Vivian Green - A Love Story - The Italian Soul Blog

Vivian Green – A Love Story (2002)

Back in The Day: A Love Story, il primo disco del prodigio Vivian Green (2002)

Tra la seconda metà degli anni ‘90 e i primi anni ‘2000 la scena neo-soul ha partorito diversi gioielli in musica. Abbiamo avuto gli album di D’Angelo, Jill Scott, Erykah Badu, Bilal, Musiq Soulchild, Maxwell, Rahsaan Patterson, Angie Stone, Raphael Saadiq, tanto per citarne alcuni. Tra tutti questi artisti oggi vogliamo parlavi di una che avrebbe meritato sicuramente di più e lei risponde al nome di Vivian Sakiyyah Green, semplicemente Vivian Green. Classe 1979, nata a Philadelphia, ha esordito all’età di 13 anni formando un quintetto vocale chiamato Younique. All’età di 18 anni, nel 1997, compone per i Boyz II Men il brano “Dear God”, contenuto nel disco “Evolution”. Successivamente fa da supporter ai concerti di Maxwell, D’Angelo, Jill Scott, Musiq Soulchild e Kindred The Family Soul. Duetta con Cyndi Lauper e ha anche un cammeo nel film “De-Lovely”, sulla vita di Cole Porter. Lì interpreta magistralmente uno standard del celebre compositore, la mitica “Love For Sale”.

Nel 2002 con la Columbia Records incide il suo primo disco intitolato “A Love Story”. Ed è proprio su questo album che oggi vogliamo focalizzare la nostra attenzione. Costituito da una scaletta di 14 brani, si muove tra ballate romantiche mai sdolcinate, umori jazzy, ritmi urban e soprattutto viene sviscerato il grande amore per le sonorità soul classiche. Il tutto suona moderno e classico allo stesso tempo, senza cadere in manierismi anacronistici. Vivian Green mostra una vocalità matura, capace, consapevole, ma soprattutto carica di sentimento, una voce che non ha paura di esprimere tutta sè stessa con le sue gioie, le sue insicurezze, le sue emozioni. Tra le tracce più belle ci piace segnalare l’iniziale “Wishful Thinking”, in cui la cantante di Philadelphia, su un tappeto sonoro morbido e super-soul, esprime i suoi buoni propositi per la famiglia e il mondo che la circonda. “Superwoman” è un invito alla categoria maschile ad accettare la propria donna con i propri pregi e difetti, mentre “What Is Love?” è una ballata morbida, soulful, con il piano che cita i Crusaders.

 

 

La voce di Vivian qui si fa più confidenziale. Le instabilità emotive della vita di coppia vengono cantate in “Emotional Rollercoaster”, più jazzata è invece “No Sitting By The Phone”. Ottime anche “Fanatic” e la finale “Keep On Going On”, un midtempo arricchito da un groove incalzante e con il trombone del bravissimo Jeff Bradshaw, un pezzo in cui Vivian ci invita ad affrontare le nostre difficoltà della vita e trasformare i sogni in vita reale. “I gotta turn my dreams into life…”, come appunto dicono i versi del brano. Grazie all’apporto di produttori come Anthony Bell, Junius Bervine e Osunlade (presente in “What Is Love?”), Vivian Green riesce a realizzare un disco di ottimo neo-soul, distante da molte produzioni plastificate che invadono il mercato, attraverso un suono organico, suonato, non campionato e che allo stesso tempo non disdegna tecnologia e drum-machine in studio. Ci piace consigliare questa sua opera prima a chi cerca qualcosa che suoni fresco e genuino, ma soprattutto che non dimentichi lo spirito più autentico del soul. “A Love Story” merita di sedere accanto a dischi come “Who Is Jill Scott?” di Jill Scott, appunto, “Surrender To Love” dei Kindred The Family Soul e “Aijuswannaseeing” di Musiq Soulchild, tutte opere che confermano le grandi qualità del soul di Philadelphia contemporaneo.

Francesco Favano

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