Parliament - Mothership Connection

Parliament – Mothership Connection (1975)

Con Mothership Connection i Parliament stabiliscono un punto di contatto tra la black-music e la fantascienza.

 Oggi col nostro spazio “Back in the days” vogliamo portarvi indietro nel 1975, con uno di quei dischi tuttora influenti, intitolato “Mothership Connection” dei Parliament. Qui sul blog parlammo tempo fa di George Clinton, una delle menti più estrose, eccentriche e sorprendenti del groove. Abbiamo parlato di alcuni suoi album incisi coi Funkadelic, formazione capace di unire funk, rock, soul e psichedelia. Parallelamente a questa band, George Clinton ne guida un’altra che è quella dei Parliament, un gruppo che stabilisce un punto di contatto tra la black-music e la fantascienza. Questo legame prende meglio corpo in “Mothership Connection”, lavoro costituito da 7 scoppiettanti tracce super-funky. Anche la copertina del disco, in cui troviamo George Clinton su una navicella spaziale, sintetizza alla perfezione le intenzioni di quest’album. Egli infatti disse a proposito: “Ero un grande fan di “Star Trek”, quindi mentre scrivevamo la musica di questo nostro disco abbiamo pensato a qualcosa tipo un elegante “pimp” che guida un’astronave a forma di Cadillac. Abbiamo suonato dei groove reminescenti di James Brown, adoperando un gergo di strada.” E anche nella musica di questo disco la voglia di riscatto del popolo afro-americano è più viva che mai. Il concetto è quello del cosiddetto “P-Funk”, che sta per “pure funk”.

 

E questo suono è anche la risposta che spetta ai dettratori, da Clinton chiamati come “unfunked”. I “funkeeters”, anch’esso termine coniato dal musicista di Kannapolis, sono i sostenitori appunto del funk, e a loro spetta il compito di diffondere un nuovo linguaggio che liberi la mente, tanto per citare un suo album con i Funkadelic, una musica che permetta al popolo afro-americano di potersi sentire libero e combattere ogni forma di pregiudizio. E sono proprio pezzi come “P-Funk”(Wants To Get Funked Up)” e “Give Up The Funk (Tear The Ruff Of The Sucker)” a rendere l’idea dell’arte di Clinton e dell’intero album, soprattutto con il ritmo incalzante e sostenuto del secondo, un brano che accende una grande voglia di ballare. Non da meno anche tracce come la title-track, “Unfunky UFO” e “Supergroovalisticprosifunkstication”. “Mothership Connection” trova la sua forza anche in eccellenti ed eccentrici musicisti come Fred Wesley e Maceo Parker, alle sezioni fiati e già con James Brown, Bootsy Collins al basso, Bernie Worrell (coi suoni spaziali dei suoi sintetizzatori), una squadra arruolata da George Clinton per diffondere il verbo del funk, un suono capace di trascendere tempo e spazio ed essere proiettato nel futuro, oltre che asfaltare i cosiddetti imperi “Bump-nocivi” comandati da dittatori “unfunked”, una metafora fantascientifica utilizzata da George per apostrofare il corrotto sistema politico statunitense dell’epoca. “Mothership Connection” è un pilastro portante del cosiddetto “afrofuturismo”, quello di cui parla Giorgio Rimondi nel suo ultimo libro “L’invasione degli afronauti”, opera consigliata per chi volesse saperne di più riguardo al binomio groove / fantascienza, e anche quello che col tempo farà la gioia di molte generazioni soul-funk e hip-hop negli anni a venire.

 

 

Sono infatti molti gli artisti che hanno imparato molto da questo disco di George Clinton, tra questi Dr.Dre e Snoop Dogg, che non esiteranno a campionare un paio di suoi brani nei loro, gli Outkast, formazione hip-hop di Atlanta che tributerà grande stima al musicista di Kannapolis utilizzandolo come loro punto di riferimento e chiamandolo a collaborare nella loro “Synthesizer”, dal favoloso album “Aquemini”(1998). E anche voci come Janelle Monae, Childish Gambino devono molto a lui. Lasciarsi catturare dai groove di questo disco non può che fare bene alla nostra anima, al nostro corpo e alla nostra mente, segno che quest’opera allora guardava già al futuro e col tempo invecchia sempre bene. Lunga vita a George Clinton, let’s keep the funk alive! 

Francesco Favano

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