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Rai Thistlethwayte

Il groovoso jazz-pop di Rai Thistlethwayte

Cosa accade se uniamo i virtuosismi jazz all’immediatezza del pop? Rai Thistlethwayte potrebbe essere la risposta a questa domanda.

Rai Thistlethwayte nasce a Sydney il 19 aprile del 1980. Il piccolo ha il vantaggio di crescere in una famiglia in cui la musica è come una religione; la mamma è insegnante di piano classico, mentre il padre, maestro di lingue, è anche un apprezzato bassista e chitarrista della scena musicale di Sydney. Per il giovane Rai Thistlethwayte il primo amore musicale, comunque, saranno il rock e il metal, come nelle più classiche storie di qualsiasi appassionato musicale nel mondo: Deep Purple, Cream, Iron Maiden e Beach Boys sono alcuni dei nomi che introdussero il futuro musicista nel mondo della musica. Con l’avanzare dell’adolescenza, però, arrivò un altro vero e proprio colpo di fulmine grazie a generi come jazz, blues, funk e soul e nomi come Prince, Stevie Wonder, Chick Corea, Donny Hathaway o Mahavishnu Orchestra, solo per citare alcune influenze del polistrumentista australiano.

La passione per la musica, unita al suo grande talento e alla cultura musicale ricevuta in famiglia, lo porta ad essere premiato, alla fine della High School, con una borsa di studio per il Sydney Conservatorium of Music, dove nel 1998 comincia un corso di piano Jazz. Dopo solo un anno al conservatorio, Rai venne contattato dalla Columbia/Sony, che non ci mise molto a metterlo sotto contratto assicurandosi un talento di sicuro avvenire. Il tutto, a soli 19 anni. Purtroppo una ristrutturazione dirigenziale della Columbia causò la rescissione del suo contratto, cosicchè Rai non riuscì a pubblicare quasi niente al di fuori di un singolo, “Give A Smile To The Planet”, che ottenne però un discreto successo in Australia.

Nel 2002, la svolta: Rai forma i Thirsty Merc insieme a Phil Stack (basso), Karl Robertson (drums) e Matthew Baker (chitarra). Da questo momento si apre per lui una fase “rock” che lo porterà al successo, quello vero, soprattutto in Australia, dove gli album della band vinceranno regolarmente dischi di platino. Oltre ad essere apprezzati dal pubblico, i Thirsty Merc ricevono anche un unanime appoggio dalla critica grazie alla loro capacità di incorporare elementi jazz, soul e addirittura classici nelle loro canzoni di stampo principalmente pop rock.

Ma non è questa la parte del percorso artistico di Rai che ci interessa di più. Il cantante, infatti, calca i palchi più importanti d’Australia e del mondo con la sua band solo fino al 2012, quando decide di prendersi una pausa per poter intraprendere un percorso da solista che gli permetta di esplorare maggiormente i generi che più preferisce: jazz, soul e funk. Passa meno di un anno ed ecco arrivare il primo EP pubblicato sotto lo pseudonimo di Sun Rai, Pocket Music: tre brani dalle forti influenze black, ma che strizzano l’occhio al pop (e neanche troppo velatamente). Un inizio che promette davvero bene. A Pocket Music seguono un singolo, I Remember (2013), e due EP, Live At Studio Deluxe (2013) e Escargot (2014, registrato a nome anche del batterista Ben Vanderwal).

Questi ultimi tre lavori, anch’essi pubblicati come Sun Rai, riflettono bene la dimensione ideale dell’artista di Sydney: strumentazione minimale (da solo o al massimo con un batterista e un bassista), live feel (entrambe gli EP sono registrazioni dal vivo), un sacco di jazz, un mare di groove e la solita dose di pop di classe che rende la musica di Thistlethwayte appetibile anche a chi non frequenta abitualmente la musica black. Credo sia proprio questo il più grande pregio di Rai Thistlethwayte: unire il proprio talento di pianista jazz virtuoso al proprio istinto di cantautore e compositore prettamente pop. Pezzi apparentemente cervellotici, complicati, insomma, non facilmente “digeribili” dal grande pubblico, vengono attentamente strutturati in modo che restino in testa come e più di qualsiasi pezzo radio-friendly del mondo; da una parte troviamo il groove, i suoni funky, gli assoli, i virtuosismi; dall’altra i ritornelli che restano in testa, la voce ammiccante di Rai e le melodie semplici. Due facce della stessa medaglia, solo apparentemente lontane una dall’altra, che il musicista australiano ha saputo conciliare perfettamente nella propria arte.

A fine 2015, questa volta con il proprio, vero nome, Rai ha pubblicato un altro singolo, Go Nuts, che sembra preludere a una svolta ancora più orientata verso il pop rispetto ai lavori precedenti. Forse troppo. Anzi, decisamente troppo. Probabilmente questo pezzo, considerando anche il video musicale non certo entusiasmante, sarebbe più adatto ad una boy-band americana con dietro una buona produzione, ma non ad un artista del calibro di Rai. Comunque, il singolo sarà probabilmente seguito dal primo vero LP (in cui ripongo le mie speranze di “redenzione”) di Rai, originariamente previsto in uscita tra 2015 e 2016, ma che uscirà probabilmente tra qualche mese. Nel frattempo, per l’artista di Sydney non ci sarà tempo per annoiarsi, essendo uno dei session-men più richiesti ed apprezzati d’Australia, oltre che rinomato didatta grazie alle sue seguitissime masterclass sul songwriting. Noi intanto vi invitiamo a riempirvi le orecchie della sua musica: scommettiamo che sentirete presto parlare di lui?

Michele Capasso
assomiki@gmail.com
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