’indie jazz, il funk urbano, il soul spaziale e l’hip hop, i musicisti del collettivo hanno creato il proprio stile, ben rappresentato nel loro album di debutti \’Pulli\’. \’Sorpresa piuttosto che perfezione\’ è stato il motto di questa produzione. Infatti, nella loro musica gli Urban Academy si sforzano di fare più domande piuttosto che cercare più risposte”.

Niente avrebbe potuto descrivere la band tedesca meglio di queste poche righe, le quali fanno da incipit alla biografia che si può leggere sul loro sito. La città con i suoi odori, rumori, suoni, umori e colori viene tradotta in musica con una fedeltà e una precisione davvero impressionanti. “Pulli”, primo e finora unico disco del gruppo, appare come una collezione di immagini amburghesi raccontate con il groove tipico della musica black e la concezione musicale di un Robert Glasper in overdose di acidi o di un Chris Dave alla quarta siringa di morfina, passando per un Miles Davis ubriaco e terminando con un Herbie Hancock affetto di disturbo bipolare. Spiccano, in tutto il disco, l’inventiva e la creatività dei due elementi centrali della band, il batterista Silvan Strauß ed il tastierista Lukas Klapp, capaci di creare groove ipnotici o sequenze di accordi alienanti; funk, soul, jazz, hip hop, musica elettronica e una buona dose di visionaria follia fanno si che “Pulli” sia, almeno secondo il parere di chi scrive, uno degli album di musica black europea più interessanti usciti nel 2015. A contribuire al mio entusiasmo per questo album c\’è l\’eccellente produzione, realizzata dal bassista della band, Daniel Stritzke, fresca e moderna come raramente accade per band indipendenti, soprattutto considerando il genere musicale.

La band è attualmente impegnata in un tour che si chiuderà il primo dicembre, e che per la verità li ha visti esibirsi (anche piuttosto saltuariamente) più che altro nell’area di Amburgo, o comunque all’interno dei confini nazionali. Purtroppo, infatti, la fortuna della band non è stata pari alla loro bravura, e i loro inni urbani sono quindi arrivati a un numero di appassionati davvero basso. E di certo il fatto di “non prendere nulla troppo sul serio” (uno dei motti della band) non li ha molto aiutati. Noi crediamo però che fare cultura sia questo: raccontare, proporre, incuriosire, provocare, anche quando – anzi, soprattutto quando i protagonisti sono poco o per nulla conosciuti.

Non sappiamo se il nostro contributo potrà essere in qualche modo d\’aiuto agli Urban Academy, ma crediamo fermamente che il nostro dovere sia quello di scrivere e far conoscere laddove riteniamo che ne valga la pena, nella speranza che, una volta lanciato il sasso, le piccole increspature che creiamo in quel mare chiamato Internet possano diventare pian piano sempre più grandi, fino a trasformarsi in un impetuosa mareggiata. Potrebbero essere in molti a volersi buttare dentro…

Michele Capasso
assomiki@gmail.com
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