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Prince – Controversy

Compie quarant’anni uno dei capolavori di Prince, Controversy, in cui il Folletto di Minneapolis spazia tra sesso, politica e religione.

Dopo due album di rodaggio come For You (1978) e l’omonimo Prince del 1979, e dopo Dirty Mind, pubblicato nel 1980, Prince cominciava a fare sul serio con la sua musica dai groove micidiali e ad alto tasso erotico. Oggi vi parleremo di Controversy, lavoro che fu pubblicato il 14 Ottobre del 1981 e che in un certo senso rappresenta un po’ un disco di passaggio tra il suo precedente e 1999 (1982). Sì, perché oltre al sesso appaiono per la prima volta altre tematiche di peso come politica e religione. E Prince, sempre più agguerrito ed energico che mai, comincia a mostrare un altro convincente volto della sua produzione artistica e a farci muovere grazie alle sue irresistibili scosse telluriche. Musicalmente Controversy continua da dove era rimasto Dirty Mind, in cui il crossover musicale del Folletto, tra funk, rock, pop e soul, si tinge dei suoni avveniristici della strumentazione sintetica new-wave tipica degli anni ’80.

Nella super-funky title-track il genio di Minneapolis esprime il suo disappunto per il clamore che si è scatenato attorno alla sua figura (“Am I black or white?…Am I straight or gay?…”) e stupiscono nella parte centrale del pezzo la recita del Padrenostro e la sua decisa dichiarazione d’intenti (“I wish there were no black and white, I wish there were no rules”). Ancora tanto ritmo funky nell’indiavolata Sexuality, caratterizzata da un ritmo ossessivo e urli nel classico stile di Prince, oltre che per la tematica che unisce sessualità e politica ed è un invito alla passione carnale libera. Più dannatamente soul e carica di sensualità struggente è Do Me, Baby, con tanto di piano e sintetizzatori e il falsetto più intenso che mai del nostro. La canzone verrà riletta nel 1986 dalla cantante R&B Meli’sa Morgan e anche il suo album sarà intitolato così. Dalla fantasia onanista del funk-rock di Private Joy si passa alla rockeggiante e politicizzata Ronnie, Talk To Russia, in cui, in quasi due minuti di durata, il Folletto invita il presidente USA di allora, Ronald Reagan, a trattare con l’ex-Unione Sovietica affinchè si possa porre fine alle ostilità. Ancora energia funky nell’ipnotica Let’s Work, con basso slappato e brillante utilizzo dei sintetizzatori, mentre la politica torna in Annie Christian, brano rock con la voce di Prince più sul recitato, in cui condanna la protagonista della traccia, appunto Annie Christian, descritta come una seminatrice di paura e sangue, come l’Anticristo. Chiude il disco il pezzo più scabroso, Jack U Off, una sorta di rockabilly sintetico, un altro inno alla sessualità più salace, fantasiosa e senza freni.

Controversy otterrà la certificazione platino raggiungendo la terza posizione nella classifica Billboard degli album R&B e guadagnerà l’ottavo posto nel sondaggio musicale annuale Pazz & Jop, sui dischi più significativi del 1981. Forse l’utilizzo dei sintetizzatori, tipico del periodo, potrebbe renderlo un lavoro per certi versi datato, ma è comunque una chiara dimostrazione della creatività e della grande passione messa da Prince in ogni suo album e quindi può benissimo ritagliarsi uno spazio importante nella sua numerosa discografia. E quella del Folletto di Minneapolis è una discografia che è il frutto della sua infaticabilità e del suo grande stacanovismo artistico e ancora oggi possiamo dire che lui sia sempre qui con noi, a impartire lezioni di buona musica ai nuovi artisti soul-R&B e rock e a farci emozionare e scatenare grazie al suo ritmo adrenalinico e travolgente. Quindi, caro Prince, non possiamo fare altro che ringraziarti per tutto ciò che ci hai donato in musica, per non farci smettere di sognare! 

Francesco Favano 

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