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Jarrod Lawson - THE ITALIAN SOUL BLOG
1995
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Jarrod Lawson

Jarrod Lawson

Jarrod Lawson

Oggi parliamo del nuovo fenomeno mondiale del Soul: Jarrod Lawson.

Spesso mi sono trovato a riflettere su quanto sia artisticamente piatta l’offerta (o la richiesta?) musicale per quanto riguarda il mercato cosiddetto “mainstream” (quindi tutto ciò che gira in radio, tv, e grossi eventi). Ultimamente però, mi sembra di intuire che qualcosa stia lentamente cambiando; vuoi per una certa moda che spinge molti a cercare musica più particolare e meno accessibile, in un’era dove abbiamo il mondo a disposizione su una mano, vuoi per un una possibile ciclicità dei gusti della massa, credo che guardando le classifiche sia evidente come si stiano facendo strada suoni diversi da quelli a cui siamo abituati

L’esempio più lampante che mi viene in mente, soprattutto per affinità stilistiche con quello che è il mondo del soul, è quello di Gregory Porter, portentoso crooner capace di coniugare in maniera egregia e autentica generi come jazz, soul e blues. Porter ha avuto e sta avendo un successo incredibile in tutto il mondo, scalando le classifiche come pochi colleghi stilisticamente vicini a lui riescono.

La stessa sorte di Porter potrebbe capitare (anzi, lo sta già in parte facendo) ad un altro nuovo prodigio della scena black attuale: stiamo parlando di Jarrod Lawson, talentuosissimo pianista e cantante soul il quale con l’omonimo album di debutto ha letteralmente fatto tremare i polsi a tutti gli appassionati del genere.

Jarrod, originario di Molalla ma residente da molti anni a Portland, mostra, come solitamente accade per i grossi talenti, un interesse precocissimo per la musica. I genitori raccontano di come già nella prima infanzia il piccolo Jarrod fosse attratto dagli strumenti presenti nello studio di registrazione del padre, luogo dove passava gran parte delle proprie giornate. Il suo primo strumento, come si apprende dalla sua biografia, fu la batteria, la quale gli fornì il senso del ritmo che ora contraddistingue il suo stile pianistico. Durante l’adolescenza, forse anche spinto dall’amore per due maestri come Stevie Wonder e Donny Hathaway, passó invece allo studio del canto e del pianoforte sotto la guida attenta del padre. Col passare degli anni Jarrod sviluppa un proprio stile peculiare ed eclettico; in breve tempo, così, il suo talento lo porta ad acquisire una certa fama nell’area di Portland, permettendogli di suonare con i migliori musicisti della zona, senza però mai sfondare nel vero senso della parola. Qualcosa cambia circa 2 anni fa.

La Dome Records, etichetta britannica specializzata in black music, accetta di produrre il debutto di Jarrod. All’inizio l’album non sembra avere un gran successo, salvo poi cominciare lentamente a girare tra gli appassionati grazie a un virale passaparola. Dopo qualche mese dalla pubblicazione, il disco capita nelle mani di un certo Gilles Peterson; l’entusiasmo del dj della BBC nei confronti del disco rappresenta per Jarrod il trampolino di lancio definitivo. Sta per diventare il nuovo fenomeno mondiale del soul.

D’altronde, ascoltando il disco, non c’è molto da stupirsi (o forse sì, dipende dal punto di vista di ognuno). Jarrod Lawson è una monumentale opera, musicalmente ricchissima e liricamente molto ispirata. Jazz, funk, soul in tutte le loro declinazioni sono accompagnate dalla profonda spiritualità e “social consciusness” dei testi di Jarrod. Raramente un disco con pezzi lunghi in media sei minuti riesce a non annoiare, e quando succede spesso si tratta di un capolavoro: a mio parere, quest’album ci riesce benissimo. Dal groove funky di “Music and it’s Magical Way” ai ritmi afro-cubani di “Sleepwalkers”, dal soul genuino di “Everything i Need” all’r&b di “All That Surrounds”: davvero difficile trovare motivi di noia in questo disco.

La fama acquisita grazie a questo capolavoro gli ha permesso di girare già mezzo mondo, suonando sui palchi più prestigiosi del globo e stupendo di volta in volta il pubblico con il proprio incredibile talento. Un riconoscimento concreto gli è giunto anche grazie alla vittoria del prestigioso Jazz FM Award. Jarrod ha vinto nella categoria “Soul Artist of the Year” battendo due mostri sacri come Lalah Hathaway e D’Angelo.

Quest’estate Jarrod tornerà in Europa, stavolta toccando anche l’Italia per due date imperdibili, il 13 luglio a Pozzuoli e il 15 a San Quirino, nei pressi di Pordenone. Due occasioni che vi consigliamo di non perdere se volete provare l’ebbrezza di un concerto da brividi.

Michele Capasso
assomiki@gmail.com
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