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“What Color Is Love?”, il capolavoro di Terry Callier

Pochi dischi possono vantare la magia e l’emozione che si sprigionano da What Color Is Love?, capolavoro di Terry Callier in bilico tra folk e soul

Nella categoria “Outsiders del soul” un artista come Terry Callier vi rientrerebbe a pieno titolo. Particolare anche la sua carriera, fatta di ritiri e rientri nelle scene musicali. Infatti Terrence Orlando Callier (questo il suo vero nome) esordisce nel 1965 pubblicando un esordio interessante a cavallo tra folk, blues e soul dal sound interamente acustico intitolato The New Folk Sound Of Terry Callier. Il lavoro verrà inciso solo 3 anni dopo, in quanto il produttore Samuel Charters della Prestige sparisce in Messico portando con sè i masters. Terry allora rientra a Chicago, sua città natale, e registra alcuni demo per la Chess Records che vedranno la luce solo nel 1998 e successivamente saranno raccolti e recuperati nell’album First Flight. Viene poi dirottato alla Cadet e tra il 1972 e il 1973 dà alle stampe una trilogia di lavori imprescindibili per ogni amante del soul classico, comprendente Occasional Rain, What Color Is Love, entrambi del 1972, e I Just Can’t Help Myself (1973). Noi oggi ci concentreremo sul secondo.

Coadiuvato dalla produzione e dagli arrangiamenti di Charles Stepney (collaboratore degli Earth Wind & Fire), Terry Callier imbastisce un’opera di gran classe composta di sette brani di notevole suggestione in cui il suo folk-soul viene arricchito da eleganti orchestrazioni di archi e fiati dal sapore jazzistico. Basta inserire il cd nell’impianto stereo e premere play (o poggiare la puntina sul vinile, a seconda delle preferenze del supporto musicale) per capire che ci si trova di fronte a un disco di grande magia, a cominciare dalla traccia iniziale Dancing Girl, che inizia con una bella chitarra folk e a cui fa seguito una brillante interazione tra voce e sax. La traccia successiva, la title-track, è caratterizzata da arrangiamenti lussureggianti e da un testo introspettivo di grande impatto, in cui Terry cerca di capire quale sia il vero senso dell’amore. Entusiasmanti anche You’re Gonna Miss Your Candyman, che negli anni ‘90 farà la gioia degli Urban Species e la campioneranno nella loro Listen, e Just As Long As We’re in Love, ballatona da brivido e dannatamente soul che fonde come poche altre romanticismo e spiritualità. Echi di Marvin Gaye e Isaac Hayes sono riscontrabili nella raffinatissima Ho Tsing Mee (A Song For The Sun).

 

Dopo questo disco Terry darà vita all’altrettanto impeccabile I Just Can’t Help Myself (1973), per poi incidere due lavori con la Elektra alla fine degli anni ‘70 e uscire dalle scene musicali, tornando solo nella seconda metà degli anni ‘90, incidendo pochi dischi centellinati ma ben fatti. Sarà infatti l’interesse tributato verso di lui dal mondo dell’acid-jazz a farlo ritornare in auge, forte anche il fatto che negli anni ‘70 con la sua musica era un vero artista d’avanguardia, pur non avendo avuto lo stesso successo di altri colleghi della musica soul. In quegli anni di lontananza dal mondo musicale Terry si laureerà in Sociologia, metterà su famiglia e lavorerà come programmatore informatico. Ci lascerà il 27 Ottobre del 2012, stroncato da un tumore. Il tempo sembra essere stato galantuomo per il vocalist e chitarrista di Chicago, in quanto anche generazioni di artisti del soul moderno non mancheranno di trarre ispirazione da lui, uno su tutti Michael Kiwanuka. Di Callier si potrebbe parlare come di un artista in cui a contare è soprattutto la qualità che la quantità, è una discografia scarna la sua, intervallata da momenti di pause discografiche (escludendo i live), ma che merita di essere recuperata per via delle sorprendenti soluzioni armoniche offerte, oltre che per un songwriting ispirato, profondo e di grande effetto. A quasi dieci anni dalla sua dipartita non ci resta altro che tributargli un caloroso ringraziamento per le grandi perle in musica che ci ha offerto. Lunga vita a Terry Callier!

Francesco Favano

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